Ce l’hanno tutti i nostri cugini evolutivi, macachi, bonobo e scimpanzé, ma noi no. È duro, ma non per quello che pensate. A volte si rompe ma dentro non c’è. Insomma, eccovi la storia di quando avevamo un osso nel pene.

Si chiama baculum, ed è a tutti gli effetti un osso penico. È presente in molti animali, come gli orsi, i gatti, i cani, i procioni ed i pipistrelli, ma è assente in altri. Il perché della sua esistenza è ovvio: favorire il rapporto sessuale, mantenendo la rigidità del membro più a lungo. La sua controparte femminile è il baubellum, o osso clitorideo che si trova, per l’appunto, nel clitoride.

 

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Altro giro altra corsa

Perché non abbiamo più un osso penico? Perché, come per tutte le cose che abbiamo perso durante l’evoluzione, non ci serve. Prolungare la penetrazione significa avere per un maschio l’esclusiva della femmina per un dato periodo di tempo: più a lungo il membro ci resta dentro, minori possibilità hanno i rivali amorosi di accoppiarsi. Inoltre è importante indipendentemente dall’erezione; detto non molto finemente, si tratta semplicemente di tappare un buco il più a lungo possibile.

Nella nostra società la riproduzione, sebbene sia un bisogno primario come visto ad esempio nella Piramide di Maslow, sottostà alla nostra evoluzione culturale che ha portato dalla poligamia alla monogomia, ed alla possibilità teorica di potersi accoppiare con una donna praticamente sempre. Ossi penici più lunghi sono riscontrabili difatti in animali che vivono la stagione di accoppiamento, in cui il tempo a disposizione per assicurarsi la discendenza è di pochi mesi od anche settimane.

Non abbiamo un osso penico perché si tratta di una strategia sbagliata dal nostro punto di vista evolutivo.

 

 

La rottura

La rottura del pene umano, anche senza osso, è possibile, e consiste nella rottura della tunica albuginea, la membrana che ricopre i corpi cavernosi e che durante l’erezione, che dura mediamente venti minuti, si assottiglia e diviene più fragile. A volte è necessario un intervento chirurgico per rimettere le cose a posto.

 

Il mio osso per un donna

La scomparsa nell’uomo del baculum potrebbe essere citata anche nella Bibbia. Nel libro della Genesi è celebre la parte in cui Dio rimuove una costola da Adamo per creargli una compagna, ma la storia così come la conosciamo potrebbe essere frutto di un’errata traduzione, ed il pezzo asportato all’uomo primigenio potrebbe essere stato l’osso penico.

Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: È carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta. – Genesi, 2:21-23

La tesi, proposta dal professore di biologia Scott Gilbert dello Swarthmore College, si basa sul passaggio che suggerisce che l’Onnipotente abbia richiuso la carne dopo l’asportazione, lasciando quindi una cicatrice. Come risultato vi sarebbe il rafe perineale, presente negli uomini come ricordo ancestrale del baratto primordiale.

 

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