Tag: USA

Abbandonato da Disney – Parte 4: Corruptus

Si conclude oggi la saga di Abbandonato da Disney con l’ultimo, grottesco capitolo, Corruptus. Riuscirà il protagonista a svelare cosa si cela nei parchi della Walt Disney, o soccomberà all’ira della multinazionale dei sogni?

Trovate gli altri capitoli creati da Slimebeast di Abandoned by Disney qui: parte 1, parte 2, parte 3.

Buona lettura!

 

 

 

Abbandonato da Disney – Parte 4: Corruptus

Se credi veramente in qualcosa, questo qualcosa può diventare tuo.

È così che sono stato condizionato a pensare. Credo sia principalmente un meccanismo difensivo per impedirci di sbranare i ricchi. Pensiamo tutti che un giorno o l’altro saremo facoltosi, se lo vogliamo abbastanza. Da quanto non si fa un bell’abbattimento delle classi agiate come si faceva ai vecchi tempi?

Forse non è stato il modo giusto per iniziare questo articolo del blog… Sono parecchio stanco, ma fanculo. Lo lascerò lì.

Corruptus.

Era questo l’oggetto di una email che ho ricevuto prima che il mio provider mi piantasse in asso. Il mio telefono si è brickato lo stesso giorno. Dannazione, penso sia successo nello stesso preciso momento, ma è difficile dirlo per certo, visto che ho provato a usarlo solo dopo che il mio portatile non è riuscito a connettersi.

Corruptus… Non avevo mai sentito questa parola, prima, e per essere onesti non sono neppure del tutto sicuro che SIA una parola. Potrebbe essere latino. Sembra latino. Non ho potuto cercarla, e questa è la prima volta che mi connetto ad internet dopo la mia inaspettata rimozione dalla rete.

Ho provato ad accedere alla biblioteca locale, comunque. La mia tessera è stata revocata… more non pagate per libri che non ho mai letto, né preso in prestito. Perlopiù materiale tendente al feticismo e libri di auto-aiuto per varie malattie mentali. Il tomo sulle armi di distruzione di massa, piuttosto dettagliato a quanto pare, sembrava essere la cosa che ha preoccupato di più il bibliotecario.

Mi sono aggirato per la biblioteca forse per mezz’ora, fino a quando qualcuno non ha lasciato incustodito un computer con l’accesso già effettuato. Quando sono andato a controllare le mie email, per scrivere un messaggio di reclamo su quanto era accaduto, anche quegli account erano spariti. Onestamente sono stato abbastanza idiota ad aspettarmi che quegli account ci fossero ancora.

Non c’è voluto molto prima che notassi la legittima utente del computer al banco informazioni, mentre indicava verso di me. Suppongo non fosse una fan dell’approccio diretto. Ero già fuori dalla porta prima che qualcuno potesse protestare seriamente.

Sono passati più di due anni da quando ho lasciato il Palazzo di Mowgli senza guardarmi indietro.

L’articolo originale del blog è scomparso e riapparso talmente tante volte… su talmente tanti siti diversi… che ricordo a malapena persino il primo posto dove ho tentato di pubblicarlo. Se avessi saputo quanto si sarebbe spinta avanti la cosa, non sono sicuro che avrei scritto quel resoconto impacciato e imperfetto di ciò che accadde. La pressione sarebbe stata troppo forte, e suppongo ci sia un certo livello di tranquillità nell’idea che nessuno leggerà la tua roba o le darà importanza.

Sembra che molti siti abbiano rimosso l’informazione, o su richiesta diretta da parte della Disney… oppure per conto proprio, temendo una rappresaglia. So di uno YouTuber molto popolare che ha rimosso le letture dei miei articoli dal suo canale. Si dice che qualcuno abbia minacciato di fargli causa, un qualche sedicente “autore della storia”. Cazzate. So per informazione diretta che lo YouTuber ha rimosso il video quando si è cagato sotto per la paura, dopo aver capito il collegamento tra Disney e la sua società.

Ho tentato di dare visibilità al mio blog After Abandoned per un po’. Non so quante persone là fuori abbiano visto i miei racconti su Room Zero, il Club 22 e così via. Quei racconti li trovate ancora in giro se li cercate bene… almeno al momento in cui vi scrivo.

Sì, il Club 22 esiste. No, non ho scritto male Club 33. Ho appreso in seguito, dalla stessa fonte, che c’è anche un Club 11, e probabilmente la perversione cresce con l’abbassarsi dei numeri. Ho sentito di un Club 00, ma non posso confermarlo con certezza. Non saprei neanche dire se sia collegato in qualche modo alla Room Zero.

Sì, sulla porta probabilmente c’era scritto Personaggi o Membri del cast invece di Mascotte. Lo so, lo so, vi ho sentiti tutti. Grazie mille per questo. Sono certo che la vostra memoria sia impeccabile quando siete in preda al terrore, vero?

In generale, sono contento che le mie parole abbiano avuto una diffusione così ampia… ma il lato negativo è che pochi di voi prendono questa cosa seriamente. Non lo ripeterò mai abbastanza… Treasure Island? Esiste. Gli Utilidors? Anche quelli sono reali. Solo perché non ho prove tangibili da mostrarvi, non significa che tutto questo sia solo “una storia figa”. Invece di sottolineare gli errori e fare giochi su quanto sarebbe stato forte essere nella mia situazione, forse le persone potrebbero iniziare a prendere questa cosa sul serio e cominciare a scavare un po’ più a fondo.

Oppure no?

Non lo so. Non voglio che questo diventi un’invettiva. Voglio restare concentrato e assicurarmi di pubblicare esattamente ciò che volevo rendere pubblico. Tutta la pressione… le persecuzioni, le chiamate al telefono, le finestre rotte… So che è tutto un piano per farmi impazzire. Vogliono confondermi, spaventarmi, e soprattutto vogliono che stia zitto.

C’è un gruppo di uomini e donne in abiti formali che vedo in giro di tanto in tanto. Qua e là. Li chiamo il Gruppo di Controllo, perché sbucano fuori con penne e blocchi per appunti, per prendere nota di tutto ciò che faccio. Hanno tutti gli stessi abiti, gli stessi occhiali da nerd con la montatura spessa, le stesse penne rosse che sembrano gridare proprio “ti teniamo d’occhio”.

La prima volta che li ho notati, mi stavano seguendo al centro commerciale. Ho girato in lungo e in largo, per essere CERTO che mi stessero seguendo… e lo stavano facendo, per tutto il percorso, ad ogni passo. Giorni dopo, li ho notati di nuovo attraverso la finestra della lavanderia self-service di fronte al mio nuovo appartamento.

Ne ho seguito uno, una volta. Quello trippone. È rimasto in silenzio durante l’intera caccia e anche durante la colluttazione che ne è seguita. Quando gli ho strappato di mano il blocco per appunti, ho visto solo pagine e pagine di assurde parole incomprensibili, scritte alla rinfusa e accompagnate da abbozzi della sagoma di Topolino. Tutto nello stesso inchiostro rosso.

So che sembra pazzesco affermare che un gruppo di uomini e donne in nero mi seguano e prendano appunti senza senso, ma penso che sia questo il punto. Penso che l’idea sia PROPRIO di farmi impazzire, e se non ci riescono voi penserete comunque che io sia fuori di testa anche solo per averlo detto.

È una guerra che non posso vincere.

Mi pentirò per tutta la vita di quella gita a Emerald Isle, ma d’altro canto sarò per sempre grato alle persone che sono venute dopo, anonime, per condividere le loro esperienze con me. Chiunque mi abbia spedito la cassetta dei suggerimenti proveniente dal parco divertimenti, è il mio eroe. Leggere ciò che ho scritto riguardo quel posto e affrontare comunque quell’avventura… wow. Non riesco a immaginare come ti sia sentito, chiunque tu sia. Hai lasciato persino il lucchetto arrugginito originale nella casella, per farmi sapere che era autentica. Fare tutto senza neanche dare uno sguardo all’interno per conto tuo, deve essere stato davvero difficile. Grazie.

In caso non lo aveste notato, sto trattando questo articolo come una sorta di ultima puntata. C’è un motivo per questo. Non so quanto a lungo riuscirò a mandare a monte i tentativi della Disney di farmi tacere, prima che venga intrapresa una qualche azione definitiva. Non ho dubbi che da qualche parte, in questo preciso momento, qualcuno stia usando la mia identità per commettere un crimine che mi screditi. O questo, oppure gli uomini in camice bianco stanno per mostrarmi una graziosa piccola cella imbottita. Non so cosa succederà, e questa è la parte peggiore, credo. Tutto ciò che so è che sta per succedere.

Quindi cos’è Corruptus? Beh, come ho detto era il titolo dell’email che ho ricevuto. Una di quelle che sono state presumibilmente cancellate insieme al mio account. Era vuota e sembrava esistere con l’unico scopo di far finire nelle mie mani un documento di testo allegato.

Purtroppo per i poteri forti… l’ho stampato immediatamente.

Almeno stavolta li ho fregati sul tempo. Giusto?

Avrei dovuto dirlo… ricordate quella biblioteca? Ho usato la loro fotocopiatrice per stampare qualche migliaio di duplicati di quella lettera. Alcune centinaia sono inchiodate in posti a caso, alcune centinaia sono state date a persone a caso, e il resto… lasciamo che sia una sorpresa. Provate a zittirmi ADESSO, stronzi.

Comunque, ecco la lettera. Parola per parola. Mi è arrivata da una fonte di cui non rivelerò l’indirizzo email… anche se suppongo che fosse un account fittizio.

Riassunto degli incidenti CORRUPTUS aggiornato a Gennaio 2015

Solo per uso d’ufficio. Questo messaggio contiene informazioni che potrebbero essere confidenziali o private, ovvero protette dal segreto professionale avvocato-cliente o dalla segretezza del materiale probatorio, inteso unicamente per l’uso da parte del/i destinatario/i menzionato/i sopra. Qualsiasi revisione, divulgazione, distribuzione, copia od utilizzo di queste informazioni da parte di altri soggetti è proibito. Se questo messaggio è stato ricevuto per errore e/o senza autorizzazione, si prega di contattare il mittente tramite risposta immediata e di cancellare il messaggio originale. Tutte le email inviate a questo indirizzo verranno recapitate al sistema di posta elettronica societario della Disney e sono soggette ad archiviazione e revisione ad opera di individui diversi dal destinatario. Qualsivoglia violazione del testo di questa dichiarazione di responsabilità verrà perseguita legalmente.

Si prega di fare riferimento alle linee guida ufficiali in relazione ai rapporti di incidente “noti” o “non confermati”. Rispettare le norme riguardanti le designazioni in corso e/o definitive.

 

Incidenti CORRUPTUS noti al Gennaio 2015 compreso

  • Treasure Island
    Estrema agitazione/attività inappropriata della popolazione di avvoltoi.
    Agitazione/inappropriata attività umana da lieve a moderata.
    CORRUPTUS risolto: Specie aviaria non identificata.
    Abbandonato. Definitivo.

 

  • Località turistica Disney’s Pop Century
    Oggetti mobili e collocati fuori posto.
    Anacronismi/errate collocazioni cronologiche.
    CORRUPTUS irrisolto: Entità errante.
    In corso.

 

  • Disney’s River County
    Infestazione da microorganismi.
    CORRUPTUS irrisolto: “Uomo Trasparente”, detto anche “Uomo GuardaOltre”, detto anche “Amichevole John”.
    Abbandonato. Definitivo.

 

  • ImageWorks: Laboratori What-If (2° Piano)
    Numerosi rapporti di persone scomparse riguardanti la Scuola di Recitazione di Dreamfinder.
    Decessi dovuti ai Pin Screen.
    Malori legati agli specchi vibranti.
    CORRUPTUS irrisolto: Installazione “Wily Wizard”.
    Abbandonato. Definitivo.

 

  • Mowgli’s Palace
    Allucinazioni uditive e/o visive.
    Oggetti mobili e collocati fuori posto.
    Agitazione/inappropriata attività umana da moderata a grave.
    CORRUPTUS irrisolto: Personaggio Inverso.
    Abbandonato. Definitivo.

 

  • The New Global Neighborhood
    CORRUPTUS risolto: Baco in Fibra Ottica (NGN C 1).
    CORRUPTUS risolto: Ululato Digitale (NGN C 2).
    Risolto. Riconvertito.

 

  • Room Zero
    Episodio improvviso di isterismo di massa.
    Allucinazioni uditive e/o visive.
    CORRUPTUS irrisolto: Sconosciuto.
    Sotto controllo. Definitivo.

Si prenda nota: Nara Dreamland non è un parco Disney ufficialmente autorizzato e nessuna informazione o risorsa dovrà essere condivisa con qualsiasi responsabile per tenere sotto controllo i suoi residenti.

Una lista completa di sospetti incidenti CORRUPTUS e di rapporti è disponibile su richiesta.

Mi ci sono volute alcune riletture prima che potessi far mente locale. Essenzialmente, se si desse credito al file allegato, allora gli eventi di cui sono stato testimone non erano parte di un incidente isolato. Gli eventi all’interno di Room Zero… i Gascots… sembrano tutti parte di un problema molto più grande.

Cos’è Corruptus?

Corruzione. Voglio dire, non ho bisogno di cercare su Google Translate per questo, anche se io sentissi di POTER fare una pausa durante la scrittura senza correre il rischio che qualcuno mi trovi e mi disconnetta in qualunque momento.

Corruzione di cosa? Sogni? Idee? Desideri?

Non sono mai stato un uomo religioso, ma sono stato costretto a fare catechismo fin troppe volte per non sapere dei Vitelli d’oro. Falsi dei creati dall’uomo… icone, immagini scolpite…

Personaggi. Mascotte.

Se credete in qualche modo alla Bibbia, e io non sono sicuro di crederci, specialmente dopo quello che ho visto… allora forse Dio non era arrabbiato perché le persone veneravano altre cose. Forse aveva paura. Forse, se abbastanza persone credono a qualcosa con sufficiente intensità, c’è una possibilità che questo qualcosa diventi reale. Siccome siamo esseri imperfetti per natura, questo significa che c’è una buona probabilità che una cosa simile si corrompa.

Se ci pensate, i film di animazione della Disney hanno sempre avuto un messaggio primario.

Se ci credi, batti le mani; non far morire Campanellino. Quando esprimi un desiderio guardando una stella… tutto ciò che il tuo cuore desidera…

Alle persone piace riempirsi la bocca con assurdi collegamenti tra Disney ed il satanismo, ma sono tutte scemenze. Ne sono convinto anche adesso. Penso che abbiano cercato di creare il loro Vitello d’oro… un Dio-Idolo in cui tutti credono… uno che tutti amano… È quasi come se qualsiasi sogno o idea che sia condivisa da abbastanza cuori e menti umane abbia una concreta possibilità di venire al mondo.

Le creature… se ne esistono altre oltre a quelle che ho visto con i miei occhi… Penso che siano prototipi interrotti e deformi. Manifestazioni casuali di una qualche inquantificabile non-vita oscura che si è infiltrata nel nostro mondo reale. Sono errori della realtà. Aborti cosmici.

I Corrotti.

In Emerald Isle, non erano tutti terrorizzati dal Palazzo di Mowgli? Quanto era potente la paura di una guerra nucleare il giorno che la Room Zero si è riempita? Se si vogliono trovare i Gascots e le voci misteriose, quella ricerca non fa forse emergere esattamente ciò che si sta cercando?

Quanti bambini sono rimasti delusi, confusi, o segnati a vita quando hanno visto Topolino decapitato?

Ci sono domande a cui non riuscirò mai a rispondere. Non so se qualcuno può farlo. Sinceramente, questa sarà probabilmente l’ultima volta che vi racconto della Disney e di tutto ciò che so. Mi dispiace davvero, soprattutto perché c’è ancora molto da dire… voci non confermate, documenti e oggetti che ho ricevuto che ora sembrano spariti per sempre…

Pensavo che stessero solo cercando di tenere sotto controllo quel costume da Topolino. Pensavo che fosse questo il motivo per cui hanno agito in maniera diversa dall’ordinario per tenere il pubblico all’oscuro di tutto. Che fosse questo il motivo per cui hanno usato la coercizione e la prepotenza per raggiungere i loro scopi.

Ora ho capito che mi sbagliavo.

Sin dall’inizio.

Non volevano che qualcosa come QUESTO venisse fuori.

Auguro a tutti voi buona fortuna, e so che ho bisogno dello stesso augurio da parte vostra.

Grazie.

 

Di più

Abbandonato da Disney – Parte 3

Torna la saga Abandoned by Disney (Abbandonato da Disney), con un nuovo, inquietante, terzo capitolo. Pubblicata per la prima volta su Slimebeast, narra di una stanza segreta nascosta sotto Disneyland e di inquietanti mostri nascosti sotto le maschere dei vostri cartoni animati preferiti

Se vi siete persi le storie precedenti, trovate qui la prima parte e qui la seconda.

Buona lettura!

 

 

Abbandonato da Disney – Parte 3

La mia storia

È passato un po’ da quando ho scritto tutto ciò che riguarda la Disney Corporation, e sono sicuro che si può anche capire il perché. Sono accadute molte cose dal mio ultimo post. Ho ricevuto un sacco di domande e preoccupazioni da persone che hanno letto il mio resoconto in prima persona al Palazzo di Mowgli… Un resort che è stato costruito e abbandonato dalla Disney. Voglio ringraziare tutti coloro che hanno condiviso il mio post. È stato eliminato da alcuni siti, per lo più aziendali che sono facilmente controllabili da un potere più grande. Tuttavia, per ogni topic censurato o blog eliminato, sembra che ne siano spuntati un centinaio in più.

Questo è qualcosa che dovranno affrontare. Non c’è modo di tornare indietro, per loro… e nemmeno per me…

Sono sicuro che mi stiano pedinando. Inizialmente, per uno o due mesi, davo la colpa alla paranoia. Ogni sguardo casuale o mezzo sorriso diretto verso me, mi mettevano in agitazione, nel senso, i peli del collo si rizzavano e tutti gli altri sintomi. Il primo, o meglio, il primo che sono stato effettivamente in grado di individuare, era un operatore telefonico che girava intorno al mio complesso residenziale. Era un uomo sulla cinquantina, pallido e vestito come ci si aspetterebbe, ma c’era qualcosa di strano in lui. Non capivo cosa, ma sapevo che non era frutto della mia immaginazione. Era strano, fuori posto, non sembrava qualcuno che fosse abituato a compiere la sua routine lavorativa. L’ho seguito fino ad un angolo, per poi perderlo. Quando mi voltai per tornare a casa, eccolo lì. Mi guardava fisso ed era ad una decina di metri dietro di me. Inespressivo e freddo.

“Stai esplorando?” mi chiese. Questo era tutto quello che disse, e c’era un tono accusatorio nella sua voce.

Ditemi adesso se questo è un comportamento normale per un operaio addetto ai telefoni?

Direi che è questa la parte peggiore. Non sentirsi mai al sicuro. Non sentirsi mai soli. Questo, e i gadget Disney occasionalmente lasciati in qualche posto per farmeli trovare. Pupazzetti di gomma di Topolino nella mia cassetta delle lettere, una rivista “Disney Adventures” nella mia libreria. Nascondono piccoli disegni di Topolino ovunque. Tre cerchi, uno grande, due piccoli, che formerebbero la sagoma della testa del famoso topo.

Ho iniziato a scrivere un elenco aggiornato delle sagome di Topolino che ho trovato.

Tazze di caffè che lasciano macchie circolari sul mio tavolino, una grande e due piccole. Bottiglie di vetro colorate lasciate sulla soglia di casa, che viste dall’alto formano la testa di Topolino (tutte rosse). Graffiti sul muro lungo la strada che porta al lavoro, che rappresentano un’enorme Terra, un piccolo Sole e una piccola Luna nelle posizioni giuste per formare le orecchie di Topolino.

Sono ovunque.

Alcune persone mi hanno inviato email al riguardo. Se ripubblicherete qualsiasi cosa che io scriva, incomincerete a trovare quelle fottute sagome. Ve lo garantisco. Il migliore in assoluto, quello che mi ha fatto davvero ridere per l’orrore di tutto ciò, era un disegno in gesso vicino alla mia macchina. Sono rimasto sconcertato in un primo momento e ho attraversato a piedi il garage, tenendo d’occhio le persone che mi seguivano. Il contorno sembrava la copia identica di… beh, una “sagoma della vittima di un omicidio”, probabilmente vi risulterà familiare se avete letto i miei post precedenti. Scritta in vernice gialla… sono sicuro che fosse vernice… c’era una sola parola.

“RITRATTA”

 

Le testimonianze

L’unica cosa buona che è venuta fuori da tutto questo è che so di non essere l’unico che ha visto qualcosa che non doveva vedere.

Non ho intenzione di dire i loro nomi, perché… beh, se devo dirvi perché, non avete fatto attenzione a ciò che ho scritto.

 

Ricercatore

“Ricercatore” va ai parchi Disney ogni volta che può, durante tutto l’anno. Non ci va per divertirsi, per godersi le giostre, etc.

Ma perché lui sta cercando i Gascots.

A quanto pare, c’è una lunga tradizione di persone che riferiscono di aver visto strani clienti in tutto il parco. Fissano silenziosi, immobili, clienti di ogni età, forma e dimensione. Uomini e donne, adulti, bambini e ragazzi. Indossano tutti maschere antigas a tema Disney. A quanto pare, la Disney avrebbe ricevuto tonnellate di lamentele a proposito di persone “vestite in modo strano” che seguivano altri in tutto il parco. Gente che poi si mischia con la folla e scompare. In seguito, le maschere antigas indussero la gente a trarre altre conclusioni, e iniziarono a circolare reclami di “possibili terroristi” e “bombaroli”.

Tutti questi reclami, molto probabilmente, sono andati a finire dritti nel cestino. So di non poter trovare alcun segno di tali avvenimenti riportato dai media (anche se dovreste aver capito che la Disney può tranquillamente controllare la stampa come nessun altro). Ricercatore va ai parchi, parla con alcune persone, e cerca di non attirare l’attenzione su di sé. Di solito si limita a chiedere a tre o quattro famiglie se hanno visto “il suo amico”, che indossa una “maschera buffa”. Deve ancora vedere un gascot dal vivo… anche se in un’occasione, un bambino gli indicò di andare a Frontier town. Mentre correva tra la folla, sentì davanti a sé una voce che diceva “Mamma! Voglio anch’io una maschera per l’aria di Pippo!”

 

Bagnino

Un amico che chiamerò “Bagnino” ha lavorato in un parco acquatico Disney dal 2001 al 2003. Stava in cima a un enorme scivolo acquatico e faceva in modo che nessuno dei bambini facesse troppo chiasso. Faceva passare i ragazzi attraverso il tubo, una alla volta, dicendo loro più e più volte di stare attenti, di mantenere le braccia dentro lo scivolo, e così via.

Un giorno, come egli racconta, un bambino grasso entrò nel tubo e non uscì dall’altra estremità.

Inviò due o tre bambini dopo, il tutto a una velocità costante, così naturalmente vi aspetterete che, se il bambino grasso fosse stato bloccato, i ragazzi che lo seguirono sarebbero rimasti bloccati a loro volta. Non fu così. Solo il bambino grasso scomparve. Tutti gli altri vennero fuori dall’altra parte, finendo in acqua e spruzzandola ovunque come se niente fosse. Bagnino chiuse lo scivolo, a discapito del fatto che ci fossero dei bambini in attesa. Prima che potesse avviare una delle rigorose procedure di sicurezza della Disney… SPLASH… il bimbo grasso venne finalmente fuori.

I membri del personale tirarono fuori il bambino dall’acqua. Affondò come un sasso quando arrivò nella vasca, la sua pelle era blu e gli occhi spalancati. Tutto quello che diceva era “Bambini senza faccia” e “Smettetela di stringere”. Il ragazzo stava bene, nel caso in cui ve lo stiate chiedendo. Fu trasportato in infermeria. Quando a Bagnino fu ordinato di riaprire lo scivolo, si lamentò del fatto che chiaramente non fosse sicuro. Nonostante le sue lamentele, fu minacciato di licenziamento e malvolentieri riaprì lo scivolo. Da quel momento in poi, sorvegliò più attentamente i bambini. Ogni tanto, uscivano nell’ordine sbagliato… mai storditi quanto il ragazzo grasso, ma sempre con un vago sguardo di preoccupazione… un mezzo intontimento insonnolito, come se stessero cercando di capire cosa fosse reale.

Semplicemente, mandavano giù acqua e soffocavano un po’… per poi non tornare mai più sullo scivolo.

Ho letto i suoi messaggi di posta elettronica con lo stesso tipo di disagio che potreste sentire voi in questo momento. Ho voluto condividere la sua storia, ma alla fine non ha voluto svelare la sua identità. Non posso dargli torto.

 

Biancaneve

“Biancaneve”, che non era il ruolo che recitava davvero, era un “personaggio” all’interno del parco. Aveva un “chicca” da raccontarmi. Sapete cosa succede quando un dipendente in maschera muore all’improvviso nel suo costume? Tipo, un secondo prima si sta facendo una foto con il piccolo Jimmy, e un secondo dopo ha avuto un ictus fatale?

Una seconda mascotte in costume nella zona ha il compito di sedersi con il cadavere su un marciapiede o su una panchina e aspettare un “Ripulitore” incaricato, che arrivi e porti via il corpo in modo discreto. Per tutto il tempo, i clienti non sospettano di essere seduti vicino a un morto per farsi delle foto.

Sentitevi liberi di controllare i vostri album fotografici, a questo punto.

 

Custode

Quello era brutto, ma un altro amico, “Custode”, le supera tutte nella classifica dei fatti raccapriccianti.

Disney World (come probabilmente altri) è costruito sopra una serie di tunnel sotterranei, che iniziano da appena sotto i vostri piedi. Tre piani di estensione. Qualsiasi cosa tu possa immaginare si trova laggiù, per l’utilizzo da parte dei dipendenti. Si chiamano Utilidors, dall’inglese “Utility Corridors”, corridoi di servizio.

In sostanza, questo è il motivo per cui non si vedono personaggi fuori posto o inservienti vagare per il parco. Essi entrano ed escono da porte segrete, e si spostano tramite una città nascosta sopra la quale state camminando. Custode mi ha detto qualcosa che potrebbe essere già risaputo, ma che per me è stato comunque qualcosa di nuovo. Walt Disney aveva diversi appartamenti costruiti nei suoi parchi. Ce n’è uno sopra il Castello di Cenerentola… un altro nella giostra Pirati dei Caraibi. Sono dappertutto. In più, ci sono locali notturni, un cinema, una pista da bowling, e molto altro. Tutto dietro a delle porte costruite in stravaganti facciate davanti alle quali si passa senza nemmeno dare una seconda occhiata.

Il Club 22 è una di queste zone nascoste. Se hai abbastanza soldi per entrare in questo club esclusivo (e non li hai), allora potrai accedere ad esso e molto più.

Il Club 22 è un luogo dove tutto è permesso. Disney Co. chiama questi luoghi “zone oscure”. Posti in cui la simpatica e innocente faccia di Topolino lascia spazio ad alcol, droga, e, sì, pure sesso. Al contrario, il resto del parco è chiamata “Zona Luminosa”, con in mezzo qualche “utilidors” dette “Zone grigie”. Per quanto mi ha riferito Custode, non è stato sempre così. Si è trattato più che altro di un lento declino e di un graduale allentamento delle norme sociali all’interno di quel gruppo d’elite.

La ragione per cui sa tutto questo? Forse avete già indovinato – lo ripuliva.

Dopo un lungo controllo dei precedenti e una specie di contratto di non divulgazione, Custode, da guardiano del parco, divenne uno degli addetti alla pulizia della Zona Oscura. Ora, prima ancora che voi immaginiate qualche “sacrificio umano” da riti satanici, vi dico che Custode non ha visto niente del genere. Un sacco di bottiglie di alcolici vuote? Sì. Preservativi usati sparsi come palloncini sgonfi a Capodanno? Oh sì. Ha ripulito la sua parte di sangue, piscio e vomito, ma ciò era causato dal comportamento sregolato dei membri e non per via di un qualche strano rito. Almeno è così che lo vede lui, ora, in retrospettiva. Tutta quella spazzatura e quella merda profana finiva bruciata in un forno e si mescolava con il fumo emesso dal comignolo di un pittoresco cottage.

Se sei stato a Disney World, hai respirato peccato ultra-condensato.

 

Martello

A sostegno di queste informazioni c’è stato “Martello”. Martello mi ha scritto alla vecchia maniera, anche se non so come abbia trovato il mio indirizzo di casa. Mi ha mandato fotocopie di documenti di lavoro che provano che egli abbia lavorato lì, con l’istruzione di bruciarli dopo essermene convinto.

Cosa che ho fatto volentieri.

Martello ha lavorato al parco di Disney World, facendo demolizioni e costruzioni. A un certo punto, si è avvicinato a un superiore per parlargli di alcuni strani piani di costruzione. C’era un’ampia area rettangolare sulla mappa, delle dimensioni di un supermercato. L’area è stata lasciata senza nome, e sopra c’era soltanto la scritta “NON SCAVARE”. Non solo il suo superiore ne era all’oscuro, ma era all’oscuro strafottutamente volutamente. Non voleva parlarne, non voleva saperne, e la conversazione si concluse con “questo spazio è lasciato vuoto intenzionalmente”.

Martello non lo capiva. La zona sembrava uno spreco di spazio, ed era in diretto contrasto con gli ordini che erano stati dati alla sua squadra. Incominciò a sondare intorno a quella zona durante il suo tempo libero, trovando solo una porta d’acciaio abbandonata e, dietro, un vasto stanzone di cemento. Era un pavimento di cemento, grigio, grande come un supermercato.

Poco dopo, Martello iniziò a vedere gascot in mezzo alla folla.

A differenza di tutti gli altri resoconti, quelle persone… quelle cose… stavano in piena vista del ragazzo. Si raggruppavano in lontananza o si premevano contro un muro quando lui svoltava un angolo. Ha detto che “si muovevano in modo strano”, come se fossero deboli o feriti… come un cervo che è stato colpito da un cacciatore e non può più fuggire.

Le maschere antigas… i volti dei personaggi Disney muniti di filtri… notò che sembravano bagnate al loro interno, come la condensa che si forma sui finestrini di un’automobile. Piccole goccioline d’acqua scintillavano dietro il vetro, rendendo impossibile per chiunque di loro vedere davvero. Indagando ulteriormente, Martello iniziò a fare domande a tutti coloro che avevano lavorato nel parco almeno negli ultimi dieci anni.

Continuava a trovare vicoli ciechi, fino a che non fu indirizzato da Ida, una donna anziana che lavorava in un ristorante sulla Main Street. Lei era in zona da parecchio tempo e, anche se nessuno aveva le palle per chiederglielo, tutti sapevano che aveva un sacco di storie terribili da raccontare.

 

La storia di Ida

Martello le fece domande sullo spazio vuoto, poi sui clienti con la maschera antigas, e in un primo momento pensò che avrebbe ricevuto le stesse non-risposte che aveva ricevuto fino ad allora. Lei era silenziosa. Stranamente silenziosa.

“Room Zero.”

Gracchiò lei e pose una sola mano tremante sulla guancia, come se fosse una bambina che teme la punizione da parte del padre. Non rivolse lo sguardo verso l’uomo per l’intera conversazione.

Room Zero, come si scoprì, era un’altra stanza nascosta, proprio come gli appartamenti e il Club 22. Tuttavia, la sua vastità e la sua posizione in profondità sotto il parco la distinguevano da tutte le altre zone oscure “dei divertimenti”.

Era un rifugio antiaereo.

Room Zero è stata costruita per resistere a un attacco massiccio, fosse esso condotto da nemici stranieri o nazionali. Room Zero doveva essere rifornita con abbastanza razioni di cibo da nutrire il numero medio di clienti dell’intero parco in qualsiasi momento, e ospitava una sontuosa “Panic Room”, più piccola, riservata ai gradi alti della Disney. Durante la seconda guerra mondiale, delle maschere antigas ufficiali della Disney sono state effettivamente prodotte per i bambini, per indossarle in caso di un attacco. L’idea era che sarebbe stato meno spaventose per i bambini se, sopra un dispositivo di sicurezza bellico, ci fosse stata stampata la faccia di Topolino.

Sì, capisco gli ovvi problemi con tutto ciò.

Durante la Guerra fredda negli anni ‘60, quando è stato costruito Disney World, Room Zero era fornita di maschere simili. Che si curassero delle paure dei bambini, o che fosse solo per delle insensibili regole di mercato, quegli affari finirono laggiù. In più, qualche genio ha pensato che allora i bambini sarebbero stati spaventati dalle maschere antigas normali indossate dai loro genitori… e così tutte le maschere, per adulti e bambini, sono state fatte seguendo questo folle piano.

Ida l’ha descritto come “Curare una ferita con succo di limone.”

Niente di tutto questo spiegava cosa Martello avesse visto, però. Non solo le apparizioni quasi soprannaturali, ma anche la camera vuota.

“Ci sono stato dentro,” spiegò lui, “Non c’è niente oltre un pavimento di cemento e quattro mura.”

“No,” Ida scosse la testa e si coprì la bocca, soffocando un singhiozzo, “Sei stato sopra Room Zero.”

Qualcuno o qualcosa fece scattare l’allarme, un giorno, quando il parco era pieno. L’avvertimento era chiaro. Si supponeva fosse un attacco aereo. La sicurezza condusse tutti giù, giù, giù nel tremendo rifugio. Lì, fu ordinato di indossare le maschera e accovacciarsi per la durata dell’assalto. Tutto fu tranquillo per circa trenta minuti, salvo per i bambini che piangevano e i bisbigli spaventati. Nessuno voleva morire, e quindi erano grati in un certo senso, per questa strana misura di sicurezza.

Poi, il primo grido risuonò.

“Hey!” gridò un uomo, “smettila di pizzicarmi!”

Ondate di grida e gemiti si sparsero per tutta la folla, da una parete all’altra, avanti e indietro.

“Chi sta correndo? Calmatevi!” qualcuno gridò.

“Chi ride? Questo non è divertente!”

“Ahi! Chi mi ha schiacciato il piede?!”

Nonostante le sollecitazioni da parte delle guardie di sicurezza per calmarsi e mantenere il sangue freddo, la folla diventava sempre più agitata fino a quando, alla fine, dopo quasi un’ora di follia… Le luci tremolarono…

Poi si spensero.

Quello che seguì potrebbe essere descritto solo come puro e semplice caos. Nel buio, si sentivano solo i lamenti dei bambini e le grida angosciate di adulti, in una massiccio e assordante frastuono che faceva sanguinare le orecchie a tutti quelli che erano all’interno di quella cassa di risonanza nera. Un gruppo di membri del personale e alcuni clienti uscirono dalla porta, pronti ad affrontare la guerra all’esterno piuttosto che la follia all’interno. Ciò che trovarono, naturalmente, era un desolato parco a tema, ancora intatto. La musica continuava a suonare, riecheggiando attraverso le città delle fiabe silenziose. Ritornati a Room Zero, i pochi che si trovavano in cima alle scale d’acciaio, che conducevano giù nel buio pesto, non sentivano alcun segno del caos di là sotto. C’era solo silenzio. Ida scese quelle scale, nonostante le richieste imploranti di chi rimase sopra. Raggiunse le porte blindate, ora era di nuovo immersa nelle tenebre e udiva soltanto un ronzio nelle orecchie. Una singola voce uscì dal’oscurità. L’eco rendeva impossibile dire se la voce dell’essere misterioso provenisse dal fondo del rifugio antiaereo, o se provenisse direttamente da davanti la sua faccia.

Disse: “Chiudi la porta, cara. Stai facendo uscire il freddo.”

Presa dal terrore, fece quello che la voce ordinò. In pochi giorni, l’intera struttura… il rifugio, le scale… tutto quanto fu ricoperto da vari metri cubi di cemento. I sistemi d’aerazione e i generatori al di sopra del soffitto furono rimossi, creando il grande spazio vuoto.

“Sono ancora tutti lì.” ha detto Ida a Martello, “Laggiù con quella cosa, qualunque cosa fosse.”

Potreste aver notato che ho usato il vero nome di Ida. Purtroppo, la donna è deceduta poco dopo aver raccontato la sua storia. Caduta accidentale, a quanto pare, dopo essersi alzata dal letto per accendere la luce.

“Talmente devota alla Disney,” il giornale riferiva, “che tutta la sua camera da letto era ricoperta da sagome di Topolino.”

 

Di più

Non vorrei mai far parte di un club che accettasse tra i suoi soci uno come me.

Groucho Marx

Groucho Marx, nome d’arte di Julius Henry Marx (New York, 2 ottobre 1890 – Los Angeles, 19 agosto 1977), è stato un attore, comico e scrittore statunitense.

Di più

Le orme del diavolo del Devon

Una mattina del 1855 i bambini dell’estuario dell’Exe, nel Devon, Inghilterra, si divertono a cercare le impronte lasciate dagli animali sulla soffice neve che ha ammantato la zona nella notte. Riconoscono quelle del gatto della vicina, del cane randagio che bazzica la zona, ma rimangono perplessi di fronte a delle impronte particolari. Sono grosse, nitide, profonde diversi centimetri e, sopratutto, a lasciarle è stato il diavolo in persona.

 

Nella notte tra l’8 ed il 9 febbraio 1855, a seguito di una forte nevicata che ha colpito il Devonshire, appare nitidamente nel candore del paesaggio rurale un’infinita serie di impronte, lunga centinaia di chilometri, che attraversa praticamente tutta la regione. Le orme misurano circa 10 cm in lunghezza, con una falcata di 40 cm, e si estendono per 160 km (o 60, a seconda delle fonti). La misteriosa figura che le ha lasciate ha attraversato campagne, guadato fiumi, affrontato laghi ghiacciati ed ha abilmente saltato da un tetto all’altro; in alcuni casi sembra abbia anche fatto visita ad alcune famiglie, scendendo lungo canne fumarie larghe solo pochi centimetri.

PANICO CAUSATO DALL’APPARIZIONE DEL DIAVOLO NEL DEVONSHIRE

Sono apparse mercoledì notte, a seguito di un’abbondante nevicata nei pressi dell’Exe nel Devon meridionale. Il mattino seguente gli abitanti hanno trovato le orme di un misterioso animale dotato certamente del potere dell’ubiquità, dato che sono state scoperte in posti normalmente inaccessibili – dai tetti delle case alle cime di alte mura, dai giardini ai cortili, radenti alle pareti così come in aperta campagna. – Estratto da Bell’s Life in Sydney and Sporting Reviewer, 26 maggio 1855

Il Diavolo, a quanto sembra, si è fermato anche dinnanzi alle porte di alcune dimore, senza però entrare. Qualcuno dice che il principe del male sia giunto tra i vivi alla ricerca di peccatori da trascinare con sé negli inferi; in molti hanno abbandonato per paura le proprie case, ritenendole maledette, senza farvi più ritorno.

 

 

Nonostante l’intervento di esimi personaggi dell’epoca, quali il reverendo Henry Thomas Ellacombe, ed il ricercatore contemporaneo Mike Dash, l’enigma delle orme del diavolo del Devon non trova soluzione.

 

Teorie

Il canguro

Sebbene a prima vista possa sembrare una teoria campata in aria, da uno zoo privato della zona è da poco fuggito un canguro. Le orme sono parzialmente compatibili con quelle dell’animale.

Il tasso

In alcune circostanze il tasso può camminare anche su due zampe. È impensabile, però, che sia stato in grado di camminare così per oltre cento chilometri – in una sola notte, per giunta.

Il pallone aerostatico

Il sempreverde pallone aerostatico, spiegazione tanto razionale quanto infelicemente poco plausibile di ogni avvistamento UFO che si rispetti, fa la sua comparsa anche in questo caso. In avaria, la sua ancora avrebbe potuto lasciare segni riconducibili a quelli nella neve del Devonshire, spiegando così sia il lungo percorso che il moto irregolare sulla terra come sui tetti delle case. Peccato però, che avrebbe finito la sua corsa impigliato in un albero o in traliccio, finendo per essere facilmente ritrovato – cosa che non è avvenuta.

L’animale misterioso

Che sia stato un animale sconosciuto a lasciare nella neve fresca del Devon? Un animale capace di saltare sui tetti, nuotare nell’acqua gelata, correre per oltre cento chilometri forse non esiste, se non nella nostra fantasia.

 

Avvistamenti recenti

Sembra che il diavolo sia tornato a farci visita da poco. Nel 2009 una donna residente nel Devonshire settentrionale ha scoperto nel giardino di casa impronte simili a quelle trovate nell’avvistamento del 1855. A forma di zoccoli, sono un po’ più piccole delle precedenti. Anche in questo caso non vi è una spiegazione certa del mistero.

 

Le Ciampate del diavolo in Italia

Un caso di impronte del diavolo è ben visibile in Italia, nello specifico nella località Foresta del comune di Tora e Picilli, nei pressi del Vulcano di Roccamonfina. Le Ciampate del diavolo rappresentano tre percorsi ben distinti lasciati da quello che a prima vista sembrerebbe essere un demone: orme così profonde lasciate nella dura roccia di sicuro non sono di questo mondo. Sebbene presenti da sempre nel folklore casertano, il loro primo vero studio ha avuto luogo solo nel 2003 da parte del professor Paolo Mietto dell’Università di Padova. L’analisi ha rivelato che si trattano, più banalmente, di impronte lasciate da tre nostri antichi antenati Homo heidelbergensis, vissuti circa 350.000 anni fa. I soggetti devono aver sceso il fianco del vulcano quando la colata di lava era in fase di raffreddamento, imprimendo così la loro firma nella storia e nella fantasia dei millenni a seguire.

 

 

A chi appartengono le orme del diavolo del Devon?

Mostra i risultati

Loading ... Loading ...
Di più

Duke il cane eletto sindaco – Di nuovo

Chelsea Lauren

Si dice spesso che qui in Italia abbiamo un sacco di politici cani. Negli USA hanno un cane politico, rieletto da poco sindaco per la terza volta. 😀

Siamo a Cormorant Township, in Minnesota, USA, un paese di un migliaio di anime imperlato da decine di laghi e bacini. La settimana scorsa si sono svolte le elezioni per il nuovo sindaco, ed a vincere, per la terza volta di fila, è stato Duke, 9 anni, un cane dei Pirenei.

È l’unico cane eletto sindaco negli Stati Uniti! – Becky Ulven, cittadino di Cormorant

Duke è stato eletto con la totalità dei voti, tranne uno, che è andato alla sua diretta sfidante, Lassie. La sua fidanzata.

Sebbene possa sembrare una notizia di poco conto, l’eco generata ha portato un incremento del turismo nella cittadina ed una straordinaria visibilità mediatica; inoltre Duke è, a detta di tutti, un esempio di lealtà e saggezza, inspiratore della brava gente di Cormorant.

Non si tratta però del primo caso di animale eletto sindaco.

Rabbit Hash dal 1999 si avvicendano solo sindaci cani, a partire da Goofy, seguito da Junior ed infine Lucy Lou, una splendida quanto capace border collie.

Lajitas il primo cittadino è stato per diversi anni Clay Henry III, una capra alcolizzata. Nonostante il vizio di bere troppa birra ha sempre rivestito onorevolmente la sua carica.

Sunol a governare la città è stato invece il meticcio Bosco Ramos, incrocio tra un labrador ed un rottweiler, a dimostrazione che anche chi ha umili origini può puntare in alto se crede in sé stesso. Per il suo impegno nel ricostruire il paese a seguito di un violento incendio, è stata eretta una statua a lui dedicata.

 

 

Inusuale la vittoria alle comunali di April la mucca, nella cittadina di Eastsound, passata a miglior vita pochi mesi fa.

L’ultimo animale ad aver ricoperto la carica di primo cittadino è di Talkeetna, dove non apprezzano né i cani né i topi; il sindaco è Stubbs, un gatto. Con le sue nove vite si prospetta avrà il mandato più lungo di sempre.

Di più

The Witch – Trama e teorie

Un po’ The Village, un po’ Picnic ad Hanging Rock, The Witch, opera prima di Robert Eggers, è prima di tutto un racconto. Una storia che mescola sapientemente folklore, religione (leggasi fanatismo), natura (quella che non ha pietà), ed una famiglia di esuli abbandonati a loro stessi.

La strega, quella che da il titolo al film, la vediamo praticamente subito. Poco dopo il prologo. E ci si aspetterebbe il classico film con la bellissima di turno che si tramuta nella solita vecchia malvagia ed incartapecorita, sconfitta solitamente da un prode avventuriero.

E invece no.

In questa storia niente va come deve andare. I personaggi cominciano a dire cose strane, gli animali si comportano in modo strano, gli eventi prendono una piega strana. Qui tutto è strano.

I gemellini giocano sempre con un nero caprone, Black Phillip, che a dir loro sembra parlargli. C’è un coniglio foriero di sventura che si palesa sempre nei momenti più infausti. C’è un corvo assetato di sangue e latte che non la smette di allungare la sua nera ombra sulla famiglia inerme. C’è un bosco dove sorge la casa di una strega ancella del demonio.

O forse no.

 

 

The Witch – Trama

New England, 1630 circa. Un uomo del Lancashire di nome William è stato appena bandito da una comunità puritana ed è costretto ad abbandonare il villaggio insieme alla sua famiglia – la moglie Katherine, l’adolescente figlia Thomasin, il figlio minore Caleb ed i due gemellini MercyJonas –  a causa di dissensi di ordine religioso. I sei sventurati, sorretti dalla fede, riescono a costruire una fattoria e ad arare un campo di granturco; la vita sembra arridergli quando nasce il piccolo Samuel, la cui venuta è vista come un segno del Signore misericordioso.

Affidato alle cure di Katherine, un giorno la ragazzina porta Samuel al limitar del bosco e, in un attimo di distrazione, che dura letteralmente un battito di ciglia, il neonato svanisce nel nulla, forse rapito da una strega che dimora le fronde degli alberi.

 

 

 

The VVitch

The Witch è una storia, ed il sottotitolo originale del film, A New-England Folktale, tradotto orrendamente in italiano con Vuoi ascoltare una favola? – roba da appendere gli addetti al marketing per i pollici e lasciarli divorare dai corvi – ce lo ricorda ad ogni fotogramma. Una storia tratta da diari e cronache originali, che ci mostrano non quello che è, ma quello che sembra essere. La realtà non per quella che dovrebbe essere, ma per quella che appare.

La Storia, quella che ci insegnano a scuola, dice molto semplicemente che i coloni inglesi sono arrivati nel nuovo continente carichi di buoni propositi, hanno convertito gli indigeni locali ed hanno innalzato l’america alla luce del Signore. Stop. In realtà le cose sono andate diversamente. Male. E sin dal principio. Si tratta di estremisti religiosi (leggasi nuovamente fanatici) che attraversano migliaia di miglia d’oceano, migliaia di miglia di niente, per approdare in una terra aliena, in cui non sono benvoluti.

Il problema però non sono tanto le popolazioni locali – nel film all’inizio si vedono chiaramente tre indiani Wampanoag integrati con la comunità religiosa – né tanto meno la natura selvaggia.

Il vero nemico è la solitudine.

Quel senso di abbandono che attanaglia ogni villaggio, unico baluardo dell’essere umano per centinaia di chilometri. L’essere stranieri in terra straniera, con Dio come unica salvezza e senso di una vita votata all’austerità e alle privazioni. Poi qualcosa scatta, la fede viene meno, ed il sonno della ragione genera mostri.

La famiglia, tra accuse ed atti di stregoneria, si sbriciola dalle fondamenta. Il capofamiglia William è un colono fallito, un padre fallito, un marito fallito, un cacciatore fallito ed un agricoltore fallito. Non che non ci metta la buona volontà, semplicemente ogni cosa che fa si tramuta in cenere. Thomasin sta cominciando a sbocciare, con quella sensualità appena accennata, candida, tipica dell’adolescenza. I gemellini sono due esseri amorfi, infagottati in decine di panni per farli stare al caldo, e per un nonnulla ridono (ghignano). Troppo. Ridono sempre. Come un trapano che ti fora il cervello, come unghie sulla lavagna. Caleb viene colpito da una strana febbre – un maleficio, forse? – che lo fiacca lentamente nello spirito e nel corpo.

La scena del suo delirio sul letto di morte è quanto di più inquietante abbia mai visto in un film.

Davvero.

 

 

Teorie e considerazioni

Se non avete ancora visto il film evitate di leggere queste righe.

Le teorie su ciò che accade nel film sono sostanzialmente due. Nella prima, quella razionale, tutto viene spiegato con la muffa del mais, come suggerito in molti punti della pellicola. Si tratta di un potente allucinogeno, così che quella che abbiamo visto non è la storia com’è andata ma come l’hanno vissuta i protagonisti. Quello che vediamo non è mai successo, e nulla è mai stato reale: tutto fila liscio fino al “contagio”, dopodiché la follia prende il sopravvento, in un gorgo di violenza e macabra disperazione, in cui è più semplice dare la colpa delle disgrazie ad un essere soprannaturale che all’incapacità dell’animo umano di accettare la solitudine.

Nella seconda teoria quello che vediamo è ciò che è accaduto realmente. La strega esiste davvero, ha deviato le menti della povera famiglia finché il diavolo in persona non si è manifestato nella figura del nero caprone, culminata col piegarsi della giovane Thomasin al bacio dell’oscuro signore.

 

 

Quindi la strega non esiste. Forse.

Sapete perché non me ne frega niente se la strega esiste davvero? Perché loro credono che esista. Non importa se sia colpa della muffa o che sia la figlia del male la causa di tutte le disgrazie.

La questione è che ci credono loro.

Così mentre per noi spettatori, alla fin fine, che la strega sia reale o no conta poco, loro hanno vissuto un incubo. Un incubo reale. In cui gli animali sussurrano frasi di morte, le streghe uccidono gli infanti, ed una famiglia si dilania dall’interno.

E sì, quando Thomasin arriva ad ascrivere il proprio nome sul grimorio maledetto, vergandolo col sangue, e si addentra nel bosco accompagnata dal demonio Black Phillip, beh allora, alla fine, quando tutto sembra perduto, alla strega ci ho creduto anch’io.

 

Di più

Abbandonato da Disney – Parte 2

Ecco a voi il secondo capitolo della saga Abandoned by Disney (Abbandonato da Disney), iniziata qualche mese fa sulla Bottega del Mistero. Percorriamo insieme i grotteschi corridoi del parco di divertimenti di Treasure Island!

 

 

 

Abbandonato da Disney – Parte 2

Probabilmente qualcuno di voi avrà sentito che la Disney Corporation è responsabile di almeno una vera e propria città fantasma “in vita”.

Disney costruì il parco divertimenti di “Treasure Island” nella Baia di Baker alle Bahamas. All’inizio non era certo una città fantasma! Le navi da crociera della Disney dovevano fermarsi al villaggio e lasciare i turisti lì per rilassarsi in quel lusso.

Questa cosa è REALTÀ. Cercatela.

Disney spese $ 30.000.000 per costruire quel posto… Sì, trenta milioni di dollari.

Poi l’abbandonarono a se stessa.

Disney diede la colpa alle acque poco profonde (troppo basse per manovrare in modo sicuro le loro navi) e in aggiunta la colpa fu gettata anche sul dipendenti: affermando che, dal momento che erano delle Bahamas, erano troppo pigri per lavorare su turni regolari.

E qui finisce la parte ufficiale della storia. Non è stato a causa della sabbia, né ovviamente perché “gli stranieri sono pigri”. Si tratta di banali scuse.

Dubito sinceramente che fossero il vero motivo per l’abbandono dei lavori. Perché no, dite?

A causa del Palazzo di Mowgli.

Vicino alla città costiera di Emerald Isle in Nord Carolina, Disney avviò la costruzione del “Palazzo di Mowgli” alla fine degli anni ’90. L’idea era di costruire un parco divertimenti in tema giungla con, l’avrete certamente capito, un PALAZZO al centro di tutto.

Se non avete di chi sia Mowgli, allora potreste ricordare meglio la storia de “Il libro della giungla”. Se non l’avete letto o visto da qualche altra parte, potreste ricordare il film d’animazione della Disney di qualche decennio fa.

Mowgli è un bambino abbandonato nel bel mezzo della giungla, che in sostanza viene cresciuto da alcuni animali e allo stesso tempo minacciato da altri.

Il palazzo di Mowgli si rivelò un progetto controverso sin dall’inizio. La Disney comprò parecchi terreni a peso d’oro, e vi fu pure uno scandalo riguardo alcuni degli acquisti. Il governo locale intimò l’esproprio delle case della gente, poi li sfrattò e vendette le proprietà alla Disney. Accadde persino che una casa, che era stata appena costruita, venne immediatamente demolita, praticamente senza spiegazione alcuna.

Si credette che la terra sequestrata dal governo fosse destinata a qualche fantomatico progetto autostradale. Sapendo bene che cosa stava succedendo, la gente cominciò a chiamarla “Autostrada di Topolino”.

Poi ci fu la prima bozza. Un gruppo di mezzecalzette della Disney tenne una riunione in città. Lo scopo era di far credere a tutti che il progetto avrebbe portato giovamento all’intera popolazione. Quando mostrarono la concept art, ovvero questo gigantesco Palazzo Indiano… circondata dalla GIUNGLA… in cui figuravano uomini e donne con vesti ed equipaggiamento tribali… beh, tutti si incazzarono un bel po’.

Stiamo parlando di un grande Palazzo Indiano, di Giungla e Vesti Tribali, non solo nel centro di una zona relativamente benestante, ma anche un po’ “xenofoba” del sud degli Stati Uniti. Decisamente un brutto azzardo, per l’epoca.

Una persona della folla cercò di saltare sul palco, ma fu subito fermata dalla sicurezza dopo essere riuscito a fracassarsi sul ginocchio uno dei pannelli con la presentazione.

Disney prese quella comunità ed in pratica fece la stessa cosa, spezzandola in due. Le case furono rase al suolo, la terra fu ripulita e nessuno poteva dire o fare niente di niente. Le televisioni locali e i giornali gettavano fango sul parco, all’inizio, ma delle malsane connessioni tra le società pubblicitarie della Disney e le imprese locali fecero la loro parte e l’opinione cambiò in un batter d’occhio.

Ma torniamo a noi, a Treasure Island, e alle Bahamas. Disney sperperò milioni per il parco divertimenti, e poi lo abbandonò. La stessa cosa accadde con il Palazzo di Mowgli.

L’opera era compiuta. I visitatori non mancavano. Le comunità circostanti erano inondate dal traffico e dalle seccature comunemente associate con l’afflusso di turisti persi e arrabbiati.

Poi più nulla.

Disney chiuse tutto e nessuno sapeva cosa diavolo fosse successo. Ma erano tutto sommato contenti. La sconfitta della Disney era una sorpresa decisamente divertente per una grossa fetta di popolazione che si era apposta al progetto sin dall’inizio.

Onestamente una volta sentito della chiusura del parco non ci pensai più. Io vivo a circa quattro ore da Emerald Isle, per cui tutto ciò che ho sentito in proposito furono solo voci e non ho avuto alcuna esperienza diretta.

Poi lessi un articolo di qualcuno che aveva esplorato il parco divertimenti di Treasure Island, pubblicando un intero blog riguardo tutte le varie cose assurde che aveva trovato lì. Roba semplicemente… abbandonata lì. Oggetti fracassati, deturpati, probabilmente rovinati dagli ex dipendenti irati per aver perso il lavoro.

Cavolo, gli abitanti del posto probabilmente avranno fatto la loro parte nel distruggere quel luogo. La rabbia verso Treasure Island era certamente paragonabile a quello espressa per il Palazzo di Mowgli.

Inoltre giravano voci che dicevano che la Disney avesse liberato il “contenuto” dei loro acquari nelle acque locali, quando hanno chiuso… inclusi gli squali.

Chi non avrebbe voluto dare un’occhiata a quei tesori?

Comunque, quello che voglio dire è che questo blog su Treasure Island mi ha fatto riflettere. Anche se erano passati molti anni dalla sua chiusura, ho pensato che sarebbe stato forte fare un po’ di ‘”Esplorazione Urbana” al Palazzo di Mowgli. Scattare qualche foto, scrivere della mia esperienza, e probabilmente vedere se c’era qualcosa che potevo portare a casa come souvenir.

Non vi dirò che mi sono gettato a capofitto nell’impresa, dato che alla fine ci ho messo un anno tra la scoperta dell’articolo su Treasure Island e l’approdo ad Emerald Isle.

Nel corso di quell’anno, ho fatto un sacco di ricerche sul parco… o, per meglio dire, ci ho provato.

Naturalmente, nessun sito ufficiale o altra risorsa della Disney fa menzione del luogo. Oblio completo.

Ancor più strano, però, era che nessuno prima di me aveva apparentemente pensato di fare un blog riguardo il luogo o anche di pubblicare una foto. Televisioni e giornali locali non menzionavano il parco, ovviamente soffocati dal giogo della Disney. Non avrebbero mai sbandierato ai quattro venti una cosa del genere, no?

Recentemente però ho scoperto che le aziende possono chiedere a Google, per esempio, di rimuovere dei link dai risultati di ricerca… anche senza motivo. Ripensandoci, non è che nessuno abbia mai parlato del villaggio; piuttosto, le loro parole si sono perse nel marasma di internet.

Così alla fine sono riuscito a trovare il posto con grande difficoltà. Tutto quello che avevo era una mappa vecchia come il cucco che avevo ricevuto per posta negli anni ’90. Era un articolo promozionale inviato alle persone che erano state da poco a Disney World e suppongo che, dato che ci ero stato alla fine anni ’80, si trattasse di una mappa piuttosto “aggiornata”.

In realtà non avevo intenzione di usarla. Era finita insieme ai libri e ai fumetti della mia infanzia. Me ne ricordai solo dopo alcuni mesi dall’inizio delle mie ricerche, e anche allora ci ho messo un altro paio di settimane per trovare lo scatolone dove i miei genitori avevano stipato la roba vecchia.

Ma alla fine CE L’HO FATTA. Gli abitanti del posto non mi furono di alcun aiuto, perché da un lato la maggior parte si era trasferita sulla costa… dall’altro, i vecchi residenti, alla domanda “Dove posso trovare il palazzo di M-” mi interrompevano sghignazzandomi in faccia e facendomi brutti gesti .

La strada che percorsi in auto mi portò attraverso un percorso insolitamente lungo e reclamato da lungo tempo dalla natura. Piante tropicali che erano cresciute in maniera massima si mescolavano con la flora locale che in realtà APPARTENEVA a quel luogo e aveva cercato di reclamare la propria terra natia.

Ero eccitatissimo quando raggiunsi i cancelli di accesso del parco divertimenti. Enormi porte monolitiche di legno, i cui supporti ai lati sembravano essere stati tagliati da sequoie giganti. Il cancello stesso era stato scavato in più punti dai picchi e corroso alla base dagli insetti che vi avevano trovato rifugio.

Appeso al cancello c’era un pezzo di metallo, un rottame raccolto a caso, con scarabocchiate sopra poche parole in nero. “ABBANDONATO DA DISNEY”. Certamente opera di qualche vecchio abitante del luogo o ex dipendente con l’intento di mostrare una flebile protesta.

I cancelli erano abbastanza aperti per poterle attraversare a piedi, ma non in auto, quindi recuperai la fotocamera e la mappa, sul cui retro era disegnata la mappa del parco, e mi incamminai.

I pavimenti erano invasi dalla vegetazione quanto la strada d’ingresso. Una palma si ergeva incolta e abbandonata, tra mucchi delle sue stesse noci di cocco alla base. I banani si elevavano allo stesso modo in mezzo alla poltiglia dei loro frutti, marci e divorati dagli insetti. C’era questa sorta di dicotomia tra ordine e caos, che frapponeva piante floreali perenni accuratamente disposte a fastidiose erbacce alte e maleodoranti funghi anneriti.

Tutto ciò che rimaneva di eventuali strutture esterne era legno spaccato e marcio, e vari pezzi carbonizzati di chissà cosa. Quello che probabilmente era stato uno stand informativo o un bar all’aperto era ora semplicemente un cumulo di detriti assortiti, deturpato dal vandalismo passato e vittima del tempo.

La cosa più interessante della zona era una statua di Baloo, il simpatico orso del Libro della Giungla, che si ergeva in una sorta di cortile davanti all’edificio principale. Era congelato nel gesto di mostrare un’espressione gioviale, ovviamente con lo sguardo fisso nell’infinito, adornato da un ebete sorriso a denti stretti, mentre tutta la sua “pelliccia” era coperta di guano e dei rampicanti ne ricoprivano la piattaforma.

Mi sono avvicinato all’edificio principale – il PALAZZO – solo per trovare la parte esterna dell’edificio coperta di graffiti , dove la vernice originale non era scrostata o scheggiata. Le porte principali non erano aperte, ma letteralmente scardinate e probabilmente portate via.

Sopra di esse, o meglio sull’arcata che sovrastava il vuoto che le sostituiva, qualcuno aveva dipinto di nuovo “ABBANDONATO DA DISNEY”.

Vorrei poter raccontare tutte le cose impressionanti che ho visto all’interno del Palazzo. Statue dimenticate, registratori di cassa abbandonati, una vera e propria società segreta di barboni senzatetto… ma no.

L’interno dell’edificio era così desolato, spoglio, da farmi pensare che la gente avesse rubato anche le decorazioni di stucco dalle pareti. Tutto quello che era troppo grande da rubare… registratori di cassa, scrivanie, giganteschi alberi di cartapesta… erano ammassati lì in mezzo generando una mostruosa eco, che amplificava ogni mio passo, come il lento rat-a-tat di un mitragliatrice.

Seguendo la mappa del piano ho esplorato tutti i posti che potevano sembrare in qualche modo interessanti.

La cucina era esattamente come uno se la può immaginare… un’area adibita alla preparazione di cibo industriale con tutti gli elettrodomestici e tanto spazio, senza badare a spese. Ogni superficie di vetro era fracassata, ogni porta rimossa, ogni superficie metallica ammaccata. L’intero posto puzzava di piscio stantio.

L’enorme freezer, neanche lontanamente freddo, presentava file e file di scaffali vuoti. Dei ganci erano infissi nel soffitto, probabilmente per appendere pezzi di carne, ed entrando a dare un’occhiata, giurerei di averli visti oscillare.

Ogni gancio oscillava in una direzione casuale, ma i loro movimenti erano così lenti ed impercettibili che era quasi impossibile vederli. Ho pensato che il loro danzare fosse dovuto ai miei passi, così ne ho afferrato uno e l’ho lasciato andare facendo attenzione a non muoverlo, ma nel giro di pochi secondi ha ricominciato a oscillare di nuovo.

I bagni erano più o meno nello stesso stato. Proprio come il parco di “Treasure Island”, qualcuno aveva metodicamente distrutto ogni gabinetto con noci di cocco e altri attrezzi. C’era circa un centimetro di acqua putrida, stagnante e puzzolente sul pavimento, quindi non sono rimasto lì a lungo.

Quello che era davvero strano è che l’acqua in tutti i bagni e i lavandini (e nei bidet nel bagno delle donne, perché sì, sono entrato anche lì) perdeva acqua, filtrava o semplicemente scorreva. Ero certo che avessero chiuso le tubature molto, MOLTO tempo prima.

Il resort era stato progettato con un’infinità di stanze, ma ovviamente non ho avuto il tempo di guardarle tutte. Le poche che ho esplorato erano devastate quasi allo stesso modo, e non mi aspettavo di trovarci niente di eccezionale. Ad un certo punto, però, ho avuto l’impressione che da qualche parte ci fosse una radio o una televisione accesa, perché mi era parso di sentire in lontananza una flebile conversazione.

Era poco più di un sussurro, probabilmente il mio respiro che riecheggiava nel silenzio, o l’eco dell’acqua che gocciolava, che mi tirava un brutto scherzo, ma potrei giurare di aver sentito questa conversazione…

1: “Non ci credevo.”
2: [Risposta incomprensibile]
1: “Non lo sapevo… Non lo sapevo…”
2: “Tuo padre ti aveva messo in guardia.”
1: [Risposta incomprensibile, o singhiozzi]

Lo so, lo so, è ridicolo. Sto solo scrivendo quello che credo di aver sentito, perché sono certo che ci fosse un apparecchio acceso da qualche parte – oppure peggio, un gruppo di barboni pronti ad aprire un buco nello stomaco con un coltello.

Tornato alle porte di accesso al Palazzo, ero ormai certo di aver perso tempo, non avendo trovato niente di davvero interessante da raccontare.

Mentre guardavo fuori dalla porta, notai qualcosa di interessante nel cortile a cui evidentemente non avevo fatto caso prima. Qualcosa che mi avrebbe dato almeno QUALCOSA di cui vantarmi per tutti i problemi che mi ero creato, almeno una foto.

C’era una statua davvero realistica di un pitone, lunga più di due metri e mezzo, che “prendeva il sole” acciambellata su un piedistallo proprio al centro della zona. Era quasi il tramonto, e la luce abbracciava il tutto in una fotografia PERFETTA.

Mi avvicinai al pitone e scattai una foto. Poi mi alzai in punta di piedi e ne scattai un’altra. Mi avvicinai ancor di più, per catturare i dettagli del muso.

Fu allora che lentamente, con tutta calma, il pitone sollevò la testa, mi fissò negli occhi, si voltò, e scivolò dal piedistallo, attraverso l’erba, fino a sparire tra gli alberi.

In tutti i suoi due metri e mezzo di lunghezza. La testa era già tra le sterpaglie, mentre la coda era ancora avvolta sul piedistallo.

Quelli della Disney avevano liberato i loro animali esotici nel parco. Proprio lì, sulla mia mappa, c’era il “Rettilario”. Che stupido. Avevo letto degli squali a “Treasure Island”, e avrei dovuto SAPERE che avevano fatto la stessa identica cosa.

Ero sbalordito, semplicemente stupefatto. Dovetti restare a bocca aperta per un bel po’, finché non la chiusi di scatto; battei le palpebre quasi a volermi risvegliare da uno strano sogno ed indietreggiai.

Anche se oramai il serpente era lontano, volevo evitare di correre rischi e percorsi la strada per tornare all’edificio.

Ci vollero un paio di respiri profondi e di schiaffi sulla faccia per tornare in me dopo quello che era successo.

Cercai un posto per sedermi, avevo le gambe molli e tremule. Ma naturalmente, NON C’ERA alcun posto dove sedermi, a meno di non riposare su un tappeto di schegge di vetro e foglie marce o affidarmi ad un tavolo di ben dubbia solidità.

Avevo intravisto delle scale vicino nell’atrio del palazzo e decisi di andarmi a sedermi lì, finché non mi fossi sentito meglio.

La scala era abbastanza lontano dall’entrata da essere relativamente pulita, a parte la polvere. Tolsi un pezzo di metallo dal muro, con ancora una volta dipinta sopra la frase “ABBANDONATO DA DISNEY” a cui mi ero ormai abituato. Misi il rottame sulle scale e mi ci sedetti sopra per sporcarmi un po’ di meno.

La scala portava verso il basso, sotto il livello stradale. Usando il flash della mia fotocamera come torcia improvvisata, potei vedere che la scalinata terminava con una porta di rete metallica chiusa da un lucchetto. Vi si poteva leggere un cartello… un cartello VERO… con le parole “SOLO MASCOTTE! GRAZIE!”.

Questo mi risollevò un po’ il morale, per due motivi: primo, nella zona riservata alle mascotte ci doveva essere stato sicuramente qualcosa di interessante, in passato; secondo, il lucchetto era ancora intatto. Nessuno era sceso laggiù. Né i vandali, né i saccheggiatori, nessuno.

Questo era l’unico posto che potevo effettivamente “esplorare” e in cui forse potevo trovare qualcosa di interessante da fotografare o portarmi a casa. Ero arrivato al Palazzo con l’idea che se alla fine mi fossi portato qualche ricordino a casa non sarebbe certo stato un problema perché – beh – era roba “abbandonata”.

Non ci volle molto per rompere il lucchetto. O per meglio dire, non ci volle molto per rompere la piastra di metallo sul muro alla quale il lucchetto era stato agganciato. Il tempo e la ruggine avevano fatto la maggior parte del lavoro sporco, e fui in grado di piegare la piastra metallica abbastanza da tirare via le viti dalla parete – una cosa a cui nessun altro evidentemente aveva pensato, o non aveva comunque ancora fatto.

L’area riservata alla mascotte era un cambiamento sorprendente e molto ben accetto rispetto al resto dell’edificio appena esplorato. Prima di tutto, ogni seconda o terza lampada del soffitto era accesa, anche se la sua luce tremava e si affievoliva a caso. Inoltre, nulla era stato rubato o rotto in alcun modo, anche se il tempo e l’abbandono si facevano sicuramente sentire.

I tavoli avevano blocchi per appunti e penne, c’erano orologi… anche un marcatempo sulla parete, completo di cartellini timbrati. Le sedie erano sparse in giro e c’era anche una piccola sala pausa, con un vecchio televisore ancora acceso su un canale statico, cibo marcio e bevande scadute da chissà quando.

Era come trovarsi in uno di quei film post-apocalittici dove tutto è lasciato alla rinfusa durante un’evacuazione.

Mentre camminavo per i corridoi sotterranei, simili ad un labirinto, il luogo si faceva sempre più interessante. Procedendo oltre, vidi che le scrivanie e i tavoli erano stati rovesciati, le carte erano sparse e quasi fuse con il pavimento umido, e un grande tappeto di muffa stava ricoprendo lentamente l’originale color cremisi del pavimento, ormai marcio.

Ogni cosa era viscida e marcia. Tutto ciò che era di legno si disintegrava al tatto divenendo poltiglia, e gli articoli di vestiario appesi a dei ganci in una delle camere si sfaldavano in fili umidi nel tentare di tirarli giù dal gancio.

Una cosa che mi turbava era che la luce era sempre più rada ed inaffidabile mentre mi addentravo nell’umida e soffocante profondità del luogo.

Alla fine raggiunsi una porta a strisce nere e gialle con su scritto “ATTREZZATURE PERSONAGGI 1”.

La porta sembrava fissata. Era probabilmente l’area dove si tenevano i costumi, e non mi sarei fatto scappare l’occasione di scattare una fotografia di quel contorto pasticcio puzzolente. Per quanto mi sforzassi, da qualunque angolo o e qualsiasi cosa facessi, la porta non si smosse di un millimetro.

Almeno finché rinunciai all’impresa e feci per allontanarmi. Fu allora che si udì un leggero schiocco sordo, e la porta si aprì lentamente.

All’interno, la stanza era completamente buia. Nero come la notte. Usai il flash della fotocamera per cercare un interruttore della luce nel muro vicino la porta, ma niente da fare.

Intento nella mia ricerca, persi parte della mia eccitazione iniziale, alquanto infastidito da un forte ronzio elettrico. File e file di lampade in alto si illuminarono all’improvviso, tremolando, spegnendosi e riaccendendosi, come le altre che avevo da poco passato.

Ci volle un secondo affinché i miei occhi si abituassero alla luce, e sembrava che per stesse aumentando tanto da far saltare di lì a poco tutti i neon… ma appena pensai che esse avessero raggiunto quella fase critica, le lampade si affievolirono un po’e si stabilizzarono definitivamente.

La camera era esattamente come avevo immaginato. Vari costumi dei personaggi Disney appesi alle pareti, montati e completi, simili a strani cadaveri da fumetto, impiccati a cappi invisibili.

C’era un intero scaffale di perizomi e vestiti di “nativi” attaccati ai ganci sul retro.

Quello che trovai strano, e che volevo fotografare subito, era un costume di Topolino al centro della stanza. A differenza degli altri, giaceva sulla schiena al centro del pavimento, come la vittima di un omicidio. La pelliccia sul costume era marcia e ammuffita.

Quel che era ancora più strano però, era il colore del costume. Una sorta di negativo fotografico del vero Topolino. Nero dove avrebbe dovuto essere bianco e bianco dove avrebbe dovuto essere nero, con i pantaloni normalmente rossi di colore azzurro.

Guardarlo era scoraggiante, al punto che fino alla fine non ebbi il coraggio di fotografarlo.

Scattai foto dei costumi appesi alle pareti da diverse angolazioni: dall’alto, dal basso, di lato, al fine di mostrare un’intera fila di volti putridi ed immobili, tra i quali alcuni con gli occhi di plastica mancanti.

Poi decisi di allestire una scena per uno scatto. La testa di uno dei costumi marci dei personaggi, poggiata sullo sporco pavimento viscido.

Afferrai allora la testa di Paperino e delicatamente la tolsi dal muro, in modo che non mi si sfaldasse tra le mani.

Mentre guardavo negli occhi quella testa ammuffita, il rumore di qualcosa che si fracassava mi fece sobbalzare.

Guardai giù, ai miei piedi, e tra le mie scarpe c’era un teschio. Era caduto dalla testa della mascotte e si era frantumato in mille pezzi ai miei piedi; solo il volto vuoto e la mascella erano rimasti intatti, rivolti verso l’alto a fissarmi.

Lasciai cadere la testa di Paperino immediatamente, ovviamente, e mi avvicinai alla porta. Mentre ero in piedi sulla soglia, fissai nuovamente il cranio sul pavimento.

Bisognava scattargli una foto, capite? DOVEVO farlo, per una serie di ragioni che possono sembrare stupide, ma solo se non ci si ferma a riflettere.

Avrei avuto bisogno di una prova di quello che era successo, soprattutto se la Disney avesse in qualche modo fatto sparire tutto. Non avevo alcun dubbio in proposito, Disney aveva una RESPONSABILITÀ in tutto questo.

Fu a quel punto che Topolino, quel negativo fotografico, quel Non-Topolino al centro del pavimento, si alzò in piedi.

Dapprima sulle ginocchia, poi ritto, il costume di Topolino… o chi c’era dentro, stava lì al centro della stanza, la sua maschera si rivolse direttamente a me appena mormorai “No…” ancora e ancora e ancora…

Con mani tremanti, il cuore che batteva all’impazzata, e le gambe che ancora una volta si erano trasformate in gelatina, riuscii a sollevare la fotocamera e a puntarla verso la creatura di fronte a me, che semplicemente mi osservava in silenzio.

Lo schermo della fotocamera digitale visualizzava solo pixel morti dove avrebbe dovuto esserci quella cosa. Era una perfetta silhouette del costume di Topolino. Mentre la fotocamera si muoveva fra le mie mani tremule, i pixel morti incominciarono a diffondersi, seguendo la sagoma di Topolino nel suo movimento.

Poi la macchina fotografica si spense. Lo schermo divenne completamente nero e… si fracassò.

Alzai di nuovo gli occhi verso il costume di Topolino.

“Hey”, disse con voce flebile, perversa, ma identica a quella di Topolino, “Vuoi vedere come si stacca la mia testa?”

Cominciò a tirarsi la testa, mettendo le dita goffe rivestite dai guanti intorno al collo, afferrando con movimenti frenetici, come un uomo ferito che cercasse di tirarsi fuori dalle fauci di un predatore…

E mentre si affondava le sue dita nel collo… così tanto sangue…

Così tanto, denso sangue giallo…

Mi voltai sentendo lo strappo nauseante di stoffa e carne… volevo solo mettere più spazio possibile tra me e quella cosa. Sopra la porta della stanza vidi l’ultimo messaggio, inciso nel metallo con le ossa, o con le unghie…

“ABBANDONATO DA DIO”

Non ho mai recuperato le immagini dalla fotocamera. Non ho più scritto del mio viaggio su un blog. Dopo essere uscito da quel luogo, fuggendo per conservare la mia sanità mentale, se non la mia stessa vita, capii perché la Disney voleva che nessuno sapesse di quel posto.

Il motivo non era che non volevano che qualcuno come me entrasse.

Non volevano che qualcosa come quella uscisse.

 

Di più

Carl Newton Mahan, 6 anni, assassino

Alcuni emeriti scienziati e professori universitari affermano che molto di ciò che siamo derivi dai nostri geni. Le nostre azioni passate e future potrebbero essere solo un caotico mare di acidi nucleici e poco altro. Così sin dalla nascita siamo destinati a diventare pittori, avvocati, muratori. O come Carl Mahan, 6 anni, assassini.

 

 

Paintsville, Kentucky, sonnacchiosa cittadina mineraria degli Stati Uniti. È il 18 maggio 1929, Carl Newton Mahan, 6 anni, è in giro a far nulla col suo amico, Cecil Van Hoosem, 8 anni. Mentre giocano senza un pensiero al mondo, incappano in dei rottami di ferro. Sembra una cosa come tante altre, pezzi di ferro gettati alla rinfusa, ma i due hanno l’idea di venderli al robivecchi del paese per tirarci su qualche moneta, da spendere in caramelle. Magari riescono a farci uscire i soldi anche per un gelato. Ma uno solo. Chissà se è questo che pensa Cecil, quando strappa di mano all’amico la ferraglia e gliela tira sul volto, pronto a scappare col maltolto. Che sia il dolore, l’orgoglio ferito o chissà cos’altro, Carl non ci vede più dalla rabbia. Torna a casa senza dire una parola, imbraccia il fucile a pompa del padre ed urla a Cecil “Ora ti sparo”.

E lo spara sul serio, uccidendolo sul colpo.

Carl viene immediatamente arrestato con l’accusa di omicidio, e processato lo stesso giorno. Il bambino ha il tempo solo di spiegare l’accaduto e sentire cosa ne pensa l’accusa, prima del sonnellino pomeridiano, che lo vede dormire sul banco degli imputati per tutto il resto del processo. Dopo trenta minuti di camera di consiglio, il verdetto è unanime: Carl Newton Mahan, 6 anni, è colpevole di omicidio di primo grado.

Lo attendono 15 anni di riformatorio.

Ma in molti gridano allo scandalo, e che è assolutamente impensabile poter processare un bambino così piccolo, al di là se sia colpevole o meno: dovrebbe essere giudicato dai suoi pari, non dagli adulti. Su questa affermazione, che sia un cavillo burocratico oppure no, Carl si salva pagando $ 500 di cauzione, e viene rimandato a casa come se nulla fosse accaduto.

Se non fosse che nel paesino di Paintsville, in mezzo alla strada, c’è un altro bambino riverso a terra con la faccia spappolata da una scarica di fucile a pompa.

Che abbiano ragione i genetisti oppure no, il destino sembra rifarsi su Carl: il 28 aprile 1958, all’età di 35 anni, viene ritrovato morto nella sua casa di Lousiville. Si è sparato un colpo di rivoltella alla testa.

 

Di più

La sindrome dell’happy puppet – La Marionetta Felice

La sindrome dell’happy puppet è una creepypasta pubblicata inizialmente su Creepypasta Wikia dall’utente Error666 il 3 luglio 2012. È ispirata ad una rara malattia genetica realmente esistente, la Sindrome di Angelman, altrimenti detta AS e conosciuta un tempo come Sindrome della Marionetta Felice. Capirete presto il perché di questo grottesco nome.

Buona lettura.

 

 

 

La sindrome dell’happy puppet

Pensammo che sarebbe stato semplice. Prendere un paio di cromosomi, scinderli, metterli un po’ qua, un po’ là e, ehi, un perfetto essere umano. Non sono ancora sicuro di cosa sia andato storto. Un errore di calcolo? Di procedura? O forse qualcosa al di là del nostro controllo. Chi lo sa? Noi (alcuni dei miei colleghi psicologi ed io) eravamo affascinati dalle emozioni umane. Rabbia, disperazione, euforia. Era possibile fare in modo che una sola emozione fosse presente nella mente dell’uomo? Che si potesse limitare a uno solo stato di euforia, senza che la tristezza e la rabbia condizionassero i pensieri? In teoria sì.

Non vi descriverò in dettaglio le procedure del nostro esperimento, perché non vorrei che voi lo ripeteste, e perché temo che impazzirei al solo pensiero di ricordarmele una ad una. Le terribili azioni che abbiamo commesso, si intende. Eravamo ambiziosi, nel pieno della giovinezza, niente avrebbe potuto fermarci e nessuno ci avrebbe potuto dire che stavamo sbagliando. Tutto ciò che dirò è che abbiamo tenuto da parte alcune cellule staminali, per poi farle diventare feti e modificarli geneticamente. L’esperimento fu ribattezzato “Progetto Angelman” e l’obbiettivo era quello di creare un essere che provasse solo felicità. Ma qualcosa andò storto, terribilmente storto.

La prima metà delle cavie sottoposte al test morì inaspettatamente, senza sintomi o cause evidenti, mentre la seconda nacque orribilmente deforme. Solo tre sembravano essere sani. Perfetto, pensammo. Un umano con una mentalità diversa rispetto a qualsiasi altra, grazie alla presenza del solo stato euforico.

Erano perfettamente normali, fino ai diciotto mesi. A quel punto, infatti, apparirono i primi sintomi. Mancanza di equilibrio, problemi nel dormire e nel mangiare ed una bassa reattività. Eravamo nel panico, ma esternamente ci dimostrammo ugualmente calmi e procedemmo con il progetto.

Avremmo dovuta chiuderla lì. Avremmo dovuto prendere quelle dannate cavie e farle sopprimere, bruciarle e chiuderle nel laboratorio. Ma continuammo. E le cose non fecero che peggiorare. I movimenti dei soggetti diventarono man mano sempre più sporadici e non riuscivano ancora a pronunciare una sola parola. Malgrado ciò, potevano lo stesso ridere, e lo facevano spesso. Troppo spesso. Non era una risata felice, ma una silenziosa, quasi nervosa e praticamente continua. Non importava quanta sofferenza venisse inflitta ai soggetti, questi infatti a malapena ci osservavano e ridevano, come se ci stessero prendendo in giro, dimostrandoci che i tentativi di fargli provare dolore fossero del tutto inutili.

Ci aspettavamo che i soggetti riuscissero ad apprendere più velocemente rispetto alle persone normali, accadde invece il contrario. Il loro sviluppo mentale subì invece forti ritardi e non riuscivano a prestare attenzione a qualcosa per più di qualche minuto, prima di scoppiare in una risata. Ma continuammo, sperando che tutti questi sintomi si sarebbero attenuati man mano che i bambini crescevano. Demmo un nome all’insieme di questi sintomi: sindrome dell’happy puppet (o “della marionetta felice”), poiché, a causa dei loro movimenti apparentemente non controllati, i bambini sembravano quasi pupazzi sorretti da fili.

Dopo cinque anni spesi nella realizzazione del progetto, ci rendemmo conto che non c’era alcuna speranza. Non riuscivamo più a sopportare le incessanti risate di questi bambini; come se loro sapessero qualcosa che noi non sapevamo, come se solo loro avessero sentito una sorta di barzelletta. Guardare un bambino e vedere questo contorcersi e ridere in maniera così eccessiva era veramente inquietante. Due dei miei colleghi ci avevano già rinunciato, perché non riuscivano più a reggere tutto ciò. Non ebbi più notizie di loro, in seguito; è però probabile che siano ormai morti.

I bambini non parlarono mai nell’arco dei cinque anni. Ridevano soltanto, con la loro maledetta risata.

Andammo per dar loro la colazione e ci fissarono con i loro enormi occhi, contorcendosi, ridacchiando e non dicendo niente. Lasciammo il pasto di fronte a loro e uscimmo. Il cibo era cosparso di tossine che li avrebbero uccisi silenziosamente e in maniera indolore. Faceva male dover compiere quest’azione, ma andava fatta. Ad ogni modo, non fu così semplice.

Nel momento in cui uno dei miei amici posizionò davanti ad uno di essi il vassoio col cibo, le risate cessarono. Il ragazzo guardò me ed il mio collega, il suo sguardo divenne improvvisamente cupo, maledettamente serio, e la risata era ormai sparita.

Continuarono a fissarlo e ad avere spasmi, per un po’. Il mio amico era in stato di shock e non riusciva a muoversi. I miei colleghi ed io restammo con la penna in mano ed il blocco appunti nell’altra, pronti a prender nota. Improvvisamente, il mio amico cadde sulle ginocchia, afferrando la propria testa con le mani e urlando furiosamente. Sembrava soffrire terribilmente. I miei colleghi e io eravamo sorpresi da ciò che stava accadendo, ma non potevamo farci nulla, se non rimanere seduti e assistervi. Il mio amico collassò sul pavimento, imprecando. Dopo alcuni spasmi, i suoi muscoli si rilassarono.

Cercai di controllare i conati, cosa che alcuni miei colleghi non riuscirono a fare altrettanto efficacemente.

Qualcosa in tutto ciò non era normale. Una presenza maligna sembrava sovrastarci. Sigillammo immediatamente l’ingresso.

Il ragazzo si fermò, osservò la porta e rise. Cadde a terra, contraendosi e rotolando mentre rideva pazzamente.

Gli altri due fecero lo stesso. Dopo alcuni minuti, il raptus cessò e si alzarono in piedi, ancora in preda a convulsioni e ridacchiando.

Le luci si spensero improvvisamente, sentii vetri infrangersi ed urla. La parte più spaventosa di tutte erano gli inquietanti sussurri alternati alle silenziose risate. Quando le luci tornarono, le cavie erano sparite. Due dei miei colleghi erano stesi di fianco a me, in stato d’incoscienza, i loro corpi erano posti in strane posizioni, con un filo di sangue che scorreva dalle loro bocche socchiuse. A primo impatto sembravano essere morti. Non mostravano segni di vita ma, chinandomi, potei sentirli ridere, debolmente. Mi avvicinai per esaminare le condizioni del mio amico. Niente battito, non respirava, ma continuava ugualmente a ridere silenziosamente.

Malgrado i soggetti fossero scomparsi, tuttavia avevo la sensazione che qualcuno mi stesse guardando, qualcuno che era appena fuori dal mio campo visivo, ma che non sarei mai stato in grado di vedere.

Io e un altro collega chiudemmo tutto immediatamente.

Prima di andarcene definitivamente, distruggemmo le nostre ricerche e sigillammo il laboratorio. Ho perso i contatti con gli altri colleghi, suppongo che siano morti.

Continuo a sentirmi come osservato. Riesco ancora a sentire le risate, i sussurri nei miei sogni e talvolta anche quando sono sveglio. Quando ciò accade corro, fuggendo di casa. Non riesco a stare nello stesso posto per più di pochi giorni, a causa di queste presenze.

Si è diffuso. In altri bambini sono stati individuati sintomi simili. Non ho idea di come abbia fatto a diffondersi, non dovrebbe essere qualcosa di contagioso. Qualcuno da qualche parte scrisse qualcosa riguardo alla disfunzione del quindicesimo cromosoma e questo riuscì a conservare la serenità della gente e a tenerla all’oscuro, per ora. La malattia fu chiamata “sindrome di Angelman”. Finora i nuovi nati non hanno dimostrato d’essere pericolosi. Ma so che, da qualche parte, si aggirano ancora le cavie originali. So che stanno venendo da me. So che mi troveranno, e lo accetto. Questo è ciò che mi merito per aver cercato di andare contro natura. Lascio questa lettera come monito. Stanno venedo anche per te. Stanno venendo per tutti noi. Se mai dovessi sentire sussurrare, ridere appena, corri. Se mai ti sentissi come se qualcosa stesse al di fuori del tuo campo visivo, senza che tu però riesca a guardarlo effettivamente, corri.

In aggiunta, vorrei metterti in guardia anche d’altro.

Uno: non manomettete ciò che non ti appartiene.

Due: persino gli angeli possono essere demoni sotto copertura.

E tre: non venitemi a cercare. Consideratemi già morto.


Il precedente manoscritto è stato ritrovato in un laboratorio nascosto e abbandonato, situato in una vasta foresta dell’Alaska. Il laboratorio era costituito da una camera d’osservazione e da una stanza di contenimento. L’ultima era stata sigillata, e l’intero laboratorio presentava i segni lasciati da un incendio. Tracce di sangue sono state ritrovate all’apertura della stanza di contenimento e una finestra era ridotta in frantumi. Il preciso scopo di questo laboratorio rimane tuttora sconosciuto.

 

Di più

Il Ku Klux Klan – Cos’è, la storia, il credo e l’organizzazione

Simbolo stesso dell’odio razziale, il Ku Klux Klan è una delle più antiche organizzazioni segrete che lotta per la supremazia della razza bianca ed il nazionalismo estremo. Le loro vesti bianche, macchiate del sangue degli uomini di colore, hanno infestato per secoli le campagne statunitensi, fino ai giorni nostri.

Ma cos’è realmente il Ku Klux Klan?

 

 

Il Ku Klux Klan è stato creato per rigenerare il nostro sventurato Paese e per riscattare la razza bianca dall’umiliante condizione in cui è stata recentemente precipitata dalla nuova repubblica. Il nostro principale e fondamentale obiettivo consiste nel mantenimento della supremazia della razza bianca in questo Paese. – Incipit del credo del Ku Klux Klan

Il Ku Klux Klan (anche chiamato KKK o Klan) viene fondato a Pulaski (USA) la vigilia di Natale del 1865, da sei reduci dell’esercito della Confederazione da pochi mesi uscito sconfitto dalla Guerra di Secessione. Le parole Ku Klux derivano probabilmente dal greco kuklos (κύκλος), che significa cerchio. Basati su una visione distorta del Protestantesimo, i principi del Klan si possono riassumere in un estratto del libro Red Summer – L’estate del 1919 e l’ascesa dell’America Nera di Cameron McWirther, giornalista del Wall Street Journal.

[L’obiettivo del Ku Klux Klan è] Difendere la santità della casa e la castità della femminilità; mantenere la supremazia bianca; insegnare e fedelmente infondere una più alta filosofia spirituale attraverso un ritualismo esaltato; ed attraverso una devozione attiva conservare, proteggere e mantenere intatte le peculiari istituzioni, i diritti, i privilegi, i principi e gli ideali del puro Americanismo. – Cameron McWirther

Sebbene inizialmente le attività del gruppo passino praticamente inosservate, in pochi mesi molte associazioni con ideali simili si formano nel sud degli Stati Uniti. Il KKK diventa lentamente un movimento di ricostruzione, i cui ideali di supremazia bianca vengono espressi con feroci atti di violenza, inclusi omicidi e stupri, che porteranno l’organizzazione a macchiarsi più avanti anche di atti di terrorismo. Un congresso del 1867 a Nashville (USA), presieduto dal generale confederato Nathan Bedford Forrest (talentuoso stratega e criminale di guerra), fa conoscere il KKK al grande pubblico, ed un numero impressionante di nuovi adepti si accalca ogni giorno dinanzi alle sedi dell’associazione. Già in questo periodo il Klan indossa le tipiche tuniche bianche che l’hanno reso tristemente famoso.

Questa [il Ku Klux Klan] è una cosa buona. Una cosa dannatamente buona. Possiamo impiegarla per mantenere i negri al loro posto. – Nathan Bedford Forrest

Il KKK, sotto il Grande Mago Forrest, dichiara i suoi obiettivi: aiutare economicamente le vedove e gli orfani di guerra dei Confederati, contrastare gli ideali Federali, opporsi all’estensione del voto alle persone di colore. Se il KKK vuole davvero mantenere il sud degli USA come pochi anni prima, l’unica cosa da fare è entrare in politica. Quando i Federali abbandonano il sud, i Confederati riottengono il potere: benché non possano reintegrare le leggi che consentono la schiavitù, sono in grado di crearne ad hoc per limitare la libertà dei neri. Il clima di tensione che si viene a creare genera scontri che spesso terminano nel sangue, che porteranno Forrest, preoccupato della piega violenta che sta prendendo l’associazione, a scioglierla ufficialmente nel 1869. Questa decisione pone fine al primo Ku Klux Klan.

Le idee, sopratutto quando sono pessime, prima o poi tornano a farsi sentire.

 

 

Il Giorno del ringraziamento (25 novembre) 1915 viene fondato ad Atlanta (USA) il secondo Ku Klux Klan dal colonnello William Joseph “Doc” Simmons, ex professore della Chiesa Metodista Episcopale. Parallelamente a quanto succede in Germania (e quanto avverrà meno di trenta anni dopo) nella popolazione bianca degli USA è crescente il malcontento legato ai problemi economici che incombono sul Paese. Banchieri ebrei, neri, mendicanti e rom sono accusati della crisi economica. Simmons, folgorato dal film La nascita di una nazione di David Llewelyn Wark Griffith decide così di agire, ma in maniera più imprenditoriale rispetto al primo KKK: la confraternita avvia le attività nel 1921, e sin da subito i guadagni sono notevoli. I ricavi vengono reinvestiti, tra le altre cose, nell’ingaggio di reclutatori a tempo pieno, che hanno l’incarico di diffondere il verbo del KKK ed aumentare il numero di iscritti. Facendo leva sul già citato malcontento nazionale e sugli ideali patriottici degli statunitensi, il Klan raggiunge nel 1925 circa quattro milioni e mezzo di confratelli attivi su tutto il territorio americano. Fittamente inserita nella politica, la società governa segretamente molti stati degli USA, attraverso personalità di spicco di entrambi i partiti. Questo regime ombra crolla pochi anni dopo, a seguito dell’omicidio di Madge Augustine Oberholtzer, una maestra stuprata ed uccisa dal Gran Dragone dell’Indiana David Curtiss “Steve” Stephenson. L’assassinio, di una brutalità innata, porta l’opinione pubblica a riflettere sulle reali intenzioni del Klan: stroncate dagli scandali che seguono il processo, centinaia di migliaia di membri lasciano la confraternita, minandola dalla fondamenta. Alla fine degli anni ’30 si contano poche migliaia di membri, attivi sopratutto (circa 25.000) nella Legione Nera dell’Ohio guidata da William Shepard. Dedita all’omicidio di socialisti e comunisti e vestita di nero in ricordo dei pirati e delle camicie nere fasciste, la Legione Nera getta il Midwest degli USA nel terrore, fino all’omicidio di Charles Poole. Poole, impiegato della Works Progress Administration, viene rapito ed ucciso da dodici membri della legione, che verranno in seguito processati e condannati. La sentenza porta allo scioglimento ufficiale delle Legione Nera.

Una società segreta che pratica omicidi rituali, conosciuta come Legione Nera, è stata scoperta a Detroit. Alcuni membri sono implicati in un omicidio. La polizia crede si tratti di una divisione del Ku Klux Klan, che non presenta più di 10.000 adepti. I suoi principi sono la lotta ai negri, ai cattolici ed agli ebrei. – The Sydney Morning Herald, 25 maggio 1936

Con lo scandalo legato alla Legione Nera il Ku Klux Klan, che sta già affrontando un periodo di forte crisi, riceve il colpo di grazia: il Klan si scioglie nel 1944.

 

 

Negli anni ’50 e ’60 numerose associazioni locali vengono battezzate Ku Klux Klan, rifacendosi agli ideali violenti del primo Klan. Attivo sopratutto a Birmingham, USA, il nuovo KKK contrasta ferocemente la politica razziale permissiva dello stato dell’Alabama, sfociando in un numero impressionante di episodi violenti: i membri prendono di mira le case (circa 40) delle famiglie di colore facendole saltare in aria con l’esplosivo. Per comprendere l’entità dell’evento, basta pensare che in quegli anni Birmingham riceve dalla stampa il soprannome Bombingham. Il 21 marzo 1981 due membri del Klan uccidono l’afroamericano Michael Donald, impiccandolo ad un albero di Mobile (USA). La sentenza è di morte per uno degli assassini ed il carcere a vita per l’altro, più il pagamento di 7.000.000 di dollari da parte del KKK. Stroncato dal debito contratto, il Klan cade in bancarotta.

Attualmente nel mondo esistono circa 150 cellule del Ku Klux Klan, per un totale di 15.000 membri.

 

 

Il KKK, oggi come all’alba della sua era, si è sempre coperto di un alone di mistero, frutto della fusione di logotipi come i cavalieri teutonici e la Massoneria e altri derivati da una struttura originariamente di stile militaresco. Ecco i ranghi del secondo e terzo Klan, in ordine discente di importanza.

  • Mago Imperiale: capo supremo del Klan.
  • Klonsel Imperiale: avvocato supremo.
  • Kleagle Imperiale: direttore, riceve tutte le notizie dei Grandi Goblin.
  • Grande Goblin: capo di un Dominion, un’area che comprende più Stati.
  • Kleagle Re: capo di un Reame, che corrisponde ad uno Stato.
  • Kleagle: capo di un territorio sottoposto ad un Reame.
  • Ciclope Esaltato: capo di un Klavern, una sede locale.
  • Terrori: ufficiali dei Ciclopi Esaltati, attivi in un Klavern. Di seguito elencati.
    • Klaliff – vicepresidente.
    • Klokard – docente.
    • Kludd – cappellano.
    • Kligrapp – segretario.
    • Klabee – tesoriere.
    • Kladd – maestro cerimoniere.
    • Klarogo – guardia interna.
    • Klexter – guardia esterna.
    • Klokan – capo del Klokann Board, gli affari interni.
    • Nottambulo – reclutatore.

 

 

Articolo basato su una domanda inviata da Agostino C.


Hai anche tu una domanda a cui non sai dare risposta? Inviacela e potresti vederla pubblicata sul sito!

Di più