Quella di oggi è una bella storia, che raccoglie frammenti della vita di un uomo che ha fatto una cosa molto semplice, ma al tempo stesso ha cambiato la vita di milioni di persone: questa è la storia di Terrace Stanley Fox e della sua Maratona della Speranza.

Terrace Stanley Fox, nasce a Winnipeg, Canada, nel 1958 da Rolland, dipendente delle ferrovie canadesi, e Betty, casalinga. Secondo di quattro figli, Terry dimostra ben presto una spiccata inclinazione per lo sport: fisico non possente ma asciutto, una grande disciplina ma sopra ogni cosa una grande forza di volontà.

C’è un aneddoto che aiuta a comprendere la sua ferrea determinazione: fin da piccolo si rivela un atleta in erba, pratica calcio, rugby, baseball e più avanti anche nuoto e pallacanestro, ma in quest’ultimo non riesce proprio a raggiungere risultati soddisfacenti. Passa tutta la middle school – in Italia equivale più o meno alla scuola secondaria di primo grado – a scaldare la panchina della squadra scolastica di basket, e gioca soltanto un minuto in tutto il campionato studentesco. Dedica tutta l’estate a migliorare le sue abilità, e l’anno dopo vince il premio come miglior atleta dell’anno a pari merito col suo miglior amico Doug Award. Terry vuole diventare un giorno insegnante di educazione fisica, e si iscrive alla Simon Fraser University di Burnaby, nella Columbia Brittanica, per studiare chinesiologia.

Il suo sogno si infrange il 12 novembre 1976, contro il paraurti di un pick-up.

 

 

Mentre torna a casa dalla città di Port Coquitlam, distratto dai lavori in corso di un ponte in costruzione, Terry tampona a velocità sostenuta un pick-up. La sua auto è praticamente distrutta, ma lui emerge dalle lamiere tutto sommato solo con un forte dolore al ginocchio destro. La fitta però non passa e nel marzo dell’anno dopo si rivolge all’ospedale, dove gli viene diagnosticato un osteosarcoma, un tumore maligno che attacca principalmente le ossa, alla gamba destra. Sebbene i due eventi possano sembrare collegati, l’incidente ed il tumore non hanno alcun nesso medico in comune; probabilmente Terry dovrebbe essere grato al tamponamento, perché la botta ha acuito il dolore permettendo di scoprire il tumore in tempo, prima che fosse troppo tardi. Ora le opzioni sono due: amputare la gamba destra, il che gli permetterebbe di avere ottime possibilità di sopravvivenza, o affidarsi alla chemioterapia, che ha una percentuale del 50% di riuscita. Ed è stato ancora una volta ironicamente fortunato: due anni prima la percentuale di successo della chemioterapia era del 15%.

Che situazione.

Terry sceglie di perdere la gamba, e rimane sorpreso dei progressi scientifici della ricerca sul cancro. In meno di tre settimane, è già in grado di camminare correttamente, e investe il suo tempo libero alla British Columbia Cancer Control Agency affiancando i pazienti affetti da tumore nei lori ultimi mesi di vita. È qui che decide di votare la propria vita ad aiutare gli altri nel trovare il coraggio di affrontare la malattia.

Nel 1977, ancora sotto chemioterapia, entra a far parte della squadra di pallacanestro su sedia a rotelle di Edmonton, vincendo tre titoli nazionali. Nell’agosto del 1979 partecipa ad una maratona a Prince George, Columbia Brittanica, scoprendo che dopo venti minuti di marcia il senso di malessere dovuto alla chemioterapia si attenua di molto. Si classifica ultimo, a 10 minuti dal penultimo, ma si tratta comunque di un grande risultato. Decide così di rivelare alla famiglia un pensiero che l’accompagna già da qualche anno, dal giorno prima dell’amputazione: aveva letto di Dick Traum, il primo amputato a correre la Maratona di New York, ed aveva deciso di correre per sensibilizzare la popolazione sull’importanza della ricerca sul cancro ed organizzare un’imponente raccolta fondi. Dapprima la madre tenta di dissuaderlo da un progetto così ambizioso, che potrebbe minare il suo fisico indebolito dalla terapia, ma successivamente ci ripensa.

Mi ha detto: “Ho pensato che saresti stata la prima a credere in me” e non l’ho fatto. Sono stato la prima a deluderlo. – Betty Fox, madre di Terry Fox

Terry fissa il percorso, che sarà da una costa all’altra del Canada, per 42 km al giorno, ed un obiettivo economico di $ 1.000.000, che poi immagina saranno $ 10.000.000, fino a sceglierne uno più significativo: raccoglierà $ 1 per ogni singolo abitante del Canada, che fatti i conti raggiungerebbero la cifra di $ 24.000.000.

Mi resi conto presto che quella sarebbe stata solo metà della mia impresa, per come ho attraversato i 16 mesi del calvario fisico ed emotivo della chemioterapia, sono stato bruscamente destato dai sentimenti che permeavano la clinica sulla ricerca sul cancro. C’erano volti con sorrisi coraggiosi, e quelli che avevano rinunciato a sorridere. C’era chi aveva abbandonato la speranza, e chi era in preda alla disperazione. La mia ricerca non sarebbe stata egoista. Non potevo andarmene sapendo che sarebbero esistiti ancora questi volti e questi sentimenti, anche se io fossi stato liberato dal mio dolore. Da qualche parte il male deve interrompersi… ed ero determinato a raggiungere questo obiettivo.

[…]

Abbiamo bisogno del vostro aiuto. In tutto il mondo i malati che si trovano nelle cliniche per il cancro hanno bisogno di persone che credono nei miracoli. Io non sono un sognatore, e non sto dicendo che questo troverà una risposta definitiva nella cura dei tumori. Io credo nei miracoli. Devo. – Lettera di Terry Fox alla Canadian Cancer Society, 15 ottobre 1979

 

 

Terry organizza così la Maratona della Speranza, che ha inizio il 12 aprile 1980 a Saint John’s, sull’isola di Terranova. L’uomo raccoglie due bottiglie d’acqua dall’Oceano Atlantico: una sarà il suo personale ricordo dell’impresa, mentre l’altra la svuoterà nelle acque dell’Oceano Pacifico che lambiscono Victoria, nella Columbia Britannica, a testimoniare il raggiungimento del traguardo fisico ed economico.

Sembra che tutti abbiano abbandonato la speranza di provarci. No. Non è facile e non dovrebbe esserlo, ma sto realizzando qualcosa. Come molte persone che si danno da fare per costruire qualcosa di buono. Sono certo che avremmo trovato una cura per il cancro venti anni fa, se solo ci avessimo provato sul serio. – Terry Fox nei pressi di Ottawa durante la Maratona della Speranza

Ad ogni tappa le autorità cittadine supportano la sua causa, e fanno donazioni consistenti: in poco tempo Terry raccoglie oltre $ 300.000. Purtroppo, dopo 143 giorni ininterrotti di marcia e 5.373 km di vento, neve, pioggia, sole cocente ed un dolore alla gamba che non lo abbandona mai, la corsa di Terry si ferma il 1 settembre, nei pressi di Thunder Bay. La fame d’aria ed una fitta al petto lo costringono a ricoverasi in ospedale. Il giorno dopo, annuncia in una conferenza stampa che il cancro si è riacutizzato, provocandogli grumi tumorali ai polmoni, costringendolo ad interrompere la lunga maratona. Rivela però di essere deciso a completare il percorso, un giorno, rifiutando le numerose offerte dei suoi ammiratori pronti a terminarlo in sua vece.

La CTV Television Network si fa portavoce dell’impresa di Terry, organizzando una raccolta fondi nazionale di notevole successo: l’evento televisivo raccoglie in cinque ore ben $ 10.500.000, di cui un milione provenienti dai governi della Columbia Britannica e dell’Ontario. Le donazioni si susseguiranno per tutto l’inverno, arrivando a toccare i $ 23.000.000.

Terry diviene un esempio per tutto il Canada, tanto che ogni giorno riceve più lettere di tutti gli altri abitanti di Port Coquitlam messi assieme. Se qualcuno volesse scrivergli una missiva, anche da un’altra nazione, basta che sulla busta segni “Terry Fox, Canada” senza città o numero civico, per vederla recapitata al destinatario. Nel 1980 viene investito di numerosi premi:

  • Compagno dell’Ordine del Canada, la più alta onorificenza nazionale
  • Membro dell’Ordine di Dogwood, la più alta onorificenza provinciale
  • Membro della Canada’s Sports Hall of Home, che raccoglie i più grandi atleti canadesi
  • Lou Marsh Award 1980, come miglior sportivo dell’anno
  • Newsmaker of the Year 1980, come la figura canadese più influente dell’anno
  • Menzione della Cittadinanza di Ottawa come uno dei più fulgidi esempi di coinvolgimento e generosità nella storia del Canada

Nei mesi successivi il male di Terry non ha pietà, e perfino Papa Giovanni Paolo II fa sapere attraverso un telegramma di stare pregando per lui. Nonostante le nuove terapie sperimentali a cui si sottopone, torna in ospedale il 19 giugno 1981, dove entra in coma. Muore alle 04:35 del 28 giungo 1981 (ora locale), all’età di 22 anni. Il governo del Canada ordina che le bandiere di tutto il Paese restino a mezz’asta, un onore solitamente riservato agli uomini di stato. I suoi funerali vengono trasmessi in diretta televisiva e viene seppellito al cimitero comunale di Port Coquitlam.

In suo onore viene istituita la Terry Fox Run, una maratona non competitiva che si svolge annualmente in varie città del Canada, portando ogni anno svariati milioni di dollari di beneficenza in favore della ricerca sul cancro. Fino alla trentesima edizione, quella del 2010, sono stati raccolti in totale oltre $ 600.000.000.

Nel marzo 1985 Stephen Charles Fonyo Jr., detto Steve, amputato alla gamba sinistra, corre Viaggio per la Vita, maratona benefica che segue in linea di massima i principi di quella di Terry, riuscendo a completarla con successo.

Circa una trentina di strade, quattordici scuole, quattordici centri sportivi, nove tratte ferroviarie, una montagna, un parco provinciale ed una nave rompighiaccio portano il suo nome, e sono state costruite sette statue ed una grande fontana per commemorarne le gesta. La sua vecchia scuola viene ribattezzata Terry Fox Secondary School. E poi ancora film, canzoni e libri, tutti dedicati ad un uomo che, alla fine, aveva fatto solo quello che più gli piaceva per raggiungere l’obiettivo in cui più credeva.

La storia che vi ho raccontato non è stata certo bella per Terry, che ha sofferto le pene dell’inferno fino alla fine dei suoi giorni, ma per tutte le persone che ha aiutato con le donazioni in favore della lotta contro il cancro. E più di ogni altra cosa, Terry è stato un esempio, l’uomo normale, o se volete mediocre, che prende a calci la malattia con la sua protesi dimostrando che se si crede in qualcosa, anche più grande di noi, vincere o perdere non ha alcun significato: perché la storia di Terry Fox, che non è riuscito a sconfiggere il tumore né a finire la sua maratona, forse non è stata bella per lui, ma lo è certamente per tutti noi.

E se noi lo ricordiamo, lo prendiamo ad esempio, e lottiamo per ciò in cui crediamo veramente, allora il cancro ha perso, e lui ha vinto.

 

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