Wat Rong Khun, meglio conosciuto come il tempio bianco (วัดร่องขุ่น) è un tempio buddista ed induista attualmente in costruzione situato nella provincia del Chiang Rai, in Tailandia; l’enorme struttura è stata progettata dall’artista visuale e pittore Chalermchai Kositpipat. L’opera architettonica si rifà al Temple Expiatori de la Sagrada Família di Barcellona, Spagna, e la sua costruzione è iniziata nel 1997, mentre la data di completamento dei lavori, sebbene non sia stata ancora calcolata precisamente, tradizionalmente si immagina sarà il 2070.

Kositpipat è stato a lungo criticato per le scelte stilistiche: il complesso esterno è completamente composto da calce bianca ed innumerevoli specchietti che realizzano deliziosi giochi di luce fanno storcere il naso alla popolazione locale, abituata a tempi centenari dominati dai colori sgargianti. La scelta del colore bianco, come molte altre, è dettata dall’idea di comunicare attraverso importanti simboli evocativi.

Attorno a noi statue che sembrano scolpite nel ghiaccio, con splendide fanciulle a seno nudo disegnate seguendo i canoni tipici dell’arte induista, attorniate da graziose installazioni che fanno bella mostra di sé nell’enorme giardino. Tutto brilla, a rappresentare la purezza di Buddha che irradia la Terra e l’universo intero. Nell’accedere al tempio si abbandona un piccolo semicerchio che simboleggia il mondo come noi lo conosciamo, ed il ponte su cui ci incamminiamo è sospeso su candide mani che sembrano vomitate da un inferno di ghiaccio e neve.

 

Wat Rong Khun

 

La bocca di un grande dio dell’inganno ci si paventa di fronte per scoraggiarci dal proseguire, e a poca distanza due enormi giganti umanoidi sembrano sbarrarci il cammino che porta ad uno stagno popolato da pesci biancastri. Se tutto quello che avete visto ancora non vi ha scosso, il bello deve ancora venire, perché l’interno del tempio è molto più strano dell’esterno.

Accolti da serafici Buddha in meditazione su fiori di loto, ci apprestiamo a rimanere a bocca aperta dinnanzi all’iconografia delle pareti interne: la storia di Buddha viene narrata attraverso immagini di Superman, Spiderman, la Stazione Spaziale Internazionale e perfino Neo, l’eletto della trilogia di The Matrix. Una scelta che sicuramente avvicina il pensiero occidentale a quello orientale e che, a dirla tutta, non stona neanche tanto.

A seguito del terremoto di Mae Lao del 5 maggio 2014, Kositpipat annuncia di voler abbandonare il progetto di costruzione e dichiara che il tempio sarebbe stato raso completamente al suolo nei prossimi mesi. Fortunatamente una perizia organizzata per verificare l’entità dei danni comunica che nessuna delle strutture del complesso ha risentito di danni ingenti e che le riparazioni possono essere eseguite senza problemi: l’artista tailandese promette di riportare il tempio alla sua bellezza iniziale e riesce tre giorni dopo la tragica calamità naturale a riaprire l’intera struttura al pubblico.

L’ingresso al tempio è completamente gratuito e nei giardini adiacenti si possono facilmente acquistare souvenir che vanno a finanziare l’enorme spesa necessaria al suo completamento.

 

 

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