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La sindrome dell’happy puppet – La Marionetta Felice

La sindrome dell’happy puppet è una creepypasta pubblicata inizialmente su Creepypasta Wikia dall’utente Error666 il 3 luglio 2012. È ispirata ad una rara malattia genetica realmente esistente, la Sindrome di Angelman, altrimenti detta AS e conosciuta un tempo come Sindrome della Marionetta Felice. Capirete presto il perché di questo grottesco nome.

Buona lettura.

 

 

 

La sindrome dell’happy puppet

Pensammo che sarebbe stato semplice. Prendere un paio di cromosomi, scinderli, metterli un po’ qua, un po’ là e, ehi, un perfetto essere umano. Non sono ancora sicuro di cosa sia andato storto. Un errore di calcolo? Di procedura? O forse qualcosa al di là del nostro controllo. Chi lo sa? Noi (alcuni dei miei colleghi psicologi ed io) eravamo affascinati dalle emozioni umane. Rabbia, disperazione, euforia. Era possibile fare in modo che una sola emozione fosse presente nella mente dell’uomo? Che si potesse limitare a uno solo stato di euforia, senza che la tristezza e la rabbia condizionassero i pensieri? In teoria sì.

Non vi descriverò in dettaglio le procedure del nostro esperimento, perché non vorrei che voi lo ripeteste, e perché temo che impazzirei al solo pensiero di ricordarmele una ad una. Le terribili azioni che abbiamo commesso, si intende. Eravamo ambiziosi, nel pieno della giovinezza, niente avrebbe potuto fermarci e nessuno ci avrebbe potuto dire che stavamo sbagliando. Tutto ciò che dirò è che abbiamo tenuto da parte alcune cellule staminali, per poi farle diventare feti e modificarli geneticamente. L’esperimento fu ribattezzato “Progetto Angelman” e l’obbiettivo era quello di creare un essere che provasse solo felicità. Ma qualcosa andò storto, terribilmente storto.

La prima metà delle cavie sottoposte al test morì inaspettatamente, senza sintomi o cause evidenti, mentre la seconda nacque orribilmente deforme. Solo tre sembravano essere sani. Perfetto, pensammo. Un umano con una mentalità diversa rispetto a qualsiasi altra, grazie alla presenza del solo stato euforico.

Erano perfettamente normali, fino ai diciotto mesi. A quel punto, infatti, apparirono i primi sintomi. Mancanza di equilibrio, problemi nel dormire e nel mangiare ed una bassa reattività. Eravamo nel panico, ma esternamente ci dimostrammo ugualmente calmi e procedemmo con il progetto.

Avremmo dovuta chiuderla lì. Avremmo dovuto prendere quelle dannate cavie e farle sopprimere, bruciarle e chiuderle nel laboratorio. Ma continuammo. E le cose non fecero che peggiorare. I movimenti dei soggetti diventarono man mano sempre più sporadici e non riuscivano ancora a pronunciare una sola parola. Malgrado ciò, potevano lo stesso ridere, e lo facevano spesso. Troppo spesso. Non era una risata felice, ma una silenziosa, quasi nervosa e praticamente continua. Non importava quanta sofferenza venisse inflitta ai soggetti, questi infatti a malapena ci osservavano e ridevano, come se ci stessero prendendo in giro, dimostrandoci che i tentativi di fargli provare dolore fossero del tutto inutili.

Ci aspettavamo che i soggetti riuscissero ad apprendere più velocemente rispetto alle persone normali, accadde invece il contrario. Il loro sviluppo mentale subì invece forti ritardi e non riuscivano a prestare attenzione a qualcosa per più di qualche minuto, prima di scoppiare in una risata. Ma continuammo, sperando che tutti questi sintomi si sarebbero attenuati man mano che i bambini crescevano. Demmo un nome all’insieme di questi sintomi: sindrome dell’happy puppet (o “della marionetta felice”), poiché, a causa dei loro movimenti apparentemente non controllati, i bambini sembravano quasi pupazzi sorretti da fili.

Dopo cinque anni spesi nella realizzazione del progetto, ci rendemmo conto che non c’era alcuna speranza. Non riuscivamo più a sopportare le incessanti risate di questi bambini; come se loro sapessero qualcosa che noi non sapevamo, come se solo loro avessero sentito una sorta di barzelletta. Guardare un bambino e vedere questo contorcersi e ridere in maniera così eccessiva era veramente inquietante. Due dei miei colleghi ci avevano già rinunciato, perché non riuscivano più a reggere tutto ciò. Non ebbi più notizie di loro, in seguito; è però probabile che siano ormai morti.

I bambini non parlarono mai nell’arco dei cinque anni. Ridevano soltanto, con la loro maledetta risata.

Andammo per dar loro la colazione e ci fissarono con i loro enormi occhi, contorcendosi, ridacchiando e non dicendo niente. Lasciammo il pasto di fronte a loro e uscimmo. Il cibo era cosparso di tossine che li avrebbero uccisi silenziosamente e in maniera indolore. Faceva male dover compiere quest’azione, ma andava fatta. Ad ogni modo, non fu così semplice.

Nel momento in cui uno dei miei amici posizionò davanti ad uno di essi il vassoio col cibo, le risate cessarono. Il ragazzo guardò me ed il mio collega, il suo sguardo divenne improvvisamente cupo, maledettamente serio, e la risata era ormai sparita.

Continuarono a fissarlo e ad avere spasmi, per un po’. Il mio amico era in stato di shock e non riusciva a muoversi. I miei colleghi ed io restammo con la penna in mano ed il blocco appunti nell’altra, pronti a prender nota. Improvvisamente, il mio amico cadde sulle ginocchia, afferrando la propria testa con le mani e urlando furiosamente. Sembrava soffrire terribilmente. I miei colleghi e io eravamo sorpresi da ciò che stava accadendo, ma non potevamo farci nulla, se non rimanere seduti e assistervi. Il mio amico collassò sul pavimento, imprecando. Dopo alcuni spasmi, i suoi muscoli si rilassarono.

Cercai di controllare i conati, cosa che alcuni miei colleghi non riuscirono a fare altrettanto efficacemente.

Qualcosa in tutto ciò non era normale. Una presenza maligna sembrava sovrastarci. Sigillammo immediatamente l’ingresso.

Il ragazzo si fermò, osservò la porta e rise. Cadde a terra, contraendosi e rotolando mentre rideva pazzamente.

Gli altri due fecero lo stesso. Dopo alcuni minuti, il raptus cessò e si alzarono in piedi, ancora in preda a convulsioni e ridacchiando.

Le luci si spensero improvvisamente, sentii vetri infrangersi ed urla. La parte più spaventosa di tutte erano gli inquietanti sussurri alternati alle silenziose risate. Quando le luci tornarono, le cavie erano sparite. Due dei miei colleghi erano stesi di fianco a me, in stato d’incoscienza, i loro corpi erano posti in strane posizioni, con un filo di sangue che scorreva dalle loro bocche socchiuse. A primo impatto sembravano essere morti. Non mostravano segni di vita ma, chinandomi, potei sentirli ridere, debolmente. Mi avvicinai per esaminare le condizioni del mio amico. Niente battito, non respirava, ma continuava ugualmente a ridere silenziosamente.

Malgrado i soggetti fossero scomparsi, tuttavia avevo la sensazione che qualcuno mi stesse guardando, qualcuno che era appena fuori dal mio campo visivo, ma che non sarei mai stato in grado di vedere.

Io e un altro collega chiudemmo tutto immediatamente.

Prima di andarcene definitivamente, distruggemmo le nostre ricerche e sigillammo il laboratorio. Ho perso i contatti con gli altri colleghi, suppongo che siano morti.

Continuo a sentirmi come osservato. Riesco ancora a sentire le risate, i sussurri nei miei sogni e talvolta anche quando sono sveglio. Quando ciò accade corro, fuggendo di casa. Non riesco a stare nello stesso posto per più di pochi giorni, a causa di queste presenze.

Si è diffuso. In altri bambini sono stati individuati sintomi simili. Non ho idea di come abbia fatto a diffondersi, non dovrebbe essere qualcosa di contagioso. Qualcuno da qualche parte scrisse qualcosa riguardo alla disfunzione del quindicesimo cromosoma e questo riuscì a conservare la serenità della gente e a tenerla all’oscuro, per ora. La malattia fu chiamata “sindrome di Angelman”. Finora i nuovi nati non hanno dimostrato d’essere pericolosi. Ma so che, da qualche parte, si aggirano ancora le cavie originali. So che stanno venendo da me. So che mi troveranno, e lo accetto. Questo è ciò che mi merito per aver cercato di andare contro natura. Lascio questa lettera come monito. Stanno venedo anche per te. Stanno venendo per tutti noi. Se mai dovessi sentire sussurrare, ridere appena, corri. Se mai ti sentissi come se qualcosa stesse al di fuori del tuo campo visivo, senza che tu però riesca a guardarlo effettivamente, corri.

In aggiunta, vorrei metterti in guardia anche d’altro.

Uno: non manomettete ciò che non ti appartiene.

Due: persino gli angeli possono essere demoni sotto copertura.

E tre: non venitemi a cercare. Consideratemi già morto.


Il precedente manoscritto è stato ritrovato in un laboratorio nascosto e abbandonato, situato in una vasta foresta dell’Alaska. Il laboratorio era costituito da una camera d’osservazione e da una stanza di contenimento. L’ultima era stata sigillata, e l’intero laboratorio presentava i segni lasciati da un incendio. Tracce di sangue sono state ritrovate all’apertura della stanza di contenimento e una finestra era ridotta in frantumi. Il preciso scopo di questo laboratorio rimane tuttora sconosciuto.

 

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Il Ku Klux Klan – Cos’è, la storia, il credo e l’organizzazione

Simbolo stesso dell’odio razziale, il Ku Klux Klan è una delle più antiche organizzazioni segrete che lotta per la supremazia della razza bianca ed il nazionalismo estremo. Le loro vesti bianche, macchiate del sangue degli uomini di colore, hanno infestato per secoli le campagne statunitensi, fino ai giorni nostri.

Ma cos’è realmente il Ku Klux Klan?

 

 

Il Ku Klux Klan è stato creato per rigenerare il nostro sventurato Paese e per riscattare la razza bianca dall’umiliante condizione in cui è stata recentemente precipitata dalla nuova repubblica. Il nostro principale e fondamentale obiettivo consiste nel mantenimento della supremazia della razza bianca in questo Paese. – Incipit del credo del Ku Klux Klan

Il Ku Klux Klan (anche chiamato KKK o Klan) viene fondato a Pulaski (USA) la vigilia di Natale del 1865, da sei reduci dell’esercito della Confederazione da pochi mesi uscito sconfitto dalla Guerra di Secessione. Le parole Ku Klux derivano probabilmente dal greco kuklos (κύκλος), che significa cerchio. Basati su una visione distorta del Protestantesimo, i principi del Klan si possono riassumere in un estratto del libro Red Summer – L’estate del 1919 e l’ascesa dell’America Nera di Cameron McWirther, giornalista del Wall Street Journal.

[L’obiettivo del Ku Klux Klan è] Difendere la santità della casa e la castità della femminilità; mantenere la supremazia bianca; insegnare e fedelmente infondere una più alta filosofia spirituale attraverso un ritualismo esaltato; ed attraverso una devozione attiva conservare, proteggere e mantenere intatte le peculiari istituzioni, i diritti, i privilegi, i principi e gli ideali del puro Americanismo. – Cameron McWirther

Sebbene inizialmente le attività del gruppo passino praticamente inosservate, in pochi mesi molte associazioni con ideali simili si formano nel sud degli Stati Uniti. Il KKK diventa lentamente un movimento di ricostruzione, i cui ideali di supremazia bianca vengono espressi con feroci atti di violenza, inclusi omicidi e stupri, che porteranno l’organizzazione a macchiarsi più avanti anche di atti di terrorismo. Un congresso del 1867 a Nashville (USA), presieduto dal generale confederato Nathan Bedford Forrest (talentuoso stratega e criminale di guerra), fa conoscere il KKK al grande pubblico, ed un numero impressionante di nuovi adepti si accalca ogni giorno dinanzi alle sedi dell’associazione. Già in questo periodo il Klan indossa le tipiche tuniche bianche che l’hanno reso tristemente famoso.

Questa [il Ku Klux Klan] è una cosa buona. Una cosa dannatamente buona. Possiamo impiegarla per mantenere i negri al loro posto. – Nathan Bedford Forrest

Il KKK, sotto il Grande Mago Forrest, dichiara i suoi obiettivi: aiutare economicamente le vedove e gli orfani di guerra dei Confederati, contrastare gli ideali Federali, opporsi all’estensione del voto alle persone di colore. Se il KKK vuole davvero mantenere il sud degli USA come pochi anni prima, l’unica cosa da fare è entrare in politica. Quando i Federali abbandonano il sud, i Confederati riottengono il potere: benché non possano reintegrare le leggi che consentono la schiavitù, sono in grado di crearne ad hoc per limitare la libertà dei neri. Il clima di tensione che si viene a creare genera scontri che spesso terminano nel sangue, che porteranno Forrest, preoccupato della piega violenta che sta prendendo l’associazione, a scioglierla ufficialmente nel 1869. Questa decisione pone fine al primo Ku Klux Klan.

Le idee, sopratutto quando sono pessime, prima o poi tornano a farsi sentire.

 

 

Il Giorno del ringraziamento (25 novembre) 1915 viene fondato ad Atlanta (USA) il secondo Ku Klux Klan dal colonnello William Joseph “Doc” Simmons, ex professore della Chiesa Metodista Episcopale. Parallelamente a quanto succede in Germania (e quanto avverrà meno di trenta anni dopo) nella popolazione bianca degli USA è crescente il malcontento legato ai problemi economici che incombono sul Paese. Banchieri ebrei, neri, mendicanti e rom sono accusati della crisi economica. Simmons, folgorato dal film La nascita di una nazione di David Llewelyn Wark Griffith decide così di agire, ma in maniera più imprenditoriale rispetto al primo KKK: la confraternita avvia le attività nel 1921, e sin da subito i guadagni sono notevoli. I ricavi vengono reinvestiti, tra le altre cose, nell’ingaggio di reclutatori a tempo pieno, che hanno l’incarico di diffondere il verbo del KKK ed aumentare il numero di iscritti. Facendo leva sul già citato malcontento nazionale e sugli ideali patriottici degli statunitensi, il Klan raggiunge nel 1925 circa quattro milioni e mezzo di confratelli attivi su tutto il territorio americano. Fittamente inserita nella politica, la società governa segretamente molti stati degli USA, attraverso personalità di spicco di entrambi i partiti. Questo regime ombra crolla pochi anni dopo, a seguito dell’omicidio di Madge Augustine Oberholtzer, una maestra stuprata ed uccisa dal Gran Dragone dell’Indiana David Curtiss “Steve” Stephenson. L’assassinio, di una brutalità innata, porta l’opinione pubblica a riflettere sulle reali intenzioni del Klan: stroncate dagli scandali che seguono il processo, centinaia di migliaia di membri lasciano la confraternita, minandola dalla fondamenta. Alla fine degli anni ’30 si contano poche migliaia di membri, attivi sopratutto (circa 25.000) nella Legione Nera dell’Ohio guidata da William Shepard. Dedita all’omicidio di socialisti e comunisti e vestita di nero in ricordo dei pirati e delle camicie nere fasciste, la Legione Nera getta il Midwest degli USA nel terrore, fino all’omicidio di Charles Poole. Poole, impiegato della Works Progress Administration, viene rapito ed ucciso da dodici membri della legione, che verranno in seguito processati e condannati. La sentenza porta allo scioglimento ufficiale delle Legione Nera.

Una società segreta che pratica omicidi rituali, conosciuta come Legione Nera, è stata scoperta a Detroit. Alcuni membri sono implicati in un omicidio. La polizia crede si tratti di una divisione del Ku Klux Klan, che non presenta più di 10.000 adepti. I suoi principi sono la lotta ai negri, ai cattolici ed agli ebrei. – The Sydney Morning Herald, 25 maggio 1936

Con lo scandalo legato alla Legione Nera il Ku Klux Klan, che sta già affrontando un periodo di forte crisi, riceve il colpo di grazia: il Klan si scioglie nel 1944.

 

 

Negli anni ’50 e ’60 numerose associazioni locali vengono battezzate Ku Klux Klan, rifacendosi agli ideali violenti del primo Klan. Attivo sopratutto a Birmingham, USA, il nuovo KKK contrasta ferocemente la politica razziale permissiva dello stato dell’Alabama, sfociando in un numero impressionante di episodi violenti: i membri prendono di mira le case (circa 40) delle famiglie di colore facendole saltare in aria con l’esplosivo. Per comprendere l’entità dell’evento, basta pensare che in quegli anni Birmingham riceve dalla stampa il soprannome Bombingham. Il 21 marzo 1981 due membri del Klan uccidono l’afroamericano Michael Donald, impiccandolo ad un albero di Mobile (USA). La sentenza è di morte per uno degli assassini ed il carcere a vita per l’altro, più il pagamento di 7.000.000 di dollari da parte del KKK. Stroncato dal debito contratto, il Klan cade in bancarotta.

Attualmente nel mondo esistono circa 150 cellule del Ku Klux Klan, per un totale di 15.000 membri.

 

 

Il KKK, oggi come all’alba della sua era, si è sempre coperto di un alone di mistero, frutto della fusione di logotipi come i cavalieri teutonici e la Massoneria e altri derivati da una struttura originariamente di stile militaresco. Ecco i ranghi del secondo e terzo Klan, in ordine discente di importanza.

  • Mago Imperiale: capo supremo del Klan.
  • Klonsel Imperiale: avvocato supremo.
  • Kleagle Imperiale: direttore, riceve tutte le notizie dei Grandi Goblin.
  • Grande Goblin: capo di un Dominion, un’area che comprende più Stati.
  • Kleagle Re: capo di un Reame, che corrisponde ad uno Stato.
  • Kleagle: capo di un territorio sottoposto ad un Reame.
  • Ciclope Esaltato: capo di un Klavern, una sede locale.
  • Terrori: ufficiali dei Ciclopi Esaltati, attivi in un Klavern. Di seguito elencati.
    • Klaliff – vicepresidente.
    • Klokard – docente.
    • Kludd – cappellano.
    • Kligrapp – segretario.
    • Klabee – tesoriere.
    • Kladd – maestro cerimoniere.
    • Klarogo – guardia interna.
    • Klexter – guardia esterna.
    • Klokan – capo del Klokann Board, gli affari interni.
    • Nottambulo – reclutatore.

 

 

Articolo basato su una domanda inviata da Agostino C.


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Sensabaugh Tunnel

Nel mondo esistono molti luoghi che spaventano gli incauti viaggiatori, e tra questi merita certamente una menzione il tunnel di Sensabaugh. Omicidi, riti satanici ed apparizioni spettrali sono solo alcuni degli eventi descritti da centinaia di internauti che hanno osato avvicinarvisi. Sensabaugh Tunnel è un luogo fuori dal mondo, in cui le automobili si spengono di colpo, e risuona agghiacciante l’urlo di una donna intrappolata nel buio per l’eternità.

 

 

A ridosso della Big Elm Road di Kingsport, USA, Sensabaugh Tunnel si staglia poco distante da una grande costruzione chiamata Rotherwood Mansion. Costruito intorno al 1920, ad oggi è solo lo spettro della solida costruzione che fu: le mura interne sono imbrattate da una moltitudine di graffiti, ed il cemento è crepato in molti punti. Il tunnel non appartiene ad un’arteria cittadina importante, così solo gli abitanti del luogo lo attraversano. Anche perché, diversi anni fa, nel suo freddo abbraccio ha avuto luogo un omicidio.

Girano molte storie sulla vera natura del delitto. Ed in ognuna c’è un bambino. La più famosa è quella che segue.

Un senzatetto, sfiancato dalla fame e dalla fatica, chiede asilo bussando alla porta della famiglia Sensabaugh, che abita nella zona del tunnel. I Sensabaugh sono persone dal cuore gentile, ed accolgono in casa il poveretto, offrendogli cibo ed un letto caldo dove passare la notte. L’uomo, però, non si accontenta, e nottetempo cerca di rubare dei preziosi gioielli che appartengono alla proprietaria. Il signor Edward Sensabaugh, svegliatosi di soprassalto, afferra la sua pistola e la punta contro il malvivente, che lesto afferra dalla culla il bambino appena nato della coppia. Col cuore in gola, Edward non può far altro che lasciar scappar via il ladro, che usa il figlio come scudo umano. Il senzatetto, al sicuro nel tunnel, abbandona il bambino nel torrente che scorre lungo la struttura, condannandolo a morte certa, e si dilegua nella nebbia.

Altre versioni della storia narrano che i Sensabaugh vivono beati vicino al tunnel, finché un giorno Edward, in un raptus di follia, stermina la famiglia e ne getta i corpi nel torrente. Un’ultima versione racconta di una ragazza incinta rapita ed uccisa nel tunnel.

Si dice che il bambino morto infesti il tunnel, e che spaventi ancora oggi le coppiette che cercano un posto sicuro in cui appartarsi. In molti giurano di aver intravisto il signor Sensabaugh avvicinarsi con passi pesanti nello specchietto retrovisore delle proprie auto. Nessuno si è fermato ad aspettarlo.

Negli anni si sono avvicendati molti avventurieri pronti a sfidare i fantasmi del Sensabaugh Tunnel. Tra questi, gli esperti della Southern States Paranormal Research Society hanno concluso che l’attività paranormale è pressoché nulla. In aggiunta a ciò, hanno avanzato una curiosa ipotesi riguardo i suoni agghiaccianti provenienti dalla struttura: negli anni ’40 Edward Sensabaugh è il legittimo proprietario del tunnel, che viene puntualmente imbrattato dagli adolescenti del circondario. Ora, stando a quanto spiega la SSPRS, Edward è un ottimo imitatore di animali, e si nasconde alla fine del tunnel intonando litanie ferali per far fuggire i fastidiosi ospiti dalla sua proprietà. Negli anni le storie di animali spaventosi si sarebbero succedute, portando la gente a credere più al fantasma di un bambino morto che ad un semplice padrone di casa in vena di scherzi.

A sostegno della falsità del mito del Sensabaugh Tunnel ci sono anche numerose testimonianze di persone che abitano nei suoi pressi, e che vi transitano praticamente ogni giorno.

Vivo a Kingsport, Tennessee, a cinque minuti dal Tunnel. Non è mai successo niente. Io ed i miei amici ci siamo passati forse un migliaio di volte e non è mai accaduto niente di insolito. Mi sarebbe piaciuto, ma sfortunatamente non è successo. – orthotricycle

Ma se è tutto falso, come spiegare la moltitudine di autisti terrorizzati che scappano via dal tunnel in preda al panico? Autosuggestione, probabilmente.

Probabilmente.

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Polybius

Polybius è un videogioco arcade protagonista di quella che è forse una leggenda metropolitana, capace di provocare incubi, tremori, epilessie e persino perdita di memorie agli incauti giocatori che si avventurano tra i suoi livelli.

Il gioco viene rilasciato nel 1981 e spopola letteralmente nelle sale giochi degli Stati Uniti: ogni giorno centinaia di ragazzi fanno a gara per garantirsi un posto davanti allo schermo del cabinato, e non è raro trovare i più accaniti di questi in mezzo a vere e proprie risse per vedere i propri spiccioli mangiati dal videogame. La storia racconta che il cabinato fa la sua prima apparizione a Portland, Oregon, USA, dove diviene ben presto celebre tra i giovani del luogo. Il gioco è molto divertente, col suo ritmo veloce e frenetico. Ogni tanto la lunga coda di ragazzi in attesa davanti allo schermo viene spezzata dall’arrivo di strani uomini in nero, che armeggiano con la macchina nell’intento di collezionare alcuni dati, forse per verificare gli effetti eccitatori del titolo. Amnesia, insonnia, stress, incubi notturni e forti cefalee sono solo alcuni dei sintomi dichiarati da chi ha provato il gioco almeno una volta, simili agli effetti di un’astinenza prolungata da droghe. Nelle schermate iniziali, inoltre, è possibile inserire un codice d’accesso, 35 34 31 54 12 24 45 43, che permette l’accesso a funzioni speciali in grado di provocare forti reazioni nei giocatori. Circa un mese dopo l’installazione, tutti i cabinati presenti saranno smantellati, senza lasciare alcuna traccia.

La prima fonte documentata di Polybius viene pubblicata dal sito Coinop.org il 3 agosto 1998, in cui il gioco viene descritto così:

È strano a guardarsi, sembra qualcosa di astratto, con un’azione frenetica e qualche sezione puzzle.

Nel 2011 un anonimo giura di aver riconosciuto un cabinato di Polybius “dal nome sulla fiancata di qualcosa che assomiglia ad un vecchio gioco di Pac-Man” in un magazzino nei pressi d Newport, Oregon, USA.

Attualmente sono in pochi a credere all’esistenza di Polybius, ma qualcuno sussurra sottovoce che si sia trattato di un esperimento di condizionamento mentale del governo degli Stati Uniti, pronto a raccogliere dati in previsione di un nuovo conflitto mondiale. La verità che si nasconde dietro la scritta all’inizio del gioco “(C) 1981 Sinneslöschen Inc” resta tuttora un mistero.

Insert coin.

 

 

Non esistono versioni ufficiali di Polybius in giro, ma è possibile comunque provare il gioco riprodotto da alcuni amatori sulla base delle dichiarazioni fatte da chi ha provato sulla propria pelle quello originale. Il sito di riferimento è quello di Sinnesloschen.

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I cinque bambini scomparsi della famiglia Sodder

Quanto dolore può sopportare una madre? Una madre che fino all’istante della sua morte non saprà mai la fine che hanno fatto i suoi figli. Questa è la storia della famiglia Sodder, e dei loro bambini misteriosamente scomparsi nel nulla durante un incendio.

Siamo a Fayetteville, una cittadina del West Virginia, USA, la notte della vigilia di Natale 1945. I Sodder sono una famiglia numerosa, di origini italiane, composta da George e Jennie ed i loro dieci figli, che vanno dai 3 ai 23 anni. Una grande famiglia organizzatissima, così composta:

  • papà George, trasportatore di carbone impiegato nelle miniere vicino Fayetteville
  • mamma Jennie, instancabile massaia
  • Joe, arruolato nell’esercito e non ancora tornato a casa
  • John, 23 anni, minatore
  • Marian, 17 anni, commessa
  • George Jr, 16 anni, minatore
  • Maurice, 14 anni
  • Martha, 12 anni
  • Louis, 9 anni (ne compirà 10 a Natale)
  • Jennie, 8 anni
  • Betty, 5 anni
  • Sylvia, 3 anni

In casa si respira aria di Natale, ma lì fuori è un brutto mondo, appena uscito dalla Seconda Guerra Mondiale, che ha lasciato dietro di sé una lunga scia di morte e devastazione. Non a Fayetteville, dove le miniere di carbone non si sono mai fermate, e hanno garantito alla popolazione della cittadina americana di sopravvivere più o meno indenne al progressivo imbrutirsi del conflitto. Certo, si tratta pur sempre di un lavoro massacrante, sottopagato, col rischio di morire come topi ogni giorno, ma è comunque un lavoro che George, con i due figli John e George Jr, esegue con perizia e dedizione.

Arriva finalmente la sera, e mentre il padre ed i figli maggiori non vorrebbero fare altro che buttarsi a letto, Marian ha portato ai fratellini un bel po’ di giocattoli, che ovviamente i piccoli Sodder accettano con grande entusiasmo. Alla fine mamma Jennie arriva ad un compresso: i bambini potranno restare alzati fino a tardi solo se poi metteranno tutto in ordine. Distrutti dai giochi finalmente anche loro si appisolano, e tutti possono andare a dormire, gettandosi lentamente tra le braccia di Morfeo.

Finché non squilla il telefono.

Poco dopo mezzanotte il telefono al pianterreno squilla febbrilmente. La signora Sodder scende a rispondere, e dall’altro capo del filo c’è una donna che chiede di un uomo che Jennie non conosce. Resta un po’ allibita, e spiega alla donna che probabilmente ha sbagliato numero. Per tutta risposta, dal telefono arriva una risata agghiacciante. Poi tutto tace. Solo uno stupido scherzo, pensa Jennie, e se ne torna a dormire.

Mentre fa per risalire, però, si accorge che le imposte non sono chiuse, e attraverso di esse nota che la luce all’ingresso è ancora accesa. Anche la porta non è chiusa a chiave. Va bene, è stata una giornata movimentata, probabilmente i bambini non hanno rimesso proprio tutto in ordine, ma è una cosa da niente. Imposte chiuse, luce spenta, porta sigillata, finalmente la signora Sodder può andarsene a letto serena. Poi, un rumore secco sul tetto.

Sembra come se qualcosa abbia colpito in pieno il tetto della casa e fosse rotolato giù, come se un uccello, un grosso uccello, ci sia sbattuto contro e fosse svenuto cadendo di sotto. Jennie resta qualche secondo immobile, con i sensi all’erta, ma non succede niente. Sarà stato di certo un brutto tiro del sonno che avanza, meglio tornarsene a dormire. Non è passato molto tempo, l’orologio segna 01:30, e la signora Sodder si risveglia di soprassalto. Sente un odore forte, pungente, acre, come qualcosa di bruciato.

La casa sta andando a fuoco.

Jennie sveglia il marito ed insieme radunano in fretta e furia i figli. John e George Jr sono i primi ad uscire fuori, seguiti da Marian con la piccola Sylvia in braccio, ed infine i genitori. George si rende subito conto che mancano all’appello cinque bambini, e le fiamme stanno divorando velocemente la casa.

Bisogna fare qualcosa, e farla in fretta.

George tenta di rientrare in casa, ma la porta principale è lambita dalle fiamme. Allora spacca un vetro al pian terreno, ferendosi al braccio, ma al di là del fumo tutto è in preda al fuoco, e non è possibile passarci attraverso. Prova a liberare la porta gettandoci sopra un barile d’acqua piovana, ma il freddo dell’inverno ha congelato tutto, rendendo ogni suo sforzo inutile. Il tempo scorre inesorabile. Il signor Sodder si ricorda di avere una scala lì vicino, e potrebbe usarla per salire direttamente al primo piano. Solo che la scala non c’è, è sparita nel nulla. Si aggrappa con tutte le sue forze ad un disperato tentativo di scalare la casa a mani nude, ma inutilmente. C’è ancora una cosa che potrebbe tentare: usare il camion che usa per il trasporto del carbone come base d’appoggio, ma la temperatura è troppo rigida, ed il furgone non ne vuole sapere di partire.

Marian intanto corre dai vicini per chiamare i vigili del fuoco, ma i pompieri hanno difficoltà a capire dove si trova la loro casa. Arrivano alle 08:00 del mattino, ma la casa si è sbriciolata tra le fiamme in meno di 45 minuti. Non c’è più niente da fare.

La polizia arriva sul luogo dell’incendio, ed in due ore conclude che sia stato scatenato da un corto circuito. George però non accetta questa ipotesi, perché l’impianto è stato rimesso a nuovo da poco, e quando le fiamme hanno cominciato a divampare le luci in casa erano ancora accese. Il filo del telefono, poi, è stato reciso di netto, per evitare di chiamare i soccorsi. Ma com’è possibile, se solo un’ora prima dell’incendio la signora Sodder ha risposto ad una telefonata?

I misteri, purtroppo, non si estinguono con l’incendio: i corpi dei cinque piccoli Sodder non si trovano da nessuna parte. Non possono essersi salvati, è impossibile. Ma se sono morti tra le fiamme i loro corpi dovrebbero essere lì, o almeno quello che ne resta. Invece niente, svaniti nel nulla.

La polizia non si occupa granché del caso, ed i bambini vengono dichiarati ufficialmente morti.

 

 

George e Jennie non credono alla storia dei corpi distrutti completamente dalle fiamme, e tentano di tutto per portare alla luce la realtà. Poco tempo dopo, un’altra casa vicino a quella dei Sodder va a fuoco, e tra le macerie vengono rinvenuti sette scheletri: per Jennie è la prova che sia impossibile che i loro bambini siano davvero morti nell’incendio.

Nel 1949 George, con una squadra di volontari, setaccia la sua proprietà palmo a palmo, rinvenendo pezzi di ossa umane ed organi. Analizzati in laboratorio, gli organi vengono etichettati come semplici fegati di manzo, gettati intorno alla casa dei Sodder per gettare discredito sulla polizia locale. Le ossa, invece, appartengono alle vertebre e a due piccoli pezzi della mano di un bambino. Un esperto afferma che potrebbero appartenere ad un individuo di 14 o 15 anni, più o meno dell’età di Maurice. Anni dopo un altro esperto forense dichiarerà che le ossa non presentano segni di bruciature ed appartengono ad un individuo tra i 16 ed i 22 anni. Probabilmente sono state sottratte dal vicino cimitero e nascoste nel terreno dei Sodder, ma non ci sono spiegazioni per un simile gesto.

Nel 1951 i Sodder comprano un enorme cartellone alle porte della città con le foto dei loro bambini scomparsi, offrendo un premio in denaro di $ 5.000 (una cifra davvero ragguardevole per l’epoca) per chiunque sia in grado di svelare il mistero. Qualche anno dopo, non ricevendo risposte utili alle indagini, il premio verrà alzato a $ 10.000, anche stavolta senza nessun riscontro.

 

 

Avvistamenti

Un autista di autobus dichiara di aver visto nei pressi della casa dei Sodder delle palle di fuoco poco prima che l’incendio avvampasse. Le sue dichiarazioni verranno sostenute dal ritrovamento, la primavera successiva, di un piccolo guscio verde simile a quello utilizzato per la costruzione delle bombe al napalm.

Una donna giura di aver visto i cinque bambini scomparsi in un’auto che si allontanava dal luogo dell’incendio, mentre questo era in corso.

La proprietaria di un bar segnala di aver visto i piccoli Sodder la mattina dopo la loro scomparsa, nel suo locale a 50 miglia ad ovest di Fayetteville. I bambini, dopo aver fatto colazione, sarebbero saliti su un’auto con una targa della Florida.

Una donna dichiara di aver visto quattro dei cinque bambini nel suo hotel di Charleston, in South Carolina. Erano accompagnati da due uomini e due donne che le negano ferocemente di parlare con i piccoli. Il gruppo parlava in italiano e si fermò solo per la notte.

 

Sospetti

Uno strano individuo viene fermato per aver rubato la scala dal garage e probabilmente, con l’intenzione di tagliare i fili dell’elettricità per non farsi scoprire, ha tagliato per sbaglio i fili del telefono. La scala viene rinvenuta poco distante dalla casa dei Sodder, lungo l’argine di un fiume. L’uomo non verrà mai indagato, se non per furto. Nessuno verrà mai indagato di niente.

 

Teorie

La teoria più accreditata è che si sia trattato di un rapimento. In molti credono che a Fayetteville vi sia una vera e propria tratta dei bambini, sulla quale la polizia locale corrotta chiude un occhio. Un paio di mesi prima dell’incendio, un uomo di Fayetteville si presenta dai Sodder per vendergli una polizza sulla vita. Al rifiuto della coppia, l’individuo li mette in guardia: se non firmano la loro casa verrà data alle fiamme ed i loro bambini scompariranno nel nulla. Lo stesso uomo farà parte della commissione che dichiarerà l’incendio accidentale.

Alcuni investigatori fanno notare che il signor Sodder è attivo nel trasporto del carbone, un business che da sempre fa gola alla mafia. Molti pensano che sia stata la mafia a rapire i bambini e a trasferirli in Sicilia. Il cognome originale dei Sodder è in realtà l’italiano Soddu, presente sopratutto in Sardegna, ed una famiglia con lo stesso cognome abita a Cinisi, in provincia di Palermo, in Italia.

C’è la possibilità che i bambini siano realmente periti nell’incendio, ma è praticamente impossibile che il fuoco li abbia divorati completamente in meno di un’ora.

 

Il caso Louis Sodder

Nel 1967 un detective scrive un articolo sulla storia dei Sodder. Qualche mese dopo George e Jennie ricevono una foto nella loro cassetta postale: da un lato c’è il volto di un giovane, dalla fisionomia siciliana, e sul retro un messaggio scritto a mano.

Louis Sodder. I love brother Frankie. Ilil Boys. A90135

Probabilmente si tratta di uno scherzo di pessimo gusto, ma mamma e papà Sodder credono fermamente che quello ritratto nella foto sia davvero il loro piccolo Louis, oramai cresciuto. Viene assunto un investigatore privato che cerca di trovare l’origine della foto, ma di lui si perderanno le tracce. Un altro mistero che si va ad aggiungere a questa inquietante storia. Ad oggi l’identità dell’uomo nella foto è sconosciuta, così come il significato della frase. L’unico indizio è quel codice, 90135, che corrisponde al Codice di Avviamento Postale di Palermo, in Italia.

 

 

Il mistero rimane

George Sodder muore nel 1969, mentre la moglie Jennie si spegne nel 1989, senza conoscere la verità dietro la scomparsa dei loro figli. Cinque bambini sono scomparsi nel nulla, forse con il silenzio della polizia comprato dalla mafia. Un altro mistero che probabilmente non avrà mai una soluzione. Ad imperitura memoria della tragedia che ha colpito la famiglia Sodder, è stata innalzata una grande lapide, su cui troneggiano a chiare lettere le ultime volontà di George e Jennie.

DOPO TRENT’ANNI NON È TROPPO TARDI PER INVESTIGARE

La vigilia di Natale del 1945 la nostra casa è stata distrutta da un incendio e cinque dei nostri figli, dai 5 ai 14 anni, sono stati rapiti. Gli ufficiali di polizia hanno imputato le fiamme ad un corto circuito, anche se le luci erano ancora accese dopo che l’incendio era divampato.

L’inchiesta ufficiale afferma che i bambini sono morti tra le fiamme anche se le ossa o altri resti non sono mai state ritrovati e non c’era odore di carne bruciata né durante né dopo l’incendio.

In che modo gli agenti di polizia erano coinvolti? Cosa li ha spinti a farci soffrire questa ingiustizia per tutti questi anni? Per quale motivo non ci rivelano la verità e ci costringono ad accettare queste menzogne?

* La sesta foto ci è stata inviata nel 1967, e mostra Louis che ora si trova in un’altra nazione.

 

Quale è stato il destino dei cinque bambini della famiglia Sodder?

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Il mostro di Montauk

È il 23 luglio 2008 e la brava gente di Montauk resta affascinata ed un po’ impaurita dalle notizie che leggono su The Indipendent, giornale locale della cittadina statunitense. Tra i trafiletti di politica e cronaca cittadina, c’è un’intervista a Jenna Hewitt, una ventiseienne che insieme a tre amiche, qualche giorno prima, dichiara di aver trovato sulla spiaggia i resti putrescenti di quello che potrebbe essere un animale sconosciuto, grottesco ed inquietante: questa è la storia del mostro di Montauk.

 

 

Il 12 luglio 2008 Jenna Hewitt e tre amiche si stanno divertendo sulla sabbia di Ditch Plains, una spiaggia a 3 km dal distretto di Montauk, meta abituale di surfisti all’interno del Rheinstein Estate Park della città di East Hampton. D’improvviso, tra il ritirarsi delle onde dalla battigia, scorgono la carcassa di qualcosa che non ha niente di naturale.

Eravamo in cerca di un posto dove sdraiarci quando abbiamo notato della gente che fissava qualcosa… Non capivamo di cosa si trattasse… Probabilmente qualcosa arrivata da Plum Island. – Jenna Hewitt

La ragazza scatta una foto ai resti, e concede un’intervista al The Indipendent, in cui suggerisce che si tratti di ciò che rimane di una tartaruga senza il guscio o di un qualche esperimento genetico del Plum Island Animal Disease Center, un centro di ricerca sulle malattie animali poco distante dalla spiaggia di Ditch Plains. La notizia assume immediatamente una eco impressionante, dividendo l’opinione pubblica, e non solo, sulla reale natura della carcassa, che viene ribattezzata come il mostro di Montauk nel 2008 dal criptozoologo Loren Coleman.

Il primo esperto ad essere interrogato in materia è William Wise, direttore del Living Marine Resources Institute, che chiede di analizzare i resti trovati sulla spiaggia. Hewitt non è in grado di portare Wise alla carcassa perché, secondo lei, questa sarebbe stata portata via da uno strano individuo sconosciuto. Suo padre si batterà a lungo per confermare che Jenna non conosce dove sia sparito il corpo.

Un ragazzo raccolse i resti e li gettò nella legnaia che teneva in cortile. – Jenna Hewitt

Wise, costretto dagli eventi a basarsi solo sulle foto prodotte da Hewitt, arriva a concludere che si tratti di un falso costruito ad arte, smorzando sul nascere altre teorie che lentamente stanno prendendo piede nel circolo scientifico e tra l’opinione pubblica.

 

Teorie

Che cos’è realmente il mostro di Montauk? Il paleozoologo Darren Naish studia a lungo le foto e conclude che la dentizione sembra appartenere ad un procione; l’acqua e lo sciabordio delle onde hanno fatto il resto, eliminando la maggior parte del pelo dalla carcassa, donandogli un aspetto grottesco. Attualmente questa sembra la teoria più plausibile.

Speculazioni di numerosi giornali parlano di una tartaruga priva del guscio. La rimozione della corazza è però altamente pericolosa, ed è impossibile che avvenga naturalmente senza danneggiare seriamente la spina dorsale dell’animale. Inoltre le testuggini non hanno denti, ben evidenti invece nelle foto del mostro.

Si è parlato anche di un grande roditore, ma il mostro non presenta in grandi incisivi tipici di questa specie.

Il 5 agosto 2008, sul canale statunitense Fox News, il programma Morning Show annuncia che il mostro sia in realtà il cadavere di un capibara, ma è facile smentire la dichiarazione poiché nella foto si vedono chiaramente le unghie dell’animale, mentre i capibara ne sono sprovvisti. Il giorno dopo la stessa trasmissione riporta le dichiarazioni di un uomo che afferma che l’essere misterioso sia in realtà la carcassa di un bulldog scomparsa dal suo cortile qualche giorno prima.

William Wise, direttore dell’istituto di ricerca sulle creature marine della Stony Brook University, ha discusso a lungo della foto con i colleghi: è certo oltre ogni dubbio che si tratti di un falso, creato da qualcuno esperto nella manipolazione del lattice. Messo alle strette, confessa che in maniera minore crede possa trattarsi anche di un cane o un coyote rimasto in acqua per parecchio tempo.

L’ipotesi più affascinante è però quella che immagina il mostro come un esemplare mutato geneticamente nel centro di ricerche di Plum Island. L’esemplare, risultato di esperimenti segreti del governo, sarebbe caduto in mare ed affogato, e portato poi sulla spiaggia dalle onde. Il Plum Island Animal Disease Center è al centro da molti anni di speculazioni e teorie del complotto, poiché la struttura durante la guerra fredda ha svolto esperimenti sulle armi biologiche. Sono in molti a credere che in realtà gli studi non si siano mai fermati.

 

Avvistamenti

Dopo la denuncia di Hewitt, gli avvistamenti di altri esseri simili al mostro di Montauk si susseguono febbrilmente. Eccone alcuni.

Old Lyme

Nell’aprile 2009 un “uomo con una strana uniforme”, come lo definiscono i testimoni, raccoglie da una spiaggia vicino Old Lyme, Connecticut, un’enorme carcassa biancastra simile al mostro di Montauk.

 

 

Canada, The Ugly One

Nel maggio del 2010 viene rinvenuto nel Nord dell’Ontario, presso un torrente, un cadavere simile al mostro di Montauk dalla testa glabra. Le infermiere che hanno trovato la carcassa non sono state in grado di ritrovarla in un successivo sopralluogo. Le foto vengono caricate sul sito della comunità canadese di Kitchenuhmaykoosib Inninuwug (ᑭᐦᒋᓇᒣᑯᐦᓯᑊ ᐃᓂᓂᐧᐊᐠ), dove gli utenti suggeriscono che si tratti del primo segno che qualcosa di terribile accadrà presto.

Nessuno sa cosa sia, ma i nostri antenati lo chiamano l’Orrendo [originale: The Ugly One]. È stato avvistato raramente, ma quando ciò è successo, è sempre stato un segno nefasto. I nostri antenati dicono che qualcosa di terribile sta per abbattersi su di noi. – Dichiarazioni dei membri del sito Home of the Kitchenuhmaykoosib Inninuwug

 

 

Northville

Il 30 marzo 2011 una creatura viene ritrovata a Northville, negli Stati Uniti, e lo studente che la rinviene, Jason Brown, dichiara fermamente che si tratta di un altro esemplare del mostro.

Scommetto che non si tratta della carcassa di un procione, i denti sembrano suggerirlo, ma dalla foto si capisce che la stazza e l’aspetto in generale suggeriscono che non si tratti di un mammifero. – Jason Brown

 

 

Milford Beach

Nel 2011 una coppia rinviene un cadavere dai tratti suini lungo la spiaggia di Milford, Connecticut. Non si sa che fine abbiano fatto i resti.

 

 

East River

Il 22 luglio 2012 viene rinvenuta un’altra carcassa vicino il ponte di Brooklyn, ribattezzata mostro dell’East River. Fotografata da Denise Ginley, le autorità locali l’hanno identificata come appartenente a un maiale arrostito; i teorici del complotto affermano che la realtà sia molto più inquietante. Anche Ginley non è affatto d’accordo con la versione ufficiale.

Non c’erano zoccoli o piedi biforcuti. Aveva cinque dita su ogni zampa, sia quelle anteriori che quelle posteriori. – Denise Ginley

 

 

Lloyd Neck

Nel 2012 sulla spiaggia di Northwestern Long Island, a Lloyd Neck, un uomo in compagnia del suo cane rinviene i resti di un animale dal cranio scoperto. Purtroppo la risacca porterà via il corpo prima di poterlo recuperare.

 

 

Il mostro di Montauk è l’ennesimo mistero a metà tra criptozoologia e leggenda metropolitana. Un altra storia nascosta nell’ombra che probabilmente non vedrà mai una verità assoluta.


Che cos'è realmente il mostro di Montauk?

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Il numero primo illegale

Nel sottobosco di internet, quello fatto da hacker e fuorilegge digitali, lo scambio di informazioni illegali è cosa comune. Ma è possibile che anche un semplice insieme di numeri, come la vostra data di nascita, sia fuorilegge?

Il numero primo illegale è un codice numerico la cui diffusione o il solo possesso sono illeciti. Questa enormi cifre sono in pratica la controparte codificata di un crack, o un programma, o una canzone, che sebbene di per sé non rappresentino altro che una lunga lista di numeri, si rivelano in realtà potenzialmente convertibili in materiale protetto da copyright. Qualsiasi informazione elettronica può essere ridotta ad una semplice sequenza di 1 e 0, per permetterne l’interscambio tra diversi dispositivi, ma si può scegliere, ad esempio, di associare un codice colore ad un singolo pixel di un’immagine, o un codice standardizzato per visualizzare un simbolo in una pagina web. Se ad esempio volessimo disegnare il segno del copyright in HTML, ci basterebbe scrivere © nel codice di una pagina web ed il browser ci mostrerà ©.

La storia dei numeri illegali primi nasce a seguito delle vicende giudiziarie di DVD Jon, ovvero Jon Lech Johansen, un programmatore norvegese che nel 2002 sviluppa DeCSS, software che permette di aggirare le protezioni DRM di un DVD rendendone possibile la visione su qualsiasi tipo di lettore compatibile.

Già l’anno prima, nel 2001, il matematico e programmatore Phil Carmody cerca di trovare una scappatoia, almeno teorica, che possa permettere di distribuire un software illecito senza infrangere nessuna legge. Sembra paradossale, ma la soluzione sta proprio nel ridurre un programma al minimo essenziale: diverso tempo dopo Carmody sviluppa un codice numerico di 1.905 cifre che rappresenta il codice eseguibile di DeCSS.

4 93108 35970 28501 90027 57776 72390 76495 72849 07772 15020 86320 80750 18409 79262 78850 97658 86455 78020 13660 07328 67954 47341 12831 73536 78312 01557 53598 19785 45054 81157 19393 45877 33003 80099 32619 50587 64525 02382 04081 10189 88504 26151 76579 94170 42508 89037 02911 90158 70030 47943 28260 73821 46954 15703 30227 98755 76818 95601 62403 00641 11516 90087 28798 38194 25827 16745 64774 81668 43479 28464 58092 91315 31860 07001 00433 53189 36319 34391 29486 04450 37099 19800 47709 46292 15581 80711 16915 30318 76288 47787 83541 57593 28910 93295 44735 08818 82465 49506 00050 19006 27470 53053 81164 27829 42674 74853 49652 57453 68151 17065 50281 90555 26562 21353 14631 04210 08662 86797 11444 67063 66921 98258 61581 11251 55565 04813 42076 86732 34076 55054 85910 82695 62666 93066 23679 97021 04812 39656 25180 06818 32365 39593 48395 67535 75575 32461 90234 81064 70098 77530 27956 18689 29253 80693 30520 42381 49969 94545 69457 74138 33568 99060 05870 83218 12704 86113 36820 26515 90516 63518 74029 01819 76939 37677 85292 87221 09550 41292 57925 73818 66058 45015 05525 02749 94771 88312 93104 57698 09091 53046 13359 41903 02588 13205 93227 74443 85255 04667 79024 51869 70626 27788 89197 95804 23065 75061 56698 34695 61779 78796 59201 64405 19399 60716 98111 26151 95610 27628 32339 82579 14233 21726 96144 37443 81056 48552 93488 76349 21030 98870 28787 45323 31325 32122 67863 32837 02792 50997 49969 48877 59369 15917 64458 80327 18384 74023 59330 20374 88850 67557 06587 91946 11341 93230 78148 54436 45437 51132 07098 60639 07464 17564 12163 50423 88002 96780 85586 70370 38750 94107 69821 18376 54992 05204 36825 58546 42288 50242 99633 22685 36912 46485 50007 55916 64024 72924 07164 50725 31967 44999 52944 84347 41902 10772 96068 20558 13092 36268 37987 95196 61997 98285 52588 71610 96136 56178 07456 61592 48866 08898 16456 85417 21362 92084 66562 79131 47846 67915 50965 15431 01135 38586 20819 68758 36883 59557 78939 14545 39356 81996 09880 85404 76590 73589 72898 98342 50471 28918 41626 58789 68218 53808 79562 79039 97862 94493 97605 46753 48212 56750 12151 70827 37107 64627 07124 67532 10248 36781 59400 08750 54525 43537. – Numero primo illegale eseguibile di DeCSS in ELF Linux i386

Il lavoro di Carmody è stato pubblicato diverse volte, divenendo il simbolo dell’assurdità giuridica del DMCA (Digital Millennium Copyright Act) statunitense che vorrebbe la piattaforma di internet sotto controllo delle autorità per evitare la diffusione di materiale pirata.

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D&R: Da che deriva la frase: “Lei ha il diritto di rimanere in silenzio e qualsiasi cosa dirà potrà essere usata contro di lei in tribunale”?

In un qualsiasi serial poliziesco ambientato negli USA arriva prima o poi l’arresto del sospettato di turno. Che sia un brutale assassino o un semplice topo d’appartamento, il momento in cui la polizia riesce a prenderlo è certamente emozionante. Ed ogni volta c’è sempre un poliziotto che recita al brutto ceffo un testo che nella sua interezza è così:

Lei ha il diritto di rimanere in silenzio. Qualsiasi cosa dirà o farà potrà e sarà usata contro di lei in tribunale. Ha diritto ad un avvocato. Se non può permettersi un avvocato, gliene sarà assegnato uno d’ufficio. Ha compreso questi diritti così come le sono stati letti?

Questo avviso prende il nome di Miranda Warning ed è stato sviluppato per rispondere ad un processo del 1966, Miranda contro lo Stato dell’Arizona, 384 U.S. 436.

Ernesto Arturo Miranda viene arrestato nel marzo del 1963 con l’accusa di furto a Flagstaff, in Arizona. Successivamente, interrogato dalla polizia, confessa di aver sequestrato e stuprato una diciottenne appena due giorni prima e la ragazza, contattata dagli ispettori, lo riconosce. Al processo l’accusa usa contro Miranda la confessione ed il riconoscimento da parte della vittima, riuscendo a farlo condannare dai 40 ai 60 anni per entrambi i capi d’accusa (rapimento e violenza carnale).

L’avvocato d’ufficio messo a disposizione di Miranda, John J. Flynn, ricorre in appello alla Corte Suprema dell’Arizona che conferma la sentenza espressa dal precedente processo. Flynn, però, pur riconoscendo il suo assistito colpevole, costruisce un insolito programma difensivo: Miranda, in pratica, non ha specificatamente richiesto di volere un avvocato, e pertanto le prove raccolte dalla sua confessione fino al processo dovrebbero essere considerate nulle.

Il caso solleva un vespaio legale, e finisce nelle mani della Corte Suprema degli Stati Uniti, che da’ ragione a Flynn. Il 13 giugno 1966 sentenzia che qualsiasi dichiarazione di un accusato (in arresto o in custodia cautelare) sia non valida ai fini di un processo se quest’ultimo non ha compreso che ha il diritto di restare in silenzio e ad un avvocato. Il soggetto, fondamentalmente, deve sempre e comunque dichiarare esplicitamente di aver compreso i propri diritti ed eventualmente il proprio volere di rinunciarvi.

Miranda viene così riprocessato sulla base della nuova decisione, che esclude la confessione ed il riconoscimento da parte della vittima di stupro, e condannato a solo 20 anni sulla base delle altre prove raccolte. Una volta uscito dal carcere, diviene una sorta di celebrità, firmando i Miranda Warning che gli agenti di polizia portano con sé, almeno finché non viene raccolto dalle autorità il 31 gennaio 1976, sdraiato sul pavimento di un locale, ucciso durante una rissa.


Hai anche tu una domanda a cui non sai dare risposta? Inviacela e potresti vederla pubblicata sul sito!

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Bloop – Il mistero degli abissi

La criptozoologia è una disciplina, ad oggi considerata pseudoscienza, che si occupa della ricerca e dello studio di specie animali la cui esistenza non è ancora stata provata scientificamente, ma della quale esistono indizi e prove circostanziali. Se siete convinti che i racconti e gli indizi raccolti sul Bigfoot, il Diavolo del Jersey o la Bestia del Gévaudan siano sufficienti a dimostrarne l’esistenza, forse avete ragion. Per la maggior parte degli studiosi poco più che una scienza da salotto, buona solo per dare adito a chiacchiere e folklore locale, la criptozoologia in realtà ha portato alla scoperta di animali come il calamaro gigante e quello colossale, ritenuti fino a pochi secoli fa solo il frutto della fantasia di marinai ubriaconi. Tra i vari indizi raccolti dalla criptozoologia, ve ne sono molti provenienti dalle profondità degli abissi, come nel caso del suono Bloop.

 

 

Bloop è il nome dato ad un suono di frequenza ultrabassa registrato dal NOAA (l’agenzia federale statunitense che si interessa della meteorologia) nell’estate del 1997 al largo del Sudamerica. Bloop viene captato numerose volte dall’idrofono autonomo dell’Oceano Pacifico Equatoriale, parte del progetto SOSUS, un sistema complesso di sensori creato per scovare i sottomarini sovietici durante la guerra fredda.

 

Salì rapidamente in frequenza nell’arco di circa un minuto e fu sufficientemente forte da poter essere captato da molteplici sensori, fino ad un raggio di 5.000 km. – Descrizione di Bloop del NOAA

 

Il dottore Christofer Fox del NOAA dichiara che non può essere di origine umana, come una bomba o un sottomarino, ma piuttosto il verso di una creatura degli abissi: in base alla frequenza, dovrebbe trattarsi di un animale enormemente più grande della balenottera azzurra, all’incirca un centinaio di metri.

 

 

L’origine di Bloop è ancora oggi al centro di numerose dispute, che teorizzano possa trattarsi, oltre del già citato animale sconosciuto, di un vulcano sottomarino o della semplice frattura dei ghiacci antartici.

Quel che è certo è che se siamo riusciti a librarci nel cielo, a raggiungere la Luna e oltre, quello che si trova negli abissi del nostro pianeta è ancora avvolto dal mistero.

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Illuminati – Il gioco del Nuovo Ordine Mondiale

Steve Jackson è un famoso autore di giochi da tavolo, noto al grande pubblico per la serie di giochi di carte Munchkin e le regole per giochi di ruolo GURPS, pubblicati dalla sua casa editrice Steve Jackson Games. Nel 1982 crea Illuminati, basato sulla trilogia di romanzi Illuminatus! scritti da Robert Anton Wilson e Robert Shea a partire dal 1975. Illuminati è una visione umoristica delle teorie del complotto, che spinge il giocatore a cercare di dominare il mondo amministrando un’onnipotente società segreta dalle radici millenarie. Nel gioco originale (negli anni si susseguiranno numerose espansioni) le organizzazioni sono sei: gli Illuminati di Baviera, la Società della Discordia, gli Gnomi di Zurigo, gli UFO, i servi di Cthulhu ed il Triangolo delle Bermuda.

 

Sebbene sia solo un gioco di carte, e per di più umoristico, le carte hanno anticipato molti degli eventi che hanno sconvolto il mondo, dagli attentati dell’11 settembre all’incidente nucleare di Fukushima Dai-ichi. Tutto sembra così dettagliato che del caso si interessa anche la CIA, che fa visita a Steve Jackson alla ricerca di un file chiamato Illuminati BBS.

La mattina del 1° marzo 1990, senza preavviso, una squadra armata di agenti dei Servizi Segreti USA – accompagnata dalla polizia di Austin e da almeno un civile “esperto” della compagnia telefonica – ha occupato gli uffici della Steve Jackson Games, e ha cominciato a cercare le attrezzature informatiche. È stata perquisita anche la casa di Loyd Blankenship, l’autore di GURPS Cyberpunk. Una grande quantità di materiale è stato sequestrato, tra cui quattro computer, due stampanti laser, alcuni dischi rigidi e molte altre periferiche. Uno dei computer era quello su cui era installato il file Illuminati BBS. – Commento della Steve Jackson Games al Raid della CIA

Che Illuminati sia solo un gioco, o un premonitore di ciò che dobbiamo aspettarci, lo lascio decidere a voi.

 

 

Va anche fatto notare che il logo stesso della Steve Jackson Games è rappresentato da una piramide con un occhio al centro, simbolo stesso degli Illuminati.

 

 

Chi è quindi davvero Steve Jackson? Un geniale autore di giochi da tavolo che ha saputo sfruttare al meglio l’eco mediatica che avrebbero generato i suoi controversi lavori, o un servo del nuovo ordine mondiale pronto a rivelarci la storia che verrà?

Io, personalmente, mi affido per la risposta alla carta Atomic Monster: per quanto una persona possa credere con tutte le proprie forze nelle teorie del complotto, dubito che accetterebbe l’idea che gli Illuminati, un giorno, ci scateneranno contro Godzilla.

 

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