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Checkpoint di Ben Phelps

Ben Phelps

Un padre di famiglia libanese viene intimato dai militari a fermarsi ad un checkpoint nel bel mezzo dell’outback australiano. E quello che sembrava un banale controllo diviene ben presto un gioco degli orrori.

Checkpoint è il pluripremiato cortometraggio del regista australiano Ben Phelps e del produttore Tim Kreibig, con la partecipazione di Rodney Afif, Kate Raison, Christian Willis, Alex Dimitriades, Brett StillerCasey Burgess.

Se volete godervi appieno il film, qui sotto trovate la versione originale.

 

 

Se invece avete poca dimestichezza con la lingua inglese, eccovi il cortometraggio con sottotitoli in italiano grazie alla traduzione di Matteo Curti dal suo programma Lorem Ipsum, dal minuto 3:50.

 

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Ecco cosa succede ad uccidere un ragno

Direttamente dai vostri peggiori incubi, l’australiano Danny Ford ha provato ad uccidere un ragno schiacciandolo. Ed il grosso aracnide è esploso in centinaia di piccoli ragnetti. 😱

 

 

Sono giorni che l’utente YouTube Danny Ford, di Hallett Cove, Australia, è infastidito da un enorme ragno-lupo (velenoso, anche se non letale) che da giorni si nasconde sfuggente in ogni anfratto possibile.

Alla fine, fattosi coraggio, il ragazzo riesce a schiacciare l’aracnide, che esplode però in dozzine di piccoli ragnetti. Roba da film dell’orrore.

In realtà le femmine di ragno-lupo, come molte altre mamme, portano le uova sul dorso in una sorta di sacca, fino alla schiusa. Danny ha semplicemente rotto la sacca ed i piccoli sono usciti fuori, per morire pochi secondi dopo. Insieme alla loro mamma. 😢

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Connor – Il figlio di Satana

A quanto pare il figlio del diavolo partorito da Rosemary nel film Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York di Roman Polanski ha trovato casa, si chiama Connor ed è un bel bambino con gli occhi che brillano al buio che urla come un dannato. Forse perché lo è.

 

 

I genitori di Connor, ChuckKate Booth, giurano che il video è assolutamente reale, ed è stato catturato dalle telecamere installate dalla nonna del piccolo per controllarlo mentre dorme. Peccato che il bambino di riposare non ne abbia alcuna voglia, ed anzi si prodighi in numeri funambolici che lo vedono in equilibrio sulle barre della culla per oltre venti secondi, raggelando il sangue con urla a dir poco ferali.

Chuck e Kate precisano, inoltre, di essere quasi – sottolineo quasi – certi che il figlio non sia posseduto dal diavolo, che gli occhi luminosi siano frutto della videocamera notturna, e che secondo loro non è poi così inusuale che un bambino di pochi mesi sia in grado di restare in piedi per così tanto tempo.

Mah. 😐

Se Connor non è il figlio di Satana, ha certamente un futuro assicurato al circo.

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UFO avvistato in Canada

È stato avvistato a febbraio 2016 un UFO in Ontario, Canada. La particolarità di questo disco volante è che all’improvviso è letteralmente svanito nel nulla.

 

 

Il video che ritrae la manifestazione è stato pubblicato dall’utente V-For-Victor (V4V) su YouTube. Lo youtuber racconta che i tre strani oggetti volanti si muovevano affiancati in una strana formazione, e che sparivano e riapparivano all’improvviso.

Non ho idea di quanto gli UFO fossero grandi o distanti da me. Sembravano enormi. Non c’era alcun suono strano nell’aria, né ronzii né motori… I colori degli UFO erano sul giallo/arancione, come quello dei fanali delle auto. – V4V

L’incidente è attualmente valutato dal MUFON, associazione ufologica internazionale che tenta di spiegare razionalmente gli avvistamenti di oggetti volanti non identificati, che non crede alle parole dello youtuber. E la credibilità di V4V, in effetti, è un po’ scarsa: in due post diversi dichiara di aver filmato i dischi volanti prima il 19 febbraio, poi il 21.

Per far luce sul mistero, viene contattato dall’HuffPost l’esperto in effetti speciali Marc Dantonio che, visionato il filmato, rilascia quanto segue:

Un video davvero interessante. Comunque, ho notato qualcosa di strano nel momento in cui gli oggetti svaniscono nel “cielo”. Ho scritto “cielo” perché, secondo me, non si tratta realmente del cielo. Ho intravisto, ad un certo punto del video, il riflesso di una finestra. Sono convinto si tratti solo di luci riflesse in un vetro, e la loro “scomparsa” è solo la luce accesa nella stanza e proiettata sul vetro. – Marc Dantonio all’HuffPost

Una semplice burla – fatta anche male – o l’ennesimo fenomeno ufologico inspiegabile? A voi l’ardua sentenza. 🙂

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Orvillecopter – Il gattocottero

La morte di un animale domestico è sempre qualcosa di triste. Il nostro compagno fedele, che ci ha accompagnato per anni, magari da quando eravamo piccoli, un giorno ci lascia per sempre. Qualcuno finisce sottoterra, qualcuno cremato, qualcuno nel gabinetto. Questa è la strana, assurda storia di Orville, morto gatto e risorto elicottero.

 

 

Un film animato del 1989, Charlie – Anche i cani vanno in paradiso (All Dogs Go to Heaven), afferma che i migliori amici dell’uomo, una volta giunta la loro ora, finiscano in un paradiso fatto apposta per loro, senza pulci e con ossi in quantità. Ma se esiste davvero un’aldilà canino, ci sarà anche per uccelli, criceti e pesci rossi? E per gatti? All’ultima domanda ha risposto, in un certo senso, un artista olandese, Bart Jansen. Alla morte del suo amico felino, Orville (chiamato così in onore di Orville Wright, uno dei padri del volo), Jansen  ha cercato di onorarne al meglio il ricordo tra amici e parenti, ricordandone sopratutto le grandi doti di cacciatore di uccellini. Così ha deciso di dargli la possibilità di librarsi nel cielo insieme ai pennuti, e di continuare la sua caccia per sempre, tramutandolo in un elicottero. O, per meglio dire, un gattocottero.

Oh, come amava gli uccelli. Riceverà motori più potenti e propulsori più grandi per il suo compleanno. Questo gli permetterà realmente di volare. – Bart Jansen

Jansen ha unito doti da tassidermista a innate capacità meccaniche, unendo il corpo senza vita di Orville ad un drone a quattro rotori, creando il primo esemplare di Orvillecottero. La grottesca creazione è in grado di librarsi a qualche metro di altezza, e sterzare e planare in tutta sicurezza. La creazione viene presentata alla KunstRai ArtFair 2012 di Amsterdam (Paesi Bassi), una fiera annuale di arte moderna, e suscita pareri contrastanti. C’è chi inneggia alla creatività di Jansen, capace di valorizzare un semplice corpo morto trascendendo le mere spoglie mortali, e chi – la maggior parte – ne inneggia il cattivo gusto ed il poco rispetto per quello che fino a pochi giorni prima è stato il suo migliore amico felino.

 

 

Jansen non ha risposto alle critiche, limitandosi a commentare i video che raccontano la genesi dell’Orvillecopter su YouTube. Certo fa un po’ impressione vedersi piombare addosso un gatto morto con delle eliche attaccate alle zampe, ma i gusti sono gusti.

Ora volerà con gli uccelli. Il più grande risultato che un gatto possa mai raggiungere! – Bart Jansen

Forse Orville non raggiungerà mai il paradiso, ma certamente ci si è avvicinato almeno un po’.

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L’alieno di Nuevo Laredo

All’inizio di luglio 2015 un uomo di Nuevo Laredo, in Messico, è turbato da alcuni strani rumori che provengono dall’esterno di casa sua. Fattosi coraggio, impugna il cellulare, pronto a immortalare i ladri che certamente stanno tentando di rubargli il raccolto. Quello che immortalerà su video sarà più di un semplice ladruncolo: si ritroverà faccia a faccia con un alieno.

Messico, Stato di Tamaulipas, Nuevo Laredo. Prima metà di luglio, 2015. Alla periferia di Nuevo Laredo, in pieno giorno, il proprietario di un ranch, dopo aver udito strani rumori provenire dall’esterno della sua casa, ha deciso di investigare. Usando la telecamera del suo cellulare, ha raccolto delle immagini di quello che sembra un alieno. La figura umanoide, apparentemente nuda dalla pelle di un rosa molto pallido, si muove sul tetto della sua residenza. È molto agile, esile, ha gambe e braccia molto lunghe ed una testa particolarmente piccola. Appena si è reso conto di essere osservato balza via lontano ed il fattore, che non è riconoscibile nel video, lo perde di vista. Il video, in spagnolo, è stato postato su YouTube da un’emittente locale, El Mañana. Studi preliminari hanno evidenziato che il filmato non presenta tagli, effetti speciali o transizioni, confermando l’autenticità dello stesso. – Brazil Weird News

Questo il video originale pubblicato dalla televisione El Mañana.

 

 

Il video sembra realmente autentico, anche se qualche dubbio sorge: perché l’alieno se ne sta completamente nudo sul tetto di una casa? E com’è possibile che non si renda conto di essere osservato se non dopo diversi secondi? Inoltre resta completamente immobile per diverso tempo.

Sebbene la maggior parte delle persone abbia creduto alla storia, si tratta in realtà di un falso.

Il filmato è opera dell’artista Jose Joaquim Perez, responsabile del canale YouTube JJPD Producciones, specializzato in computer grafica ed animazione 3d. A quanto sembra El Mañana ha fatto passare una creazione di Perez come una notizia vera, millantando anche di aver effettuato diverse prove per verificare che il video non fosse contraffatto.

Ecco, difatti, il video della creazione della creatura.

 

 

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#CharlieCharlieChallenge – Sedute spiritiche social

Bastano un foglio di carte e due matite. Si divide il foglio in quattro quadranti più o meno uguali ed in ognuno si scrive una delle risposte possibili alla nostra domanda. Si posano le matite una sull’altra a croce e si chiede, imperiosi,

Charlie, Charlie! Ci sei?

A questo punto lo spirito vi darà la risposta che tanto bramate. Il tutto poi va ovviamente postato sui social (Vine, Twitter, o YouTube che si voglia).

Le origini del rito sembrano affondare nel profondo ed esotico Messico, in una versione chiamata Juego de la Lapicera (il gioco della penna), dove a dare la criptica risposta sarà un inquietante demone del folklore chiamato Charlie (e non Carlito come ci si aspetterebbe). Il Charlie Charlie Challenge, nonostante gli scettici siano molti, desta l’attenzione anche delle autorità ecclesiastiche, che mettono in guardia dai rischi del disturbare imprudentemente i morti. Esemplare è il caso di Padre Stephen Mccarthy, e della sua lettera aperta ai parrocchiani: non è mai una buona idea invitare un ghoul messicano a casa propria.

C’è un gioco pericoloso che si diffonde sui social che incoraggia apertamente i ragazzi impressionabili ad invocare i demoni. Voglio ricordare a tutti voi che non c’è niente di buono nel “giocare innocentemente coi demoni”. Vi prego NON partecipate e non incoraggiate altri a partecipare. Il problema dell’aprire sé stessi alle attività demoniache è che si apre una finestra di possibilità che non è affatto facile chiudere. – Padre Stephen Mccarthy, prete della Saints John Neumann and Maria Goretti Catholic High School di Philadelphia, USA

Sono in molti a credere, nonostante il Charlie Charlie Challenge sembri più che altro una moda passeggera creata da adolescenti svogliati, che il rito sia perfettamente in grado di metterci in contatto con gli spiriti dell’aldilà. Su internet gli utenti che giurano di aver visto Charlie sono a centinaia.

Ho sentito una presenza difficile da definire, ed una sensazione di bruciore alla mano, sulla schiena e alla caviglia. Ci sentivamo come avvolti dal male e qualcosa ci osservava. – Zodyy Lanae

 

L’ho allestito con alcuni miei amici a scuola, ma non ha funzionato, così ci ho riprovato a casa. Quella notte mi sono svegliata intorno alle 3:00 per andare in bagno. Ho guardato verso la camera dei miei genitori e ho visto un gigantesco ragno nero. Mi sono spaventata e ho chiuso la porta affinché non entrasse in camera mia. Mi sono girata ed era lì. Una figura nera era in piedi di fronte la mia porta. Non riuscivo a muovermi, ero come pietrificata. Ho provato ad urlare, ma nessun suono mi è uscito dalla gola. Dopo un po’ si è messo ed ha attraversato il mio letto. Sono corsa nella stanza di mia sorella ed ho cominciato a piangere a dirotto. Il resto della notte è stata come se qualcuno mi fissasse tutto il tempo, era una sensazione orribile. – Scarlett

 

La mia televisione si è accesa da sola e si vedevano solo le scariche statiche con uno strano fruscio, sembravano parole, non riuscivo a capire bene. Si è spenta all’improvviso con un sibilo e non sono riuscita a riaccenderla per più di mezz’ora. Strano. Ho provato ad accendere la PlayStation, ed ho sentito la voce di un ragazzino che mi diceva “perché non mi aiuti” e “salvali adesso”. C’erano altre voci di bambini che cantilenavano “aiutaci” tutti insieme. Era agghiacciante, e strano. – Arianna Lynn

Che sia solo un gioco per adolescenti annoiati, o un vero portale per un altro mondo, valutatelo voi. Molto attentamente.


Parteciperai ad una seduta di Charlie Charlie Challenge?

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1999

1999 è una creepypasta che narra la storia di un blogger alla ricerca del mistero che si cela dietro un canale televisivo canadese, Caledon Local 21, e dei suoi grotteschi programmi andati in onda nel 1999.

Il racconto è stato scritto dall’utente Giant engineer e pubblicato su Creepypasta Wiki il 19 settembre 2011. La popolarità del testo giunge nel giugno 2014, quando i due youtuber CreepsMcPasta e MrCreepyPasta ne creano un adattamento per il popolare sito di condivisione video. Il 7 luglio 2014 viene aperto un canale YouTube denominato Caledon Local 21, che ha come obiettivo di ricostruire tutti gli episodi di Booby, uno dei programmi presenti nella creepypasta. Dopo aver caricato diversi video, con una numerazione discontinua, tutti gli episodi vengono cancellati e sostituiti il 1° novembre da due filmati: the b returns, in cui Mr. Bear (uno dei personaggi della storia) spiega di essere troppo occupato per portare avanti il suo canale televisivo, e che quindi continuerà la sua opera su internet caricando nuovi episodi de Lo Scantinato di Mr. Bear; il secondo è invece Return to Mr. Bear’s Cellar – Halloween Special, uno speciale di Halloween.

Buona lettura.

 

 

1999

“L’anno è il millenovecento-novanta-nove.”

Questa frase mi riporta indietro al periodo in cui frequentavo la scuola materna, quando avevo cinque anni, e leggevamo ad alta voce la data scritta alla lavagna tutti i giorni. L’anno 1999 è come una macchia nella mia memoria, un ricordo che non andrà mai via, non importa quanto io provi a dimenticarlo. Il 1999 fu l’anno in cui persi il mio primo dentino e salii per la prima volta su un aereo, ma fu anche segnato dalla precoce perdita della mia innocenza di bambino.

La storia di questo ricordo che si rifiuta di essere rimosso iniziò con un nuova (o vecchio) televisore. All’epoca, i Pokémon erano l’ultima moda che imperversa a scuola. Tutti quanti collezionavano giochi, carte e adesivi dei Pokémon e, cosa più importante, tutti guardavano alla TV il cartone animato che li aveva resi famosi. Ovviamente lo facevo anch’io e ogni pomeriggio, al ritorno da scuola, mi attaccavo alla televisione in attesa che alle 17 iniziasse un nuovo episodio. L’unico problema era che mio padre voleva guardare il notiziario delle 17:30, mentre gli episodi dei Pokémon venivano mandati in onda due alla volta uno dopo l’altro, perciò ogni giorno ero costretto a perdermene uno, e mi lamentavo spesso della cosa. Mio padre si stufò di ascoltare le mie lagne, e decise di comprare un altro televisore.

Lo mise nella mia stanza, ma sfortunatamente si trattava solo di un piccolo e vecchio modello a tubi catodici, con addirittura un’antenna da interni a due punte attaccata alla parte superiore. Inoltre, c’erano solo 20 canali disponibili, e tra questi non c’era quello su cui venivano trasmessi i Pokémon. Ricordo che lì per lì ero talmente felice di avere una televisione solo per me che non diedi importanza a tutto queste cose. Dopo aver girato tutti i canali conclusi che valeva la pena di guardare solo il secondo (TVO kids), perciò lo guardai per un po’ di tempo. Passò qualche mese prima che scoprissi il ventunesimo canale. Era un giorno di aprile, e stavo facendo zapping per vedere se da qualche parte trasmettessero i Pokémon. Premetti 21 sul telecomando nella speranza che ce ne fossero di nuovi, e con mia grande sorpresa la mia speranza divenne realtà. Anche mio padre era sorpreso, ma mi lasciò comunque guardarlo perché sembrava che mandasse in onda programmi per bambini. Si chiamava Caledon Local 21, e più tardi scoprii che l’emittente televisiva che lo trasmetteva si trovava proprio a Caledon, nell’Ontario, una città molto vicina alla mia.

I programmi che venivano mandati in onda su Caledon Local 21 sembravano fatti alla buona, e per la metà del tempo che guardavo quel canale non ci capivo niente. Quando crebbi, ogni volta che pensavo a quegli show, realizzavo sempre di più quanto fossero sviluppati mali, e mi chiedevo “Cosa cazzo guardavo su quel canale?”.

La seguente è una lista di programmi ed episodi di serie che ricordo di aver visto su Caledon Local 21, e mi disturba pensare a come io riesca a ricordare certi dettagli, ma ho ipotizzato che cose del genere, una volta vissute, rimangano nella mente per un po’. C’erano solo tre programmi che riuscivo a guardare, forse perché il canale era operativo nel breve lasso di tempo che va dalle quattro alle nove del pomeriggio.

 

Aprile 1999

Booby – episodio 6, “Insieme”: ricordo che Booby era un semplice programma nel quale i personaggi erano delle mani, niente pupazzi o altro, solo mani. Il protagonista era una mano di nome Booby, che si trovava a dover affrontare una situazione diversa in ogni puntata. Il programma durava solo 5 minuti, sembrava essere stato girato davanti a un muro fatiscente con macchie d’umidità, e le mani si muovevano su di un tavolo con una tovaglia rossa (sicuramente il budget dello show era molto basso). Questo fu il primo episodio che guardai. La puntata iniziava con Booby che tentava di far uscire del ketchup da una bottiglia. Il programma mostrava la mano che percuoteva il fondo del contenitore per almeno tre minuti. Poi arrivava finalmente un’altra mano, guardava Booby e diceva “Insieme”. Iniziava poi a colpire anche lei la bottiglia, fino a quando, finalmente, del ketchup non schizzava fuori dal contenitore per andare poi a finire sul tavolo (ricordo di aver ridacchiato un po’ durante questa scena). Poi Booby fissava il disastro combinato dal ketchup per qualche secondo, prima di girarsi verso la telecamera che zoommava lentamente su di lui.

Lo Scantinato di Mr. Bear – episodio 12: sarebbe un titolo piuttosto sospetto al giorno d’oggi. Questo programma mostrava un tizio in un costume da orso che riceveva ogni giorno un ospite diverso (era sempre un bambino). Era girato con una videocamera (neanche di chissà che buona qualità). La polizia mi ha fatto un sacco di domande su questo programma. L’episodio iniziava con Mr. Bear seduto ad un tavolo che giocava a dama da solo (non lo riconobbi all’inizio, ma era lo stesso tavolo usato in Booby). Rimase seduto lì a giocare per un po’, finché non bussarono alla porta. La videocamera allora si girò verso la porta, mentre bussavano di nuovo. Mr. Bear salì le scale ed aprì la porta, trovandosi davanti a due bambini piccoli. Un bambino aveva più o meno la mia età, mentre la bambina aveva circa 8 anni.

Dopo essersi messo a ballare per la felicità, Mr. Bear iniziò a parlare con i due bambini, ma ricordo di non esser riuscito a capire bene ciò che si dicevano. Poi li fece entrare nello scantinato, che era piuttosto buio, illuminato debolmente da una piccola lampada ad olio sul tavolo. Di cosa successe dopo ricordo solo lui che cantava una canzone che non riuscii a sentire bene (probabilmente a causa di quella grande maschera da orso). L’episodio finì con loro che giocavano a nascondino: i bambini si nascondevano in un armadio e Mr. Bear contava.

 

Maggio 1999

Minestra e Cucchiaio: credo che questo non fosse nemmeno un programma, penso che fosse più qualcosa tipo uno speciale. Quello che so è che smisi di guardare Caledon Local 21 per un po’ perché quel programma mi sembrava troppo stupido; inoltre avevano iniziato a trasmettere i Pokémon dalle 16:30 alle 17:00. Comunque, non ricordo molto di quel programma: c’erano un barattolo di minestra ed un cucchiaio legati con una corda che oscillavano avanti e indietro, come se qualcuno li tenesse e poi li facesse dondolare davanti alla videocamera. La cosa interessante è che era girato in uno scantinato, che sembrava lo stesso scantinato di Mr. Bear. Come ho detto, non ricordo molto, l’unica reminiscenza è il finale.

Il tutto durò un’ora e mezza, con cose che trovavo stupide, come il cucchiaio che inseguiva la minestra cercando di “mangiarla”. Il finale mostrava 7 bambini seduti ad un tavolo (di nuovo, lo stesso di Booby), ciascuno con una ciotola di minestra davanti. Stavano seduti lì a guardare la telecamera, ma avevano dei volti confusi, quasi spaventati. Poi il cameraman prese il barattolo di minestra e disse “Cuuuuuuucchiai pronti?”. E finì così.

 

Luglio 1999

Era estate, e non guardavo Caledon 21 da un bel po’. Finché un giorno, quando ero andato a dormire a casa di un amico, decisi di darci di nuovo un’occhiata. Il mio amico aveva ricevuto una TV per il suo sesto compleanno, quindi rimanemmo svegli fino a tardi (per noi, alle 21:30 era tardi) a guardare la televisione. In quel momento mi ricordai di Caledon 21 e gliene parlai. Decidemmo di vedere se lo stavano trasmettendo, e con nostra sorpresa era così (dovevano aver cambiato l’orario di trasmissione).

Lo Scantinato di Mr. Bear – episodio 23: io ed il mio amico trovammo questa puntata molto divertente, soprattutto perché vennero dette delle parolacce. Ad ogni modo, quando ora ripenso a quell’episodio, realizzo che era davvero successo qualcosa di brutto quando era stato filmato. Iniziava con un’inquadratura verticale di Mr. Bear che saliva le scale che conducevano alla porta dello scantinato. Lo schermo si oscurò per circa un secondo, per poi riaccendersi con una dissolvenza, di nuovo in verticale, inquadrando frontalmente Mr. Bear. C’era anche un altro bambino che parlava con lui, che sembrava avere undici o dodici anni.

I due chiacchierarono per un po’ ma non riuscii a sentire quello che si dicevano (di nuovo a causa della videocamera scadente), fino a quando il bambino non iniziò ad alzare la voce. Diceva che era tardi e che sua sorella doveva tornare a casa, e si potevano anche sentire altre voci in sottofondo. Ricordo che allora Mr. Bear disse chiaramente “Vattene a fanculo, non sei stato invitato” con una voce profonda smorzata dalla maschera da orso. Ricordo anche che io ed il mio amico, udita la parolaccia proibita che iniziava con la “c”, ci guardammo l’un l’altro e scoppiammo a ridere, ma poi l’episodio iniziò a diventare più strano. Il bambino si mise a salire le scale, prima di girarsi e dire che sarebbe andato a chiamare la polizia. Mr. Bear corse allora verso il bambino, che iniziò ad urlare e a correre. La scena venne poi tagliata, e l’episodio finì così. Il canale cominciò poco dopo a trasmettere le scariche statiche.

Booby – episodio 42, “Giocando con le forbici”: era un pomeriggio piovoso, e mi stavo annoiando, quindi decisi di guardare il canale 21. Quando misi su Caledon stava appena finendo un programma che riguardava un bambino seduto su una poltrona, però non ricordo cosa stesse facendo. Per quanto riguarda l’episodio di Booby, ricordo che quando lo guardai per la prima volta pensai che fosse una puntata per ragazzi, perché si vedeva del sangue e le scene erano disgustose. Quando la polizia mi disse tutto, seppi a chi apparteneva quel sangue. L’episodio mostrava Booby ed un’altra mano con un nastro intorno al dito mignolo (la fidanzata di Booby). Booby aveva delle forbici, e saltellava avanti e indietro, mentre la sua fidanzata gli gironzolava lentamente intorno senza meta.

Un’altra mano entrò poi in scena, però era più piccola e veniva strattonata violentemente di qua e di là, come se qualcuno da sotto al tavolo la stesse muovendo forzatamente (più tardi scoprii che era proprio così). “Le forbici sono molto pericolose bambini, quindi maneggiatele con cautela” disse Booby rivolto alla videocamera. Mi accorsi che riuscivo a sentire degli urli soffocati, ma non riuscivo a capire da dove provenissero, a causa della cattiva qualità dell’audio.

La fidanzata di Booby afferrò la mano più piccola che continuava a dimenarsi, e Booby le si avvicinò con le forbici. Iniziò con il pollice, aprì le forbici e le richiuse intorno al dito, tagliandone la carne. Il sangue iniziò a colare, e gli urli soffocati divennero più forti. Il bambino di 5 anni che ero allora era profondamente disgustato. Ricordo di aver pensato che forse Booby era uno show fatto per ragazzi o comunque qualcuno più grande di me. Mentre facevo queste considerazioni, Booby stringeva sempre più la presa sulle forbici. Le lame arrivarono all’osso, e si udì un orribile scricchiolio. Fu allora che spensi la televisione. Non ne parlai mai con mio padre, perché avevo paura mi vietasse di guardare la TV.

 

Agosto 1999

Dopo quell’episodio di Booby non volli guardare Caledon 21 per un po’. Durante il mese di agosto, però, crebbe in me la curiosità di vedere altri episodi de Lo Scantinato di Mr. Bear per qualche ragione. L’ultimo episodio di Mr. Bear che avevo visto era strano, e in esso venivano dette delle parolacce, cosa che mi aveva anche fatto pensare che quel programma fosse pensato per ragazzi. Tuttavia, decisi di guardare Caledon 21 mentre mio padre era occupato.

Lo Scantinato di Mr. Bear – episodio 28: apparentemente, questo episodio di Mr. Bear venne mandato in onda per l’intero mese di Agosto. È stato studiato molto dalla polizia. All’inizio dell’episodio, Mr. Bear era seduto su di una sedia e parlava ai telespettatori. Diceva: “Ciao bambini! Volete visitare il mio scantinato? Per farlo, scrivetemi una lettera a questo indirizzo!”. Appariva poi una schermata bianca con una scritta in sovrimpressione fatta di lettere di colore diverso l’una dall’altra, che rimaneva fino alla fine dell’episodio.

La scritta era un indirizzo. E indovinate cosa feci? Mandai una lettera a Mr. Bear, o a quel bastardo malato che lo impersonava. Lo feci più che altro per curiosità, e mio padre fu d’accordo perché pensava che Mr. Bear fosse un innocuo programma per bambini, anche perché non aveva mai visto niente di quello che veniva mandato in onda su Caledon 21. Scrissi quindi una letterina con la migliore calligrafia di cui ero capace. Ricordo di scritto soltanto di quanto desideravo incontrare Mr. Bear, e ricordo di aver chiesto se anche Booby viveva nello stesso scantinato. Mio padre la spedì all’indirizzo di cui aveva parlato Mr. Bear nell’episodio (che per qualche ragione era stato mandato in onda per tutta la giornata).

Passò circa una settimana prima che ottenessimo una risposta, e ne rimasi sorpreso. Conservo ancora quella lettera, che ricevetti il 15 agosto 1999. Questo è quanto vi era scritto:

Caro Elliot,

ti ringrazio davvero tanto per la tua lettera, mi piacerebbe tantissimo riceverti nella mia cantina! Qui giochiamo, guardiamo film e andiamo a campeggio nel bosco!

E sì, anche Booby vive qui, lui è un mio buon amico!

Puoi raggiungermi al (la polizia ha tagliato l’indirizzo) a Caledon, Ontario, CA.

Non vedo l’ora di divertirmi insieme a te!

Con affetto, Mr. Bear

Non riesco a credere che mio padre non abbia mai trovato losca l’intera storia, perché mi portò davvero a quell’indirizzo. E fu allora che venne coinvolta la polizia, e iniziarono quelle domande senza fine, e quelle immagini di bambini terrificati, ed il bosco…

Pensare a tutto ciò mi riporta a una domanda, “perché sto scrivendo questo blog?”. Ebbene, quello psicopatico ed i suoi amici fecero cose terribili in quella casa, e ora sembra che stia cercando di rimettersi in contatto con me; il caso è stato riaperto dalla polizia. Tutto questo mi ha riportato al 1999, sono passati dieci anni, eppure sta accadendo di nuovo.

 

[Aggiornamento] 21/09/11

Avete continuato a scrivermi chiedendomi cosa accadde esattamente nel 1999; andrò subito al dunque. Lo scopo di quegli strani programmi era di attirare i bambini alla casa di Mr. Bear, e quello che fece scandalizzò l’intera città.

Mio padre mi portò davvero a Caledon seguendo le indicazioni sulla lettera. La casa era in periferia, in aperta campagna. La ricordo ancora. Sembrava una vecchia fattoria del ‘900. Le finestre erano tutte sbarrate e la casa era in rovina. Mentre ci avvicinavamo, ricordo che mio padre continuava a controllare l’indirizzo, guardando incredulo l’edificio. Poi la porta si aprì.

Mi aspettavo ci fosse Mr. Bear, ma rimasi sorpreso di vedere un poliziotto spuntare dalla porta cigolante. L’agente iniziò a parlare con mio padre e io chiesi subito se ci fosse Mr. Bear nella casa. Il poliziotto fece una leggera smorfia e mormorò “Oddio” o qualcosa del genere, poi iniziò a parlare piano con mio padre, così che io non potessi sentire, ma mio padre mi disse comunque di andare in macchina. Poi tornammo a casa.

Mio padre stette in silenzio per tutto il viaggio. Sentivo che era successo qualcosa di strano. Mio padre non mi disse niente per un po’, e ad ogni modo io non ci pensai più. Canale 21 non fu più trasmesso, e quando cercai di parlarne con mio padre ne negò l’esistenza. Credo di aver avuto 13 anni quando scoprii la verità.

Mi ricordai di Canale 21 un giorno e chiesi informazioni a mio padre. Immagino decise di dirmi la verità, finalmente. Caledon Local 21 era un programma TV locale che andò in onda dall’ottobre del 1997 all’agosto 1999 nella provincia dell’Ontario. L’intera programmazione veniva girata in una casa a Caledon (quella che visitai) e diretta da un uomo che non conosceva nessuno in città. Il canale era visibile solo dai televisori più vecchi, perché il segnale era captato solo dalle vecchie antenne (a frequenza minore). Quell’uomo creò tutti i programmi del canale, che erano diretti ai bambini. Booby era la sua mano, Mr. Bear era lui e sempre lui era il misterioso cameraman e la ragione per cui creò il canale era peggiore di quanto pensai inizialmente. Come avrete già capito, rapiva i bambini e li teneva nel suo scantinato. Ma mentre la maggior parte delle persone pensava che fosse un pedofilo, in realtà voleva usare i bambini per un altro scopo. L’uomo era fuggito la notte prima del giorno in cui arrivai, la notte prima che la polizia iniziasse ad investigare. Non ero l’unico a guardare quel canale.

 

[Aggiornamento] 09/11/11

Vi chiedo scusa per non aver risposto alle vostre domande per tanto tempo, non ho controllato la mia casella di posta elettronica per un po’. Ad ogni modo, lasciate che faccia finalmente chiarezza su quello che so. Tornando indietro ad ottobre, volevo informarvi del fatto che ho visitato la casa che era precedentemente di proprietà dell’uomo che gestiva Caledon 21. Ora ci vivono due donne, che hanno messo su un asilo nido nella struttura… l’ironia della sorte. Ora risponderò alle domande che mi avete inviato tramite email.

D: Conosci altre persone che guardavano Caledon 21 Local?

R: Posso dire che altre persone lo guardavano sicuramente, compresi quei bambini che si vedevano nello show di Mr. Bear. Dopo aver fatto alcune ricerche su Google, ho trovato sul forum Neoseeker delle discussioni nelle quali alcune persone parlavano degli show di Caledon 21 Local. Discutevano di show per bambini che avevo visto anche io, ma anche di altri programmi che non avevo mai guardato. Un utente che si chiamava iamreallife sembrava conoscere ogni show che era stato mandato in onda su Caledon 21 Local. Eccone due che non avevo mai sentito prima:

L’Angelo Caduto e la Vita: iamreallife lo descriveva come un programma abbastanza noioso in cui un ragazzo divagava di fronte alla telecamera su come dobbiamo compiacere Satana e placarlo prima che sia troppo tardi.

Dipingere con l’Anima: iamreallife ed un altro utente di nome sigy92 ne parlavano descrivendolo come uno show simile al film “Il mistero della strega di Blair”, perché in esso venivano mostrate delle riprese fatte da un cameraman che gironzolava per una foresta di notte, senza fare nulla di particolarmente interessante.

Cercherò di nuovo quella discussione e vedrò se riesco a linkarvela.

D: Dov’è Mr. Bear, o il ragazzo che indossava il suo costume?

R: Se lo avessi saputo, lo avrei scritto prima. Non ne ho idea, non so se è vivo o morto (spero la seconda delle due). La prossima volta che incontrerò l’amico di mio padre glielo domanderò, magari otterrò una risposta più precisa.

D: Cosa ha fatto Mr. Bear a quei bambini?

R: Questa è decisamente la domanda che mi è stata fatta più volte. La risposta a questa domanda l’ho avuta in ottobre, tramite un amico di mio padre che è un ufficiale della polizia di Caledon in pensione. Apparentemente, l’uomo che impersonava Mr. Bear portava i bambini fuori dalla casa, nella foresta lì vicino. La polizia non sa esattamente cosa gli fece lì, ma sono stati ritrovati 16 corpi carbonizzati di bambini di un età compresa tra i 4 ed i 13 anni in un fosso largo e lungo 15 piedi nel profondo della foresta. L’amico di mio padre non è voluto scendere nei dettagli, ma lo vedrò il prossimo martedì, e proverò a estorcergli più informazioni.

Questo è tutto quello che so, per ora. Grazie per l’interesse che dimostrate di avere per il mio blog, cercherò di raccogliere più informazioni possibili per il prossimo post. In realtà, sono sempre stato piuttosto interessato anch’io a questa vicenda. Dovrebbe essere un mio diritto sapere cosa diavolo è successo in quella foresta.

 

[Aggiornamento] 01/02/12

Mi dispiace non aver postato nulla per un po’, ma ho praticamente smesso di interessarmi al blog da quando sono arrivato ad un punto morto nella ricerca di informazioni circa l’identità del proprietario di Caledon Local 21.

Comunque, qualche settimana fa, un miracolo! Inaspettatamente, sono riuscito a trovare delle risposte dal padre di un bambino a cui facevo da babysitter. Vive dall’altra parte della strada dove abito, e facevo da babysitter ai suoi figli quando erano più piccoli; è disoccupato. Viveva nei boschi fuori Caledon ed ha assistito alle attività del proprietario del canale. Si chiama Anthony Pollo.

Quando viveva nel suo piccolo bungalow fuori dai boschi, ci si avventurava spesso per farsi una canna o due prima di ritornare al suo lavoro (era un artigiano). Mi ha detto che gli capitava di sentire voci di bambini dal profondo del bosco oltre ad una luce distante. Mi ha detto che questi eventi iniziarono nel tardo 1997 (nota: è più o meno quando Caledon Local 21 iniziò a trasmettere). A quanto pare, si seccò di questi avvenimenti ed andò ad investigare.

Poi mi ha descritto tutta la scena che si trovò di fronte. C’era un gruppo di bambini (da 13 a 17 fanciulli) dai 5 ai 12 anni raccolti intorno ad un grande focolare. Con loro c’era un solo adulto. Pollo si avvicinò per parlargli (notando il suo aspetto trasandato, da drogato, e il suo continuo contorcersi) e gli chiese cosa stesse facendo nella foresta con i bambini. L’uomo disse che erano in campeggio, cosa che facevano spesso. Pollo, non sospettando nulla (Caledon ha uno dei tassi di criminalità più bassi del Canada) se ne andò, dicendogli solamente di non fare troppo chiasso. Si è fermato un attimo e poi mi ha detto che non furono più silenziosi, anzi qualche volta ha sentito i bambini cantilenare ad alta voce in una lingua che non conosceva. Non si è preso la briga di parlare di nuovo con l’uomo, dato che si sarebbe trasferito di lì a poco.

Gli ho detto che quell’uomo era probabilmente il proprietario di Caledon Local 21, ma secondo lui non era così, dato che aveva sentito da molti altri abitanti della zona che stava per trasferirsi a Pickering. Quindi, ecco cosa so ora:

  • l’uomo portava spesso i bambini nel bosco “in campeggio”;
  • il focolare che mi ha descritto Pollo potrebbe essere la fossa in cui sono stati trovati i corpi dei bambini;
  • i bambini visti da Pollo sono probabilmente quelli trovati morti;
  • l’uomo si è trasferito in una città chiamata Pickering (una piccola cittadina a Est di Toronto).

Ne parlerò con l’amico di mio padre (l’ex poliziotto) per vedere se tutto questo corrisponde con ciò che la polizia sa a proposito dell’uomo. Voglio anche vedere se sa altro su ciò che veniva trasmesso su Caledon Local 21.

 

[Aggiornamento] 20/03/12

Buone notizie, ragazzi. Ho parlato con l’amico di mio padre, e lui mi ha rivelato un sacco di informazioni. Per prima cosa gli ho chiesto se la polizia avesse mai scoperto qualcosa sull’uomo che gestiva Caledon 21 Local, e lui mi ha detto che hanno seguito gli stessi indizi per anni, e non hanno mai trovato un sospettato. Ad ogni modo, la polizia regionale del Peel possiede alcuni dei nastri magnetici ritrovati nella casa da cui Caledon 21 Local veniva mandato in onda, e mi ha portato alla stazione per mostrarmene alcuni. Credo di non aver ancora detto molto al riguardo dell’amico di mio padre, si chiama Mitchell Wilson ed è un uomo simpatico, che sembra comprendere la mia sete di informazioni su quello che accadde in quella casa nei tardi anni ’90. Lui pensa che mio padre abbia sbagliato a non parlarmene per così tanto tempo.

Mi ha portato alla stazione di polizia sulla Davis Road (per chi non lo sapesse è la più grande stazione di polizia di Caledon, e una delle più grandi nell’intera regione del Peel). Ogni stazione della regione possiede alcuni nastri magnetici, quella sulla Davis ne ha tre. Li ho guardati tutti e tre. Per ovvie ragioni, non mi è stato consentito di portare a casa mia nessuno dei tre nastri.

Booby – episodio 2, “Gli amici sono come fiori”: questo è uno dei primi episodi di Booby. La qualità del video era peggiore del solito (forse venne girato con una videocamera ancora più vecchia), ma l’episodio era stato girato nel solito posto in cui erano ambientati anche gli altri episodi di Booby. L’ho riconosciuto all’istante. La puntata iniziava con Booby che ondeggiava avanti e indietro davanti alla telecamera. Dopo pochi secondi entrava in scena anche un’altra mano, molto più piccola, che sembrava appartenere ad un bambino.

La mano più piccola iniziava subito a saltellare con entusiasmo, prima di raggiungere Booby e unire le sue dita insieme per “baciarlo”. Dopo pochi secondi Booby afferrava la mano più piccola e la stringeva forte. Continuava a stringerla per almeno dieci minuti, poi la videocamera faceva una panoramica e le due mani uscivano di scena. La panoramica continuava fino a quando la videocamera non inquadrava una margherita appassita. La videocamera zoomava sul fiore, e quando si fermava si riusciva a udire una voce di bambina fuoricampo, che diceva “Gli amici sono come fiori nel giardino della vita”. L’episodio finiva così.

Dipingere con l’Anima – episodio 10, “Spazzatura gettata via”: Dipingere con l’Anima era uno degli show di cui parlavano iamreallife e sigy92 su Neoseeker. L’ho detto alla polizia, e loro mi hanno detto che 12 episodi di questo programma vennero mandati in onda su Caledon 21 tra il 5 dicembre 1997 e l’8 gennaio 1998.

Esattamente come iamreallife e sigy92 lo avevano descritto, l’episodio si apriva con le scene riprese da un cameraman che girovagava in una foresta. Sembrava che le riprese fossero state fatte di sera, perché pareva che il sole stesse tramontando. Il cameraman camminava lungo un sentiero fino a raggiungere una zona in cui c’era un sacco di immondizia buttata tra le foglie.

La camera riprendeva cartacce, bottiglie, sacchetti e scatole, stando attenta a soffermarsi su ognuno di questi rifiuti per almeno due secondi. Si fermava poi in un punto, mentre una voce fuori campo iniziava a parlare. Ricordo che era una voce molto timida e tranquilla, e credo di averla sentita in qualche altro programma di Caledon 21 Local. Riuscivo a malapena ad udire ciò che stava dicendo, ma comprendevo che stava principalmente parlando di quanto gli umani siano pattume, e di qualcos’altro che aveva a che fare con l’ottenere la salvezza eliminando l’immondizia (noi). So che in fin dei conti suonava molto stupido, ma udire quelle parole mi fece provare comunque una sensazione di terrore… voglio dire, quella foresta era probabilmente il posto in cui erano stati ritrovati i corpi, no?

Lo Scantinato di Mr. Bear – episodio 25: quando l’ufficiale di polizia è entrato nella stanza con il nastro di questo episodio, mi sono lasciato scappare un “Oh merda” e ho ridacchiato a voce un po’ troppo alta. Ovviamente ho avuto addosso gli sguardi dei presenti, ma Wilson ha parlato loro della mia piccola esperienza con Mr. Bear, e di come ancora conservo quella lettera che mi ha mandato. Come negli episodi precedenti in questo episodio il protagonista era un uomo che indossava un costume da orso mascotte.

L’episodio iniziava con Mr. Bear che camminava saltellando verso il tavolo con la tovaglia rossa, mentre teneva una bottiglia di succo d’arancia tra le mani (o zampe?). Sul tavolo erano disposti sedici bicchierini e una bottiglia più piccola contenente un liquido misterioso. Mr. Bear versava una quantità uguale di succo d’arancia in ogni bicchierino, all’interno dei quali faceva poi cadere, dopo aver aperto la bottiglietta più piccola, una goccia del liquido non identificato. Mr. Bear usciva poi dalla visuale della videocamera, si udivano alcuni rumori ovattati come quello di passi strascinati e poi l’uomo riemergeva da dietro la posizione della videocamera.

Era seguito da 16 bambini, alcuni sembravano avere un’età sui 4 anni, mentre altri sembravano essere praticamente adolescenti. Quando tutti i bambini erano entrati nel campo visivo della videocamera, l’ufficiale della polizia ha commentato che questo è l’unico episodio in cui vengono mostrate tutte e 16 le vittime.

I bambini sembravano tutti più o meno contenti, tranne uno, che aveva lividi visibili sul volto e, diversamente dagli altri bambini, sembrava avere un’espressione più impaurita. Sembrava di 11 o 12 anni, e questo dettaglio mi ha permesso di riconoscerlo. Era quel bambino che aveva chiesto di sua sorella e dopo era andato incontro ad un destino sconosciuto alla fine dell’episodio 23, quello che avevo guardato durante il mese di luglio del 1999.

Quando l’ho detto all’ufficiale lui ha confermato la mia ipotesi, e mi ha detto che quel bambino è stato presente anche nell’episodio 24, che è stato mandato in onda solo alle 15:00 sempre durante luglio del ’99, del quale la polizia non ha ancora ritrovato la registrazione su nastro magnetico. Mr. Bear iniziava poi a cantare una canzone che parlava degli agrumi e di quanto ci fa bene la vitamina C (riuscivo a fatica a comprendere il testo perché i suoni erano attutiti dalla maschera da orso) . Ogni bambino beveva poi il succo di frutta dal proprio bicchiere (il bambino dell’episodio 23 in maniera più riluttante), e la puntata finiva.

Dopo aver visto le registrazioni sui nastri magnetici in possesso della stazione di polizia sulla Davis, sono soddisfatto, ma solo per ora. La polizia continua a raccontarmi le stesse stronzate sul creatore di Caledon 21, mi ripetono che era un pedofilo feticista e apparentemente anche un seguace di una setta religiosa, ma io voglio ancora sapere la verità sull’intera storia. Adesso uscirò dal blog, e per prima cosa mi dedicherò all’università per un po’, poi cercherò di ottenere informazioni. Spero di poter tornare a scrivere il prima possibile.

 

[Aggiornamento] 12/05/12

Il 17 aprile ho finalmente preso la mia patente G2 (nell’Ontario, ti permette ti guidare un’auto da solo e con passeggeri dopo sei mesi). Chiaramente ne ho subito approfittato e sono andato a Caledon per una “gita domenicale”. Dal momento che è da tempo che non scrivo un aggiornamento, ho pensato di poter visitare la casa dove veniva girato il famigerato programma della mia infanzia. La casa aveva un aspetto differente dall’ultima volta che l’ho vista ad ottobre. L’edificio non veniva più usato come asilo nido ed era abbandonato. Comunque, c’era un cartello “Vendesi”, a dimostrazione del fatto che appartiene ancora a qualcuno, sebbene voglia disfarsene.

La casa abbandonata mi riportò alla mente dei ricordi sfocati, principalmente di quel giorno in cui mio padre mi portò a visitare Mr. Bear. Mi assalì un certo timore: cosa succedeva ai bambini mentre stavano in quella casa? Ho salito le scale della porta principale e ho sbirciato dalla finestra. Dentro si vedeva un corridoio quasi vuoto con qualche scatolone in fondo.

Alla fine del corridoio, sulla destra, c’era una porta che probabilmente conduceva alla cucina. Sulla sinistra c’erano due porte, che conducevano entrambe a delle stanze visibili dalle finestre esterne. Mi chiedevo dove fosse l’entrata della cantina e se fosse stata sigillata. Sono andato sul retro della casa e ho avuto la risposta: due porte di legno per terra ad un angolo quasi piatto erano sigillate con un lucchetto; probabilmente portavano alla cantina. Non volendo gironzolare lì intorno (non potete immaginare cosa mi passava per la testa in quei momenti) mi sono allontanato.

Dietro la casa il campo vuoto continuava finché non raggiungeva una fitta foresta che delimitava l’orizzonte. Mi chiedevo se quella fosse la foresta dove vennero ritrovati i corpi dei bambini. Mi sono detto “Fanculo” e mi sono incamminato verso la foresta. Il bosco era stranamente silenzioso, salvo il rumore regolare di qualche picchio che forava un albero in lontananza. Ho proseguito con prudenza, avventurandomi nel profondo della foresta, non dando molta importanza al fatto che non avessi idea di dove stessi andando. Non so come spiegarlo, ma sentivo che c’era qualcosa che dovevo trovare. Arrivai in una zona meno fitta e c’erano delle piccole case in lontananza. Mi passò per la mente la casa di Pollo e mi chiesi se una di quelle era la sua. Mi avvicinai ad una radura in cui vidi tre ceppi adeguatamente dimensionati intorno ad un’area scura, bruciacchiata (evidentemente era stato acceso un piccolo fuoco in quel punto).

“HEY! FUORI DAI COGLIONI DAL NOSTRO FORTE!”

Quelle parole mi fecero quasi venire un infarto. Mi girai alla mia sinistra e c’erano due persone vestite di nero che correvano verso di me. Inizialmente pensai di scappare via, ma quando si avvicinarono vidi che erano solo dei ragazzini, probabilmente di 13 o 14 anni, magari anche 12. Quando mi furono vicini, anche loro si resero conto della mia statura: io sono alto 1,86 m, mentre loro non erano più alti di 1,75 m (uno poteva anche essere di 1,70). “Abbiamo detto… levati dai coglioni” disse con convinzione il più grosso, che indossava una maglietta degli Spliknot. Mi piantai a terra e feci spallucce. Il più piccolo, che indossava una maglietta dei Metallica prese e mi puntò contro un balisong. “No, non vuoi farlo davvero.” dissi con una voce profonda, seria (cercando di sembrare più duro possibile) e presi il mio cellulare.

I due ragazzi si ritirarono e quello con la maglia dei Metallica mise via il coltello. “Senti amico, non ci piace avere gente nel nostro forte, non puoi andartene e basta?” disse quello con la maglia degli Slipknot, ovviamente intimidito. Non avevo nulla da fare nella foresta, quindi mi limitai ad un semplice “Va bene” e mi girai, prima di realizzare di avere una grande opportunità. “Qualcuno di voi ha mai sentito parlare di un tizio che uccise un gruppetto di ragazzi in questi boschi circa… 13 anni fa?” ho chiesto loro. I due si guardarono confusi, poi quello con la maglia dei Metallica rispose “Sì… TUTTI conoscono quel tizio” mi rispose, parlandomi come se fossi stupido. Il ragazzo con la maglia degli Slipknot continuò “Vive ancora da queste parti, nel canale fognario… un amico di mio fratello maggiore dice di averlo visto in un costume da orso gironzolare per la foresta di notte”.

Il mio istinto mi disse che probabilmente era una bugia, e sebben il proprietario di Caledon Local 21 era sparito da tempo, continuava ad esistere nelle tradizioni di questa isolata comunità. Ma come umano, il pensiero dell’ignoto mi attirò. “E dov’è il canale fognario?” chiesi (solo per curiosità, non credetti realmente alla storia del bambino). Il ragazzo con la maglia dei Metallica mi ha fissato per un momento, guardandomi tanto infastidito quanto incuriosito. “Non sei di queste parti, vero? Perché sei venuto qui?”, chiese. Ammetto che quella domanda mi prese un po’ alla sprovvista, ma comunque pensai che avrei anche potuto spiegare perché ero lì, per evitare che fraintendessero le mie intenzioni. Raccontai ai due bambini della mia esperienza con quell’uomo e con Caledon Local 21, e dissi loro che ero venuto a cercare una fine a quella storia (nonostante non ne fossi proprio sicuro).

I ragazzi sembravano conoscere il canale televisivo, dato che si guardarono e sorrisero quando lo nominai. Diventarono anche più amichevoli e mi diedero un’accurata descrizione di come trovare il canale fognario. Dopo poco, ho deciso semplicemente di girarmi e di tornarmene a casa per la strada dalla quale ero venuto, lasciando i bambini nel loro forte. Ora vi starete chiedendo perché ho lasciato fuori tutti i dettagli su quello che mi hanno detto quei due ragazzi proprio ora, ma è semplicemente perché ho deciso di concludere il racconto di ciò che ho raccolto oggi.

Ecco ciò che i ragazzi mi hanno detto nei dettagli:

  • la caditoia è più avanti del forte dei bambini, nella stessa direzione in cui io stavo andando;
  • il tubo di scarico riversa l’acqua piovana in un piccolo fiume, e lì vicino c’è un parco giochi che la gente usa raramente;
  • l’uomo probabilmente vive nel grande tubo di scarico che riversa l’acqua piovana nel fiume, la gente lo ha visto, sebbene indossasse sempre una maschera o un costume intero da orso mascotte. Nota: non credo che questa storia sia vera, penso che sia invece un semplice mito inventato dai residenti di Caledon. La storia non sembra ad ogni modo plausibile: perché nessuno ha chiamato la polizia? Quell’uomo non è sembrato sospetto a nessuno? E ci sono anche altre domande come questa che rendono questa storia poco credibile;
  • potrei visitare la caditoia. Non perché credo a questa storia, ma semplicemente per avere una scusa per visitare Caledon di nuovo e non lasciar morire questo blog (senza più nastri magnetici da guardare, non so più di cosa parlare!).

Grazie per il continuo supporto che date a me ed al mio blog. So che molti di voi vogliono più informazioni su quello che è successo a Caledon nel 1999, e farò del mio meglio per continuare le ricerche ed aggiornare il topic. Qui Elliot, chiudo.

 

[Aggiornamento] 04/10/12

Wow, quasi 5 mesi dall’ultimo aggiornamento. Immagino che tutti pensino che io sia morto, vero? Fortunatamente non lo sono. Comunque, parlando seriamente, sono stato davvero impegnato gli scorsi mesi, ed un blog che parla di qualcosa che avrebbe potuto uccidermi da bambino è abbastanza in basso nella scala delle mie priorità. Attualmente vivo a Waterloo, Ontario, e frequento la facoltà di ingegneria informatica dell’Università di Waterloo (sì, sono un appassionato). Come potete immaginare, studiare ingegneria non è una passeggiata, e ovviamente ho quasi dimenticato questo blog. Ma come potete vedere, sono tornato.

Mi sono ricordato di visitare il canale fognario di cui mi avevano parlato i bambini di Caledon. Era in una radura tra le zone boscose, vicino ad una palude. Sfortunatamente, non ho trovato assolutamente nulla; ad eccezione di una tartaruga che si è ritirata nella sua casa incorporata quando mi ha visto. Ho scattato qualche foto e le ho anche postate. Inoltre, lasciate che vi dica che NON era un canale fognario come avevano detto i bambini

Quello che visto era un semplice tubo, probabilmente per incanalare l’acqua in entrata alla palude. Quando sono tornato da Caledon, comunque, ho solo continuato a rimandare di uppare tutto finché mi sono completamente dimenticato del blog. Non mi sembrava semplicemente più importante (perdonatemi vi prego) finché, recentemente, non mi sono interessato al mio caso di nuovo. Il 10 settembre ho ricevuto un’email da questo indirizzo: [email protected]

Divertente, vero? Beh, questo è solo l’inizio. Vi copio e incollo qui l’email che questo tizio mi ha inviato:

Caro Elliot,

Mio caro, caro ragazzo,

mi sei mancato davvero tanto, oh quanto sei cresciuto! I tuoi occhi scintillanti sono rimasti gli stessi però, quegli occhi in cerca di avventura, oh, immaginarli porta calore al mio vecchio cuore di orso. Quel giorno che sei venuto a farmi visita ero così felice che ero uscito a raccogliere fragole. Mi aveva detto che saresti venuto a trovarmi! Oh sì, me lo aveva detto, che saresti venuto a trovarmi!

E presto, presto non sarai più solo! Mi dispiace davvero tanto non averti potuto salutare quando sei venuto, non una, ma due volte! Non preoccuparti comunque, presto potrai finalmente venire a giocare con gli altri bambini. Cercherò di rendere la mia cantina ancora più accogliente!

100 abbracci pelosi,

Mr. Bear

Ora c’è da dire che ovviamente questa mail è finta, ma mi piacerebbe ringraziare chiunque me l’abbia inviata. Il solo leggerla mi ha fatto venire i brividi, ma grazie a lei sono nuovamente pieno di un grande interesse per questa vicenda e per questo blog. Trovo divertente continuare a cercare di risolvere i misteri sui quali mi sono sempre interrogato. Ho parlato al mio compagno di stanza di questa storia e lui ha pensato che la mail fosse vera, e mi è sembrato più spaventato di quanto lo sia stato io per un secondo. Ma poi io ho cercato di minimizzare, e lui si è calmato. Voglio dire, quante possibilità ci sono che quella mail sia stata inviata veramente da Mr. Bear? Come avrebbe fatto quel pazzo a sapere che sono andato a Caledon quella volta? E ancora, come avrebbe fatto a conoscere il mio indirizzo email e sapere che sono ancora interessato alla sua cantina? Ah.

Risponderò a “returntheb”. Wow, anche solo guardando il mittente potete dire che qualcuno aveva intenzione di farmi dare di matto. Non ha funzionato, però, a te che hai mandato quella mail, chiunque tu sia, grazie per aver scatenato nuovamente il mio interesse per questa vicenda. Forse posso sapere di più riguardo quello che è successo a Mr. Bear, o almeno lo spero, perché anche se non credo che quella lettera me l’abbia inviata davvero lui, una parte di me è ancora in ansia per questa storia. Grazie a tutti voi che continuate a seguirmi e siete diventati così avidi di informazioni, è anche per voi che ho deciso di continuare a indagare!

Grazie ragazzi.

 

[Aggiornamento] 09/11/13

Wow, non riesco a credere che questo blog non sia stato ancora cancellato, non ho postato nulla per molto tempo. Ho le mie ragioni, preferisco non parlarne ancora, è stato un anno abbastanza… traumatico per me. Alcuni di voi avevano ragione, non avrei dovuto tornare indietro e provare a svelare i misteri della mia infanzia, ma non sono riuscito a resistere. Sono passati più di dodici mesi dal mio ultimo post e sono successe un sacco di cose. Ricapitoliamo il punto a cui sono arrivato per quanto riguarda l’intera faccenda dell'”incidente di Mr. Bear”.

  • [email protected] non è più in uso, ho provato a mandare una mail a questo indirizzo ma non ho ricevuto risposta. Ho provato a mandarne un’altra a marzo, ma ancora niente;
  • mi sono trasferito a Ottawa (capitale del Canada, per chi non la conoscesse) per l’università, quindi non sono più andato a Caledon e non sono mai tornato a casa nella regione del Peel fino ad ora, per motivi che potete immaginare;
  • ho dovuto farmi un nuovo indirizzo di posta elettronica perché la gente continuava a prendermi in giro mandandomi messaggi nei quali si fingeva Mr. Bear. Grazie (di niente) ragazzi;
  • perché sono tornato su questo blog? Mitchell Wilson (ricordate? l’ex poliziotto amico di mio padre) mi ha chiamato il 23 ottobre per parlarmi di un nastro magnetico che è stato trovato in una succursale della biblioteca pubblica di Brampton. Brampton è la mia città natale, per chi ancora non lo sapesse. Sosteneva che non gli era permesso di discutere del contenuto del nastro perché era ancora sotto osservazione, ma mi ha chiesto di andare a dargli un’occhiata quando sarei tornato a casa. Questo nastro ha rimesso in moto gli ingranaggi del caso, perché tutti sappiamo cosa c’era nelle ultime registrazioni che ho visto. Posso solo immaginare cosa ci sia lì sopra, immagino che debba avere qualcosa a che fare con Caledon Local 21.

Immagino di essere tornato solo per dirvi che voglio mandare avanti questo blog e per ringraziare chi lo segue ancora. Non so quando tornerò, ma quando vedrò il nastro farò un post per parlarvi del suo contenuto. Non so cosa aspettarmi, ma l’idea di guardare quel nastro mi ha reso di nuovo interessato a questo mistero.

– Elliot

 

[Aggiormaneto] – 16/01/14

È stato un lungo anno per me. L’università mi ha fatto passare le solite notti insonni, specialmente da quando mi sono trasferito ad Ottawa che è IL posto migliore per fare festa (sarcasmo). Ma ora sono tornato a casa con mio padre, a Brampton, la città in cui sono cresciuto. Sono tornato a casa il 18 dicembre e sono stato a festeggiare con amici e parenti, o almeno è quello che avrei voluto fare. Quest’anno non sento quell’allegria che avevo di solito in questo periodo del mese.

Per rispondere alle centinaia di email e commenti che ho ricevuto – sì, ho visto quei filmati che l’amico di mio padre (Mitchell Wilson) aveva promesso di mostrarmi. Questi filmati sono come una maledizione, comunque; voglio saperne di più, ma allo stesso tempo voglio dimenticarmi di tutto. Non ho potuto farci nulla, avevo BISOGNO di vedere quei filmati. Non solo per me stesso, ma per tutti voi che siete interessati quanto me a quel misterioso uomo col costume da orso. Comunque, dopo aver visto quei filmati sento di nuovo quel profondo terrore dentro di me, scatenato dal fatto che io sarei potuto essere uno di quei bambini nei filmati, che ora sono morti. Se non avete saltato questo paragrafo per arrivare subito alla parte più succulenta, grazie per essere stati a sentire il mio sfogo.

Venerdì, mercoledì 1° gennaio ho chiamato Mitchell Wilson e gli ho chiesto quando sarei potuto andare da lui a vedere i filmati. Il clima era piuttosto fiacco alla stazione di polizia a causa della nevicata, quindi mi ha detto che sarei potuto andare quando volevo. I filmati si trovavano in una filiale non molto lontana da casa mia. Quindi ho coraggiosamente affrontato le strade fangose e i terribili guidatori di Brampton e mi sono fatto strada fino alla stazione di polizia del Peel situata nel centro della città di Bramalea.

Ho incontrato Wilson alla reception e mi ha portato al secondo piano, in un piccolo ufficio. Mi ha detto di mettermi a sedere e aspettare mentre andava a prendere i nastri. Prima di uscire dall’ufficio, si è girato verso di me e ha detto “So che sei curioso, ma… sei sicuro di volerlo fare?”. Ovviamente lo ero, o almeno così credevo. Inoltre, l’amico di Wilson si è dato molto da fare per farmi venire qui e non volevo sprecare l’occasione. Questa stazione in particolare aveva quattro nastri tra le mani. Ad ogni modo, mi era permesso di guardarne solo tre, perché pare che il quarto nastro fosse troppo danneggiato per girare su un videoregistratore.

Dipingere con l’Anima – episodio 3, “Come spolverare una stanza”: mi ero quasi dimenticato di questo programma, non l’ho mai visto in TV ma avevo guardato un episodio alla stazione di polizia di Caledon. La puntata si apriva con la telecamera che faceva una panoramica di una piccola stanza vuota. C’era una finestra sul muro di fronte alla porte e fuori era buio. Il cameraman camminava verso la finestra rivelando una piccola radura prima di una oscura, fitta foresta a circa 15 piedi dalla finestra. Il cameraman faceva un giro con la telecamera finendo con l’inquadrare la porta e finalmente parlava; “O-oggi sto p-per m-m-mostrarvi come s-spolverare a-adeguatamente una s-stanza”. Ho riconosciuto la voce del cameraman, era la stessa dell’altro episodio: debole, timida, solo che balbettava chiaramente.

A quel punto le cose si sono fatte più strane. Il cameraman puntava la telecamera sui suoi piedi, mostrando un manico di scopa di metallo, e lo prendeva con la mano libera. La sua mano era quella di un uomo bianco, quindi è stato facile accorgermi del sangue fresco e luccicante che la ricopriva. L’uomo poi spiegava che per rendere la stanza pulita, bisognava fare sacrifici. E detto questo l’uomo iniziava a colpire il soffitto con il manico di scopa. Dopo poco c’era un grosso buco sul soffitto, che mostrava le assi di legno di cui era fatto il tetto. Il pavimento era adesso piuttosto in disordine, con pezzi di soffitto che lo ricoprivano formando uno strato di intonaco. L’uomo puntava poi la telecamera sul pavimento e cominciava a rompere i pezzi di intonaco più grossi con i piedi. Poi tornava alla porta e inquadrava con la telecamera il disastro che aveva creato. “E-e-e ora la stanza è… è…”; l’episodio terminava così, prima che potesse concludere la frase.

Wilson mi ha avvertito del fatto che i prossimi due filmati erano più disturbanti. Ho insistito per guardarli lo stesso, sebbene una voce nella mia testa mi dicesse che non avrei dovuto.

Booby, episodio 30 – “Figli della Luce”: si trattava di Booby, uno degli show che avevo guardato quando ero un bambino. Non avevo mai visto quell’episodio prima di allora, e vorrei che fosse ancora così. La puntata iniziava nello stesso modo in cui iniziava ogni altra di quello show che avevo visto. Un’unica mano di un adulto (Booby) si dondolava avanti e indietro. Dopo pochi secondi Booby si girava verso la videocamera e diceva “Le canzoni sono più belle se sono cantate dai bambini!”. Poi la mano usciva dal campo visivo della videocamera, infilandosi sotto al tavolo.

Dopo pochi secondi la scena veniva tagliata all’improvviso e appariva un’altra scena che era stata filmata all’esterno, con la videocamera puntata su un falò in una piccola fossa. Era notte e sembrava che il cameraman si trovasse in una piccola radura in una foresta, ma era difficile capirlo a causa della scarsa qualità del video. La videocamera zoomava sulla fiamma del falò, che ardeva abbastanza regolarmente. All’improvviso, una mano umana veniva spinta nel fuoco da un paio di mani adulte. Era piccola, sembrava quella di un bambino, e veniva trattenuta saldamente ferma in quella posizione dalle altre due. Il suono era assente per i primi secondi ma poi partiva una canzone, che ho riconosciuto essere una canzone della mia infanzia. L’avevo cantata in chiesa o a scuola (frequentavo una scuola elementare cattolica). Se non la conoscete, ecco il link di un suo video su YouTube: Figli della Luce.

Quella canzone è iniziata quando la mano è stata costretta nel fuoco. Ha continuato a suonare mentre la mano lottava per sfuggire alla presa delle altre due, ha continuato mentre la mano diventava color rosso barbabietola e la pelle iniziava a staccarsi, ha continuato mentre il fumo iniziava a risalire dall’arto. Devono esserci voluti solo pochi minuti alla mano per diventare completamente nera, salvo che per i pochi punti in cui si intravedevano le ossa bianche sotto la carne carbonizzata. Cazzo… quell’immagine è impressa nella mia mente. La mano si fermava, rimanendo inerte senza muoversi più. L’episodio poi aveva termine.

Lo Scantinato di Mr. Bear, episodio 30 – Mr. Bear non ha mai cessato di disturbarmi, specialmente dopo quello che era quasi successo quando ero piccolo. Questo episodio era stato girato fuori, in una foresta durante il crepuscolo, e questo rendeva più difficile capire cosa succedeva in esso, anche a causa della pessima qualità delle immagini (marchio di fabbrica di qualsiasi show su Caledon Local 21). L’episodio iniziava con la videocamera che veniva tenuta tra le “zampe” di Mr. Bear che la puntava su sé stesso.

Quella maschera da orso… sembrava più sinistra tra le ombre degli alberi. L’inconfondibile voce soffocata poi ha detto: “Ciao bambini! Oggi farò una cosa meravigliosa per i miei amici: li manderò in una terra lontana dove saranno certamente felici!”. Mr. Bear girava poi la videocamera per inquadrare un ATV con un rimorchio (come questo), ma la cosa che spiccava di più era ciò che c’era nel rimorchio: sette bambini immobili, sdraiati uno di fianco all’altro. “Q-questo è il primo carico, ma molti altri saranno in cammino presto!” ha detto Mr. Bear mentre si girava per puntare la videocamera su una larga tela incerata aperta sul terreno.

Mr. Bear afferrava poi un angolo della tela e la sollevava per mostrare un fossato profondo 12 piedi e largo forse 15. Per il resto dell’episodio, Mr. Bear prendeva ogni bambino e lo buttava nel fosso. Ho chiesto a Wilson se quei bambini fossero morti, e lui ha scosso la testa e mi ha risposto “Non ancora”. Presto tutti i bambini erano nella buca, alcuni in posizioni scomode a causa del modo in cui erano stati gettati lì dentro, ma ancora incoscienti. “La vitamina C aiuterà sicuramente questi bambini durante il loro viaggio!” ha detto Mr. Bear, per poi puntare la videocamera su alcune taniche di benzina accanto a un cespuglio. La videocamera puntava sulle taniche mentre Mr. Bear canticchiava a bocca chiusa, e l’episodio finiva.

Wilson mi ha detto che quelle erano 7 delle 16 vittime che erano state trovate completamente carbonizzate. La benzina è il combustibile che l’uomo che impersonava Mr. Bear ha usato per dare loro fuoco. Un fosso pieno di corpi di bambini che bruciano… chi cazzo farebbe una cosa del genere? Quella sensazione di terrore mi ha pervaso ancora una volta, quando mi sono reso conto del fatto che avrei potuto essere uno di quei bambini.

Wilson mi ha poi spiegato che in precedenza mi aveva mentito e che il nastro in possesso del ramo della polizia di Bramalea in realtà funzionava e mostrava il processo di combustione dei corpi, ma sentiva che non sarei stato in grado di gestire la natura “nuda e cruda” delle riprese. E sapete una cosa? Forse ha ragione. Io quell’episodio non voglio nemmeno vederlo. Sono soddisfatto per ora, ho solo bisogno di mettere insieme i miei pensieri. Il problema è che l’uomo che impersonava Mr. Bear e gestiva Caledon Local 21 è ancora là fuori.

Avrete presto maggiori informazioni.

-Elliot

 

INRI

Tanto tempo fa…

C’era un ragazzo di nome Elliot

Elliot era un ragazzo intelligente a cui piaceva giocare con gli amici

Un giorno lui guardò un adorabile show in televisione in cui c’erano un orso e i suoi piccoli amici

I bambini amavano aiutarsi l’un l’altro come tutti i bravi piccoli dovrebbero fare, ma amavano anche l’orso

L’orso amava i bambini visto che loro erano così bravi ad aiutare lui e l’angelo caduto

I bambini e l’orso volevano giocare insieme per sempre con l’aiuto del loro amico Booby

Ma l’angelo caduto aveva bisogno di più aiuto, e così i bambini dovettero fare l’ultimo sacrificio

Perché questo è ciò che fanno gli amici Elliot

Si aiutano l’un l’altro

Aiutaci Elliot, brucia con noi Elliot

Voglio te Elliot, lui vuole te Elliot

Torna nel mio scantinato

Mi raccomando, ti voglio con zucchero e glassa addosso!

Mr. B.

INRI

 

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Jeff the killer

Jeff the killer è una famosa creepypasta solitamente accompagnata dalla foto di un uomo senza naso dalla pelle chiara con un grottesco ghignato a rigargli il volto e pubblicata in origine il 3 ottobre 2008.su YouTube dall’utente Sesseur col video Jeff the killer [Original Story].

Narra la storia di Jeff, tredicenne vittima di bullismo da parte dei ragazzi del nuovo quartiere in cui si è trasferito, che lo trasformeranno prima in uno spietato carnefice ed infine in un assassino psicotico.

Buona lettura.

 

 

Jeff the killer

 

Stralcio di un giornale locale:

MINACCIOSO ASSASSINO SCONOSCIUTO È ANCORA A PIEDE LIBERO

Dopo settimane di assassinii il killer è ancora all’opera. Dopo alcune ricerche è stato trovato un ragazzo che afferma di essere sopravvissuto ad un attacco del killer. Coraggiosamente ci racconta la sua storia.

“Stavo facendo un brutto sogno e mi sono svegliato nel bel mezzo della notte,” dice il ragazzo, “ho notato che, per qualche motivo, la finestra era aperta, anche se ricordavo perfettamente di averla chiusa quando sono andato a letto. Mi sono alzato e l’ho richiusa ancora una volta. Quindi mi sono letteralmente riarrampicato sul letto e sono tornato a dormire.

È stato in quel momento che ho sentito una strana sensazione, come se qualcuno mi stesse guardando. Mi sono guardato intorno e per poco non saltavo fuori dal letto. Nel raggio di luce che filtrava dalle mie tende c’era un paio di occhi. Non erano occhi normali, erano scuri e minacciosi. Erano cerchiati di nero e… Mi facevano estremamente paura. Poi ho visto la bocca. Un largo, orrendo sorriso che mi fece rizzare ogni pelo che avevo sul corpo. La figura stava lì, guardandomi. Infine, dopo quello che sembrava un tempo infinito, pronunciò una sola frase. Una frase semplice, ma detta come solo un pazzo potrebbe fare.

Disse “Torna a dormire”.

Urlai, e forse fu quello che lo fece muovere verso di me. Tirò fuori da non so dove un coltello, puntandomelo al cuore. Saltò sul mio letto. Combattei, provai a respingerlo, pugni, calci, rotolai sulla schiena nel tentativo di levarmelo di dosso. Fu in quel momento che entrò mio padre, impugnando la sua pistola. Mirò all’uomo, ma prima che potesse premere il grilletto quello scivolò di lato, e lanciò il coltello in direzione di mio padre. Lo colpì alla spalla, e lui lasciò cadere la pistola. Probabilmente, se un nostro vicino non avesse chiamato la polizia, l’uomo avrebbe finito a coltellate mio padre.

“Gli agenti entrarono di corsa nel cortile, ma l’uomo li sentì prima che potessero raggiungere l’ingresso, perciò si voltò e corse in soggiorno. Sentimmo un forte colpo, come di vetri rotti. Quando corsi fuori dalla mia stanza vidi la finestra che dava sul retro a pezzi, e mi avvicinai velocemente, in tempo per scorgere l’uomo che svaniva in lontananza. Non dimenticherò mai quella faccia. Gli occhi malefici e freddi, il sorriso psicotico. Non lasceranno mai la mia mente.”

La polizia è ancora sulle tracce del criminale. Se vedete qualcuno che corrisponde alla descrizione, contattate il dipartimento di polizia locale.

Jeff e la sua famiglia si erano appena trasferiti in un nuovo quartiere. Suo padre aveva ricevuto una promozione al lavoro, e quindi i suoi genitori decisero che sarebbe stato meglio vivere in un posto più vicino all’ufficio del padre. Jeff e suo fratello Liu non poterono opporsi. Una nuova, bellissima casa. Che non sarebbero riusciti ad amare. Mentre stavano disfacendo i bagagli, arrivò una loro vicina di casa.

“Salve,” disse lei, “sono Barbara, abito oltre la strada , di fronte a voi. Volevo solo presentare me e mio figlio.”
Si girò e chiamò il ragazzo. “Billy, questi sono i nostri nuovi vicini.” Billy sussurrò un timido “ciao” e scappò a giocare nel suo giardino.
“Bene,” disse la mamma di Jeff, “Io sono Margaret, e questo è mio marito Peter, e loro sono i miei due figli, Jeff e Liu.”

Si presentarono anche loro, e Barbara li invitò al compleanno di suo figlio. Jeff e Liu stavano per obiettare, quando la loro madre disse che a loro avrebbe fatto molto piacere. Quando finirono di disfare i bagagli, Jeff andò verso sua madre.

“Mamma, perché hai accettato l’invito al compleanno di quel bambino? Se non l’hai notato non sono più un piccolino a cui piace giocare con le macchinine!”

“Jeff,” disse sua madre, “Ci siamo appena trasferiti, dobbiamo fare vedere che siamo disposti a passare un po’ di tempo coi vicini. Quindi noi andremo a quel compleanno ed è finita qui.”

Jeff fece per dire qualcosa, ma si fermò prima che qualsiasi suono potesse uscire dalla sua bocca, sapendo che non poteva fare nulla. Quando sua mamma affermava qualcosa era inutile ribattere. Si rifugiò in camera sua e abbandonò il suo corpo sul letto.

Era lì, che guardava il soffitto, quando improvvisamente si sentì invaso da una strana sensazione. Non era dolore…. Era solo una strana sensazione. La considerò solo una cosa passeggera e casuale. Udì sua madre che lo chiamava dal soggiorno, ed uscì dalla stanza per andare a prendere le sue cose.

Il giorno dopo Jeff scese mollemente giù dalle scale per fare colazione e prepararsi per la scuola. Quando si sedette al tavolo provò di nuovo quella sensazione. Questa volta era più intensa, e provò un leggero dolore al petto, ma anche stavolta lo ricondusse solo al fatto di essersi svegliato presto per andare a scuola. Lui e Liu, finita la colazione, si diressero verso la fermata dell’autobus.

Si sedettero aspettando il mezzo di trasporto quando improvvisamente un gruppetto di ragazzi con lo skateboard volò sopra di loro, a un pelo dalle loro teste. Tutti e due fecero un salto per la sorpresa.

“Hey, ma che diavolo…?”

I ragazzi atterrarono agilmente e si girarono verso di loro. Uno di loro, sembrava fosse il capo, diede un colpetto allo skate col piede e quello gli saltò in mano. Il ragazzo sembrava avere dodici anni, circa un anno più piccolo di Jeff. Indossava una maglietta mimetica e un paio di jeans sudici.

“Bene, bene, bene. Sembra che abbiamo della carne fresca.”

Improvvisamente apparvero altri due ragazzi. Uno era magrissimo, l’altro era enorme.

“Bene, visto che siete nuovi, vorrei presentarvi agli altri, lì c’è Keith.”

Jeff e Liu guardarono il ragazzo magro. Aveva una faccia inebetita, quello che ci si aspetta da una spalla.

“E lui è Troy.”

Guardarono il ragazzo grasso, simile ad una vasca di lardo. Sembrava che non facesse esercizio fisico da quando aveva imparato a gattonare.

“Ed io” disse il ragazzo “sono Randy. Ora, per tutti i ragazzini del vicinato c’è una piccola tassa per la tariffa del bus, non so se mi spiego.”

Liu si alzò, pronto a prendere a pugni il ragazzo, quando i due suoi amici gli puntarono contro un coltello.

“Tsk, tsk, tsk, speravo che sareste stati più cooperativi, ma sembra che dovremo provare con le maniere forti.”

Il ragazzo camminò verso Liu e gli prese il portafogli dalla tasca. Jeff sentì di nuovo quella sensazione, ma quella volta era davvero forte, una sensazione bruciante. Si alzò, ma Liu gli fece cenno di sedersi. Jeff lo ignorò e andò contro il ragazzo.

“Ascoltami bene, teppistello, ridai immediatamente indietro il portafogli a mio fratello, altrimenti…”

Senza minimamente badare a lui, Randy prese il portafogli, se lo mise in tasca e prese un coltello.

“Oh? E cosa farai?”

Quando finì la frase, Jeff gli diede un pugno sul naso. Appena fece per tenersi la faccia, Jeff gli prese il polso e glie lo spezzò. Randy urlò e Jeff gli prese il coltello dalla mano. Troy e Keith caricarono Jeff, ma egli fu troppo veloce.

Gettò Randy per terra. Keith si scagliò verso di lui, ma Jeff lo evitò e lo pugnalò nel braccio. Keith fece cadere il suo coltello e cadde a terra urlando. Anche Troy si scagliò contro di lui, ma a Jeff non servì nemmeno il coltello.

Semplicemente gli diede un pugno dritto nello stomaco, facendolo cadere. Appena impattò la terra iniziò a vomitare. Liu non fece altro che guardare Jeff, stupefatto.

“Jeff, come stai?” disse soltanto. Videro arrivare l’autobus e seppero che sarebbero stati accusati di tutto. Quindi iniziarono a correre più veloce possibile. Mentre correvano guardarono indietro e videro l’autista correre verso Randy e i suoi.

Appena Jeff e Liu arrivarono a scuola non osarono raccontare nulla di cosa era successo. Tutto quello che fecero fu sedersi e ascoltare. Liu pensava soltanto a come suo fratello aveva picchiato i ragazzini, ma Jeff sapeva che c’era dell’altro.

Era qualcosa di spaventoso. Appena sentiva quella sensazione si sentiva potente, aveva solo bisogno di far del male a qualcuno. Non gli piaceva come suonava, ma non lo aiutava a sentirsi felice.

Sentì quella strana sensazione andare via, per il resto della giornata.

Persino quando camminava a casa, a causa degli eventi accaduti vicino alla fermata dell’autobus che non avrebbe più preso, si sentiva felice.

Quando arrivò a casa i suoi genitori gli chiesero come fosse andata la giornata, e lui rispose, con una voce un po’ inquietante, “È stata una giornata magnifica”. La mattina seguente sentì qualcuno bussare alla porta di casa. Scese ed incontrò due agenti di polizia alla porta, sua madre lo guardava arrabbiata.

“Jeff, questi due agenti mi hanno detto che tu hai attaccato tre bambini. Non era un combattimento regolare e loro sono stati accoltellati. Accoltellati, figlio!” Lo sguardo di Jeff si fissò sul pavimento, mostrando alla madre che era vero.

“Mamma, sono stati loro quelli che hanno puntato un coltello contro me e Liu.”

“Figliolo” disse un agente, “abbiamo trovato tre ragazzini, due dei quali accoltellati, ed uno con un livido sullo stomaco, ed abbiamo dei testimoni che provano che tu sei fuggito dal luogo. Ora, che hai da dire in tua difesa?” Jeff sapeva che era inutile. Avrebbe potuto dire loro che lui e Liu erano stati attaccati, ma così non c’erano prove che fossero stati i teppisti ad attaccare per primi. Gli agenti avrebbero potuto dire che i due stavano scappando, e lo avevano fatto davvero. Perciò Jeff non poteva difendere né Liu né se stesso.

“Ragazzo, chiama tuo fratello.” Jeff non poteva farlo, visto che era stato lui a picchiare i ragazzini.

“Signore, sono… sono stato io. Sono stato io l’unico a picchiare i ragazzi. Liu ha provato a trattenermi, ma non ci è riuscito.” L’agente guardò il collega ed entrambi annuirono.

“Bene, ragazzo, sembra che un anno a Juvi…”

“Fermi!” disse Liu. Tutti lo guardarono mantenere un coltello. Gli agenti estrassero le loro pistole e le puntarono contro il ragazzo.

“Sono stato io, ho picchiato io quei teppistelli. Ne ho le prove.” Alzò le sue maniche rivelando tagli e lividi, come se avesse lottato.

“Ragazzo, abbassa il coltello.” disse l’agente. Liu lasciò il coltello e lo fece cadere per terra. Alzò le mani a si avviò verso i poliziotti.

“No Liu, sono stato io, l’ho fatto io!” Jeff aveva le lacrime che gli scivolavano sul volto.

“Huh, povero fratello. Cerca di prendersi la colpa per quello che ho fatto. Portatemi via.” I poliziotti portarono Liu alla loro macchina.

“Liu, diglielo che sono stato io! Diglielo! Sono stato l’unico a picchiare quei ragazzi!”

La madre di Jeff gli mise le mani sulle spalle.

“Jeff, per favore, non devi mentire. Sappiamo che è stato Liu, fermati.” Jeff assistette impotente alla macchina prendere velocità con Liu dentro. Qualche minuto dopo, il padre di Jeff arrivò nel viottolo, guardando la faccia di Jeff e sapendo che qualcosa andava storto.

“Figliolo, che c’è?” Jeff non riusciva a rispondere. Le sue corde vocali erano affaticate per il pianto. Invece la madre di Jeff andò dal padre per dirgli la cattiva notizia, e Jeff si abbandonò al pianto sul viottolo. Dopo circa un’ora Jeff rientrò in casa, evitando gli sguardi affranti dei suoi genitori, entrambi shockati, tristi e delusi.

Non riusciva a guardarli. Non riusciva ad immaginare cosa pensassero i suoi genitori di Liu, quando in fondo… era colpa sua. Andò subito a letto, cercando di allontanare i recenti eventi dalla mente.

Due giorni dopo, nessuna notizia di Liu dal carcere. Nessuno amico da frequentare. Niente tranne tristezza e sensi di colpa.

Questo fino a Sabato, quando sua madre lo svegliò con un grande sorriso stampato in faccia.

“Jeff, è oggi”, gli disse lei, aprendo le tende e permettendo alla luce di entrare nella camera.

“Cosa? Cosa c’è oggi?”, chiese Jeff stiracchiandosi.

“Ma come? Il compleanno di Billy!” Jeff si svegliò completamente.

“Mamma, stai scherzando? Non penserai che andrò ad una festa di compleanno dopo quel che…”

Una lunga pausa.

“Jeff, sappiamo entrambi cosa è accaduto. Perciò penso che questa festa potrebbe essere ciò che rischiarirà le nostre giornate. E ora, vestiti”. La madre di Jeff uscì dalla stanza per andare a prepararsi a sua volta.

Jeff, combattendo contro sé stesso, riuscì finalmente ad alzarsi. Mise una maglia a caso e un paio di jeans e scese di sotto. Lì trovò sua madre e suo padre entrambi in abiti eleganti: sua madre in un lungo vestito da sera e suo padre in giacca e cravatta. Non riusciva a capire che senso avesse vestirsi in un modo tanto vistoso al compleanno di un bambino.

“Figliolo… Vuoi andare alla festa vestito così?”, chiese la madre di Jeff.

“Sempre meglio che esagerare!”, rispose lui, indicando i suoi genitori. Sua madre represse l’impulso di rimproverarlo urlando e lo nascose dietro un sorriso.

“Jeff, noi potremo aver un po’ esagerato, ma è così che si va ad una festa per fare buona impressione”, tagliò corto suo padre. Jeff sbuffò e si ridiresse verso camera sua.

“Non ho vestiti buoni!”, gridò salendo le scale.

“Sbrigati!”, rispose sua madre. Ispezionò il suo armadio, cercando qualcosa di elegante da indossare. Trovò un paio di pantaloni neri che teneva per le occasioni speciali e una canottiera. Tuttavia, non riuscì a trovare una camicia da abbinarci. Cercò dappertutto, ma trovò solo camicie a quadri o a strisce e nessuna che potesse abbinarsi ai pantaloni. Alla fine, trovò una felpa bianca buttata su una sedia e decise di indossarla. Scese giù e trovò i suoi genitori già vestiti.

“Davvero vuoi venire così?”, chiesero all’unisono. Sua madre diede un’occhiata all’orologio. “Oooh, non c’è tempo per cambiarsi. Andiamo e basta”.
Detto questo, spinse Jeff e suo padre fuori casa. Attraversarono la strada per andare alla casa di Barbara e Billy. Bussarono alla porta e poco dopo apparve Barbara, vestita troppo elegante come i suoi genitori. Entrati dentro, riuscirono a vedere solo adulti. Neanche un bambino.

“I bambini sono fuori nel giardino, Jeff. Perché non vai da loro?”, disse Barbara.

Jeff uscì nel giardino pieno di bambini. Stavano correndo vestiti con dei costumi da cowboy, sparandosi con pistole giocattolo. Per un attimo pensò di essere finito sul set di Toy Story, o qualcosa del genere. Poi un bambino gli si avvicinò e gli porse una pistola giocattolo e un cappello da cowboy.

“Hey, signoue! Vuoi giocaue?”, gli chiese.

“Aah, no… Son troppo vecchio per queste cose”. Il bambino lo guardò con un faccino da cagnolino abbandonato.

“Per favoue?”, insistette il bambino. “Ok, ok…”, rispose Jeff. Mise il cappello e cominciò a far finta di sparare ai bambini.

All’inizio tutto questo gli sembrò terribilmente ridicolo, ma poi iniziò a divertirsi davvero. Poteva non essere un gioco molto intrigante, ma fu la prima volta che riuscì a togliersi Liu dalla mente. Così giocò con i bambini per un po’.

Finché non sentì un rumore. Il rumore di piccole ruote da skateboard. Improvvisamente capì e si girò di scatto, appena in tempo per vedere Randy, Troy e Keith saltare oltre la staccionata con i loro skateboard. Jeff buttò via la pistola giocattolo e si tolse il cappello. Randy lo guardava con odio profondo.

“Ciao. Jeff, giusto?”, disse. “Abbiamo dei conti in sospeso”.

Jeff notò il naso ferito sulla sua faccia. “Mi sembra che siamo pari. Io ti ho preso a calci in culo e tu hai fatto mandare mio fratello in carcere”.

La faccia di Randy si contrasse in un’espressione di rabbia.

“Oh, no! Non mi interessa pareggiare, io voglio vincere. Potresti averci preso a calci in culo quel giorno, ma non lo farai oggi”.

Detto questo, Randy si lanciò contro Jeff. Caddero entrambi a terra. Randy tirò un pugno sul naso di Jeff, che a sua volta lo afferrò dalle orecchie e gli diede una testata. Si tolse così Randy di dosso e si rimisero tutti e due in piedi. I bambini urlavano e i genitori si precipitavano a portarli fuori dalla casa. Troy e Keith estrassero due pistole dalle loro tasche.

“Nessuno s’intrometta o vi facciamo saltare la testa!”, gridarono. Randy estrasse un coltello e pugnalò Jeff alla spalla.

Jeff urlò e cadde in ginocchio. Randy cominciò a prendere a calci la sua faccia. Dopo tre calci, Jeff riuscì ad afferrargli il piede e lo torse, facendo cadere Randy a terra. Si rialzò e cercò di entrare per la porta sul retro. Troy lo afferrò.

“Serve una mano?”. Tirò Jeff per il retro del colletto e lo lanciò contro la porta del patio, distruggendola. Mentre Jeff tentava di rialzarsi, venne nuovamente atterrato con un calcio. Randy lo calciò ripetutamente finché del sangue non cominciò ad uscire dalla bocca di Jeff.

“Forza, Jeff! Combatti!”. Afferrò Jeff e lo lanciò in cucina. Randy trovò una bottiglia di Vodka e la ruppe sulla testa di Jeff.

“Combatti!”. Rilanciò Jeff nel salotto.

“Dai Jeff, guardami!”. Jeff guardò in alto, la faccia ricoperta di sangue.

“Io sono stato quello che ha mandato tuo fratello in carcere!

E ora tutto quel che riesci a fare è restare seduto qui e lasciarlo marcire lì per un anno intero?! Dovresti vergognarti!”. Jeff si rialzò lentamente.

“Oh, finalmente! Ora combatti!”. Jeff era di nuovo in piedi, completamente ricoperto di sangue e Vodka. Di nuovo quella strana sensazione, quella che non provava da un po’ di tempo.

“E cazzo! Finalmente sei in piedi!”, disse Randy poco prima di fiondarsi contro Jeff.

Accadde in quel momento. Qualcosa si ruppe per sempre dentro Jeff. La sua psiche era andata; il pensiero razionale era andato. Tutto ciò che poteva fare ora era uccidere. Afferrò Randy, lo sollevò e lo abbatté al suolo. Si mise sopra di lui e iniziò a colpirlo con tutta la forza direttamente sul cuore. I pugni provocarono un arresto cardiaco a Randy. Mentre questo cercava di respirare disperatamente, Jeff lo colpiva con sempre maggiore forza. Pugno dopo pugno, Randy cominciava a tossire sangue e dopo aver preso un ultimo respiro, reclinò la testa sulla destra e morì.

Tutti guardavano Jeff. I genitori, i bambini piangenti, anche Troy e Keith. Si ripresero presto dallo shock e puntarono le pistole contro Jeff. Ma lui l’aveva previsto e si era già lanciato verso le scale. Troy e Keith gli spararono contro, ma neanche un colpo raggiunse Jeff. Corse su per le scale, seguito da quei due. Dopo che entrambi ebbero sprecato i loro ultimi colpi, Jeff trovò rifugio in bagno e si accucciò. Afferrò una sbarra di ferro e la staccò dal muro. Troy e Keith si lanciarono dentro con i coltelli pronti.

Troy cercò di colpire Jeff, che però lo evitò e gli spaccò il cranio con la sbarra.

Troy cadde pesantemente, e non si rialzò più.

Rimaneva solo Keith. Era più agile di Troy ed evitò il colpo di Jeff. Gettò via il coltello e lo afferrò dal collo. Lo spinse contro il muro. Dallo scaffale sopra di loro cadde improvvisamente una confezione di candeggina che si sparse su di entrambi. Si sentirono come se stessero andando a fuoco e si misero ad urlare. Jeff si ripulì gli occhi meglio che potè. Riprese la sbarra e la spaccò sulla testa di Keith. Quello, nonostante stesse morendo dissanguato, si mise a ridere.

“Che c’è da ridere?” chiese Jeff.

Keith, tirando fuori dalla tasca un accendino, lo accese.

“Vedi…. è che dopotutto…. ora sei completamente coperto di candeggina e vodka.”

Jeff spalancò gli occhi, spaventato, e Keith gli tirò contro l’accendino. Non appena la fiamma entrò in contatto con lui il fuoco divampò veloce, avvolgendo il suo corpo inzuppato. La candeggina reagiva sfrigolando e corrodendo la pelle, che assumeva sempre più un colorito biancastro. Appena il fuoco raggiunse i capelli, Jeff lanciò un urlo.

Non servì a nulla rotolarsi per terra, cercando in ogni modo di spegnere quell’inferno che gli stava consumando il corpo, così corse giù per il corridoio e cadde dalle scale.

Tutti incominciarono ad urlare vedendo il ragazzo in fiamme, finché non si accorsero che si trattava di Jeff, e cercarono di spegnere il fuoco in ogni modo. L’ultima cosa che vide, prima di cadere a terra quasi morto, fu suo padre che urlava frasi incomprensibili in quel momento, che sfumavano piano piano nel nulla…

Jeff si svegliò.

Si chiese dove fosse, non riusciva a vedere nulla, come se una benda coprisse i suoi occhi.

Fece per togliersela, ma una fitta lancinante lo assalì in ogni parte del corpo, riportando alla mente tutto l’accaduto.

Dove si trovava?

Cercò di alzarsi in piedi tra i dolori e avvertì diversi punti di sutura praticamente in tutto il corpo.

Era… era all’ospedale? Era vivo?

All’improvviso un infermiere entrò nella stanza.

“Non credo proprio che sia il caso di alzarti. Ritorna a letto.” disse mentre lo aiutava a distendersi di nuovo sul letto e gli controllava le bende.

Jeff rimase seduto lì, senza poter vedere. Non aveva ancora idea di dove fosse esattamente.

Dopo alcune ore, venne a fargli visita sua madre.

“Tesoro, stai bene?”

Tentò di rispondere ma la bocca rimase immobile.

“Comunque, ho una buona notizia: la polizia ha detto che Keith ha confessato di aver cercato di farti del male, così hanno deciso di rilasciare Liu. Sarà fuori domani pomeriggio… Così potrete stare ancora insieme, voi due.”

Nelle settimane successive Jeff fu visitato da praticamente tutta la famiglia al completo. Arrivò infine anche il giorno in cui avrebbe dovuto togliere le bende dal viso, ed erano tutti presenti, per scoprire se avrebbero potuto rivedere il vecchio Jeff. Aspettarono con il fiato sospeso fino a quando l’ultimo lembo di benda rimaneva a coprire il volto.

“Speriamo per il meglio” disse il medico, e scoprì il viso di Jeff.

Sua madre lanciò un urlo appena lo vide. Persino suo padre e Liu rimasero di sasso.

“Si può sapere che è successo alla mia faccia?” chiese ansiosamente Jeff. Poiché nessuno gli rispondeva, si precipitò in bagno e si mise davanti allo specchio.

La sua faccia… era… diversa. Le labbra erano state bruciate, e al loro posto c’era una sottile linea rossa come la carne… il suo viso, a causa della candeggina era impallidito completamente e sbiancato a chiazze lungo la parte superiore della fronte e delle guance. Perfino i suoi capelli, in buona parte bruciati, erano passati dal castano ad un nero simile al carbone.

Lentamente si portò la mano al viso.

Al tatto era insensibile, come se stesse toccando del cuoio indurito.

Fissò la sua famiglia, e poi nuovamente lo specchio.

“Beh…” cercò di formulare Liu “N-non è così… male…”

“Non è così male?” rispose Jeff… “È… PERFETTO!”

La sua famiglia si stupì a queste parole, mentre Jeff cominciò a ridere incontrollabilmente, senza riuscire a smettere.

“Jeff… stai… bene?” Chiese sua madre.

“Bene? BENE? Non mi sono mai sentito più perfetto in vita mia! Ah ah ah ah ah! Insomma… guarda! Guarda il mio viso! Questo… sono io. È perfetto!” e continuando a ridere si accarezzava il viso, guardandosi nello specchio.

Qualcosa era cambiato nella sua mente. Non era più il Jeff che i suoi genitori conoscevano, ma qualcosa di diverso. Ma questo non lo sapevano ancora.

“Dottore…” sussurrò sua madre “Mio figlio è ancora a posto… capisce… mentalmente?”

“Credo proprio di sì. Questo è un comportamento tipico di pazienti che hanno assunto una grande dose di antidolorifici. In ogni caso, se il suo comportamento non cambia nel giro della settimana, lo riporti qui e gli faremo un test psicologico.”

“Oh, grazie dottore.” e rivolta a Jeff: “Coraggio, tesoro. Torniamo a casa.”

Questi distolse lo sguardo da se stesso e rispose “Okaaaaay! Ah ah ah ah ah…”

Sua madre gli pose una mano sulla spalla e lo accompagnò a prendere i vestiti.

“Questo è ciò con cui è venuto” disse la signora al bancone, porgendo i pantaloni di seta e la felpa con il cappuccio di Jeff. Sua madre, mentre lo aiutava ad indossarli, notò che erano stati perfettamente ricuciti e puliti dal sangue e dalla cenere. Sembravano quasi… normali.

Quella notte la madre di Jeff si svegliò… c’era un suono fastidioso, che proveniva dal bagno.

Pensando che Jeff o Liu si fossero sentiti male o qualcosa del genere si precipitò giù dal letto e si diresse velocemente davanti alla porta del bagno. Sembrava come se qualcuno stesse piangendo o… ridendo?

Aprì lentamente la porta del bagno…

Ciò che vide fu orrendo.

Jeff era là, davanti allo specchio. C’erano macchie di sangue ovunque… e nell’aria un forte odore di bruciato.

All’improvviso quello si voltò.

Aveva preso un coltello e si era inciso un lungo sorriso lungo le guance… e i suoi occhi erano cerchiati di nero e sangue.

“Jeff! C-cosa… COSA STAI FACENDO??? I… I tuoi occhi??”

” Non riuscivo a vedere la mia faccia.” rispose normalmente “Ero stanco… E le palpebre si chiudevano. Ora non lo faranno mai più. Le ho bruciate.”

“M-ma…”

“Ti piace il mio sorriso? Prima… Prima non riuscivo a sorridere. Faceva male dopo un po’… Faceva… Male. Ora sto sorridendo. Guardami.”

La madre di Jeff cominciò ad indietreggiare. Quella… Cosa… Davanti a lei non era suo figlio. Ne aveva paura.

Questo sembrò turbare Jeff.

“Cosa c’è mamma? Non ti piaccio? Non mi trovi bello?”

“S-sì… Figliolo… Lo sei” disse. “L-lascia che chiami anche… Anche tuo papà, così faremo vedere la tua… L-la tua nuova faccia anche a lui!”

Corse nella sua stanza e scosse il padre di Jeff, svegliandolo, e sussurrò “Caro, presto svegliati! Devi ferma….”

Smise di parlare quando vide Jeff sulla soglia della stanza. Con il coltello in mano.

“Stavi mentendo, mamma.”

Liu si svegliò di soprassalto.

Si guardò intorno, ma sembrava tutto tranquillo. Eppure…?

Scrollando le spalle, chiuse gli occhi e cercò di riaddormentarsi.

Appena ad un passo dal sonno, avvertì una strana sensazione. Come se qualcuno lo stesse guardando.

Alzò di nuovo gli occhi. Davanti al suo volto c’era quello completamente tumefatto di Jeff.

Spaventato, cercò di agitarsi e fuggire alla sua presa, ma la paura lo aveva paralizzato.

“Jeff! Io…”

Jeff gli tappò la bocca con una mano, e con l’altra avvicinò il coltello.

“Shhh…… Torna a dormire, Liu…. Torna a dormire.”

Torna a dormire.

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